Seats are not for feet

“The proof is left to the reader”

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Daily Archives: June 4, 2007

Anatomia del lavaggio a mano

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Piccola premessa: si e’ rotta la lavatrice, o meglio la centrifuga era rotta e io ho completato rompendo tutto il resto (si’ mi assumo le mie colpe), adesso il landlord dovrebbe sostituirla, questa cosa e’ successa qualche settiamna fa, un po’ per pigrizia un po’ per impegni nostri non abbiamo fatto il necessario push col landlord quindi siamo ancora senza lavatrice, pero’, se vi puo’ confortare, dovrebbe arrivare la settimana prossima.

Fine della premessa.

Ovviamente essere senza lavatrice non vuol dire che i panni non si sporchino, ergo ogni settimana mi metto d’impegno e lavo a mano. Questa volta il backlog dei panni sporchi si era riempito in maniera sproporzionata, non stiamo a sindacare il perche’, quindi al posto di mettere ammollo nel tradizionale lavandino ho avuto la buona idea di metterli in vasca da bagno. Ora non so se voi avete mai riempito una vasca da bagno per lavare i panni, ma credo sia tra i compiti piu’ difficili che esistano, almeno la mia.. perche’? Perche’ non so come attivare il rubinetto che butta l’acqua quindi devo usare il telefono della doccia!! Cio’ vuol dire che se io riempio mentre metto i vestiti ammollo la pressione fara’ ruotare sto coso in maniera incontrollata, schizzando acqua da tutte le parti, e la cosa piu’ comica e’ che non e’ minimamente prevedibile, succede ALL’IMPROVVISO.

Fatto sta che il primo schizzo sono riuscito ad evitarlo, e ho detto “phewwww menomale”, solo che, siccome oggi la sfiga incombe, ho beccato UN GETTO ENORME di acqua che neanche la diga cinese piu’ grande del mondo, mi ha bagnato tutta la maglietta, alche’ mi sono incazzato COME UNA BESTIA, mi sono tolto la maglietta e, come una PALLA DI RABBIA, l’ho scagliata nella vasca da bagno, urlando “ma vaffanculoooo” e provocando mille schizzi che hanno colpito la tendina della doccia.

Ho continuato imperterrito a petto nudo fino ad arrivare a un livello di acqua che mi gradiva e per finire mi sono beccato anche uno schizzo sui capelli, mollando una bestemmia impronunciabile. Sono salito sopra a petto nudo, mi sono asciugato i capelli col phon e ho detto “ora lo scrivo nel blog”.

Scusate la prolissita’ di oggi ma e’ un bank holiday in cui non ho niente da fare

Nella foto, da wikipedia, come si riduce la tradizionale casalinga dopo aver messo i panni ammollo nella vasca da bagno:

Filed under cazzeggio, Irlanda
Jun 4, 2007

Il Cafonetto Arivestito

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Pubblichiamo questo pezzo ricevuto via mail da Luca from Galway, a cui devo molti favori visto che sono stato ospitato un po’ di volte da lui, e poi e’ siculo come me (oddio, per l’accento solamente =)).

Includero’ il pezzo originale senza commentare (anche perche’ a quest’ora di mattina i commenti sono difficili da fare).

Il cafonetto arivestito e’ una speciale categoria sociale, che da tempo immemore infesta la mia cittadina natale, di cui non faccio il nome perche’ non vale la pena nemmeno pubblicizzare. Lo puoi tipicamente trovare aggirarsi per le vie del centro durante la festa patronale, col suo nuovo vestito elegante, comprato un paio di mesi fa, ma sfoggiato soltanto per l’occasione. Il cafonetto arivestito e’ una sottocategoria del piu’ generico “cafone arricchito”. Questi parassiti derivano per lo piu’ da famiglie semi-analfabete, arricchitisi in maniere piu’ o meno lecite, mantengono a vita la loro impronta di “cafonetti” dietro la giaca e la cravatta nuove.
Voi mi direte, cosa cazzo c’entra il cafone arivestito in un blog che parla d’Irlanda e di tette? Ci arriveremo, ma prima lasciatemi parlare di questo pomeriggio glasvegiano. Giornata soleggiata, oggi, in quel di Galway, Giove Pluvio deve essersi alzato col piede giusto, penso, o semplicemente si e’ rotto le palle di scagliare strali e secchiate d’acqua (a proposito, avete mai udito un tuono in Irlanda?). Insomma, la giornata ideale per giocare a tennis, per cui mi avvio in sella alla mia bici verso Salthill, la Venice Beach di Galway, solo per scoprire che i campi del tennis club sono tutti occupati. E va bene, in una giornata di sole si puo’ tollerare questo e altro. Purtroppo e’ occupato anche il campo dell’universita’, bisogna dunque ripiegare verso il Westside Shopping Centre. Troviamo un campo libero, che culo, o forse e’ perche’ il profilo del campo e’ simile alla gobba di un cammello, e la rete sembra lo scarto di una barca da pesca. Ma soprattutto, quello che mi preme dire e’: a tennis non si gioca sull’asfalto, capito? NON-SI-GIOCA-SUL-FOTTUTISSIMO-ASFALTO. I rimbalzi sono irregolari, le palle si rovinano, ma spiegaglielo agli irlandesi, tanto loro hanno il calcio gaelico per divertirsi. Ad ogni modo, decidiamo che si puo’ tollerare anche quello in una giornata di sole e iniziamo a giocare. Il problema e’ che il campo si trova nel mezzo del maledetto nulla cosmico, circondato da venti artici, tant’e’ che da una parte del campo le palle filano alla velocita’ del suono e finiscono irrimediabilmente tre metri fuori, dall’altra parte ti tornano indietro pure le bestemmie. Insomma, dopo venti minuti mi son gia’ rotto le proverbiali. Morale della favola: mi son perso un pomeriggio per cercare un campo dove non-giocare a tennis. Ora mi chiedo: ma quelli che hanno partorito la tigre celtica delle mie palle da tennis, ma un campo al coperto non riuscivano proprio a concepirlo? E si che hanno duecento giorni di pioggia, e il resto dei giorni spirano i venti catabatici. Persino nella mia cittadina, si, proprio quella del cafonetto arivestito, meta’ degli abitanti di Galway e un quinto dei giorni di pioggia, puoi trovarci quattro campi da tennis al coperto, e comunque tutti in terra battuta, erba, cemento, non in merdosissimo asfalto! Ed eccoci al collegamento, il cafonetto arivestito e’ una perfetta metafora di questa societa’ figlia dell’amata tigre celtica. In poco piu’ di un decennio quest’isola e’ diventata la nazione piu’ ricca d’Europa, maggior crescita del PIL, miglior ministro dell’economia, bla bla bla. Purtroppo il “cafone” che si cela dietro la giacca nuova continua ad intaccarla dall’interno e il caso dei campi da tennis e’ paradigmatico di quella che e’ la situazione del trasporto pubblico, degli ospedali, e dei servizi per il cittadino in genere. Ma non c’e’ problema, una pinta di Guinness e si dimentica tutto, ci pensera’ il nostro padre-padrone, un po’ Peron, un po’ Berlusconi, che ormai da un decennio guida questa isola felice prendendo tutti in giro, tant’e’ che merita un altro mandato. Ma questi sono altri discorsi, non volevo parlare di politica, volevo semplicemente fare una partita a tennis.

Ringrazio anticipamente il direttore, se vorra’ concedermi l’onore di offrirmi uno spazio. Baciamo le mani.

Filed under Irlanda
Jun 4, 2007