Dublin – 8 months e qualcosina
Stasera uscita per festeggiare di nuovo Lorenzo, prima biliardo, dove io ho vinto di misura, poi uscita con un amico di Lorenzo. Lui ha dichiarato che era campano, in realta’ era di Roscommon, credo un paesino perso nel Kerry. A parte le solite 3-4 pinte di birra una discussione costruttiva, per quanto riguarda la mia conoscenza dell’irlanda da parte degli autoctoni, su Dublino (differenze di accento tra northside e southside) e il discorso sulle ragazze irlandesi, a cui si ispira il topic.
Piu’ che isipirarsi e’ una frase che ha detto questo ragazzo qui di cui adesso non ricordo il nome.
Lorenzo parte, ma dichiara che restera’ su msn, quindi keep in touch; il ragazzo irlandese, invece, aveva sorprendentemente 21 anni.
Torniamo a noi, basta parlare di figa, basta parlare di calcio, considerando anche il fatto che i calendari ce li siamo fatti tutti e l’Inter naviga in testa alla classifica. Anzi, tra parentesi, oggi e’ uscito il calendario di una delle pupe e i secchioni ma era inguardabile, a parte il fatto che le foto, tanto per cambiare, erano ritoccate con photoshop, se hai i capezzoli piccoli, dico io, non lo fare il calendario. Stai a casa e via.
Comunque, scusatemi se ultimamente questo argomento sta prendendo troppo piede, ma col clima natalizio che si avvicina i calendari sono all’ordine del giorno.. e poi, insomma, non e’ colpa mia se corriere.it e resupubblica dedicano pagine e articoli ai calendari. Finora il migliore e’ quello della Corvaglia, abbiamo detto.
Come si sta a Dub a dicembre? Devo dire bene, il tempo non e’ malvagio, a parte il vento che ha preso a spirare a velocita’ paurose, e il clima natalizio si respira sia a Grafton street che a Henry street. Anzi se devo dirla tutta ho trovato anche dei buoni bargains, tra cui il toblerone a due euro sulle bancarelle di henry street. Per il resto tutto procede bene, il lavoro va avanti, a gennaio manchero’ due settimane quindi devo completare delle cose, ma sono ottimista. Oggi mi sono reso conto, come al solito, che il volume delle cose da fare e’ troppo grosso, quindi non ci si annoia mai. E poi lavorare in inglese e’ un’esperienza unica.
Ecco, ve l’ho lanciata cosi.
Una menzione di (dis)onore va ai due che conosco, ma di cui non citero’ i nomi, che invece di venire qui sono rimasti nella loro citta’ di origine.
Tutto qui
i miei saluti.
Vi lascio con una foto, altro che pupe e secchioni…



