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“The proof is left to the reader”

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Monthly Archives: September 2007

Fieri di essere messinesi

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Parlavo giusto ieri dell’universita’ italiana e proprio oggi leggo questo commento di .MAU.:
www.macchianera.net/2007/09/05/una_razza_una_fazza.html

riguardo un articolo da Federica Mafrica e Vincenzo Fodale, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Messina. Questi due insigni studiosi dell’Universita’ di Messina pubblicano un articolo chiamato “Persone Down e orientali condividono vari comportamenti e caratteristiche specifiche”. Guardando il sito ufficiale del Fodale (www.fodale.it), noto e insigne intellettuale che si occupa di oppiodi, pare che stavolta abbia esagerato con le dosi, del resto anche Freud provo’ la coca prima di scriverci il saggio.

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Sep 6, 2007

Universita’ e mafia in Italia

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Oggi Rep.it pubblica questo bell’articolo sull’universita’ italiana e sui suoi problemi, non e’ la solita tiritera ed e’ a firma di Salvatore Settis

Invece altrove sullo stesso giornale D’Avanzo esordisce cosi’:

Dice Lirio Abbate che il lavoro di cronista a Palermo o è accurato o non è. Lirio ha 37 anni, è redattore all’Ansa. Come tutti i siciliani “buoni”, come tutti i siciliani migliori, non è portato a far gruppo, a stabilire solidarietà e a stabilirvisi. Sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della “cosca”, ricordava Sciascia.

Raccontando la storia di Lirio Abbate, minacciato dalla mafia; curioso il riferimento alle “fonti” che molte volte lo stesso D’Avanzo e’ incapace di gestire o manipola a suo modo. Lirio Abbate se la prende con la societa’ civile che non c’e', con la gente che ignora, che fa finta di non vedere, quando invece e’ un problema principalmente dello Stato, e’ lo Stato che deve educare i cittadini, non possiamo pretendere che l’uomo normale diventi eroe (come diceva Falcone), e’ l’istituzione che deve imporre il senso della legalita’; l’articolo di D’Avanzo non mi e’ piaciuto perche’ e’ uno sguardo esterno, non si vuole calare nella realta’ siciliana e capirne i problemi, e’ facile dire Sicilia senza “onore”, quando invece i meccanismi sono piu’ complessi di quelli che lui pensa, o perlomeno, di quelli che mette per iscritto, che sono quelli che io leggo.

Massima solidarieta’ a Lirio Abbate, ma D’Avanzo farebbe meglio a criticare il “suo” governo (quello contro il quale si stava formando una seconda P2, poteri oscuri di cui il Generale Speciale faceva parte, ricordate l’articolo?), esattamente quello stesso governo che se la prende con i lavavetri e ignora la lotta alla mafia.

Riguardo il discorso su siciliani buoni e cattivi, distinti tra coloro che fanno o meno gruppo, caro Giuseppe D’Avanzo, e’ una stronzata. La bonta’ e la cattiveria (o l’iniquita’), si distinguono da altre cose, stai analizzando una cultura che non conosci con le categorie di chi scrive dal Nord Italia.

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Sep 5, 2007

51 ragioni per non comprare olio d’oliva italiano

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Ricordate anni fa lo scandalo del metanolo del vino? Io all’epoca ero piccolo.
Anche agli smemorati propongo questa lettura interessante, parte da questo articolo di KelaBlu, che poi e’ una sintesi di quest’altro articolo piu’ lungo del New Yorker

Dal primo:
34. Otto delle nove commissioni pubbliche d’assaggio — le sole autorizzate a esprimere opinioni legalmente rilevanti sulla qualità dell’olio — sono riconducibili ad agenzie governative. L’altra, attiva a Firenze, ha visto ridotte le sue funzioni dopo aver dichiarato nel 2004 che l’olio extra vergine di Carapelli, Bertolli, Rubino, e altri celebri marchi italiani, era di fatto vergine o lampante (sottocategorie dell’olio extra vergine).

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Sep 4, 2007

Dublino, cucina e altro

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Allora,
sebbene io non sia un grande fan dei tag, del web TuDotO e compagnia cantante, mi ritrovo costretto, per vari motivi, a taggare questo post cucina; il primo che mi viene in mente e’ di natura strettamente egoistica, in modo che nel momento in cui vorro’ cercare dei post che trattino dello stesso argomento potro’ trovarli subito.

Anyway, andiamo avanti; continuano i miei esperimenti con la pasta all’uovo, di cui approfondiro’ alla fine di questo post con corredo fotografico, l’obiettivo e’ essenzialmente acquisire manualita’ con la sfoglia, nel frattempo la mia coinquilina, Tiziana, pare sia riuscita a procurarmi un pezzo di solid wood, che potremmo italicamente (e volgarmente) chiamare spianatoia.

Sabato sera cena, anzi ‘evento’, dato che cene non ne organizzano ne’ sono un ristorante, all’Italian School of Cooking, un posto a Rathmines dove si tengono dei corsi di cucina ma che in questo caso, in via eccezionale e solamente ad inviti ha organizzato questa cena. Si’ lo so sono elitario, ma a dire il vero non sono neanche stato invitato direttamente =)

Tagliamola corto e andiamo avanti con la recensione del posto: da quanto ho sentito pare che i tipi, originari di Campobasso, intendano portare un po’ cultura culinaria italiana a Dublino offrendo corsi di cucina, vendita di prodotti tipici e qualcos’altro che ora non ricordo. A margine di queste attivita’ svolgono pure catering e organizzazione di eventi. I corsi di cucina sono anche orientati ad aziende che vogliono fare team building, che tramite il corso possono consolidare i rapporti tra i vari membri di un team che lavorano insieme (e in questo caso cucinano insieme).

Io ovviamente sono un fautore della poca collaborazione in cucina (anzi, piu’ di 2/3 persone in cucina, anche solo per parlare, secondo me sono troppe), quindi non posso sostenere questo tipo di corsi, anche se effettivamente possono avere una qualche utilita’.

Come diceva uno dei soci, spero di citare fedelmente e non snaturare il suo pensiero, l’obiettivo non e’ quello di fare dei corsi complessi di cucina, anche perche’ non ce ne sarebbero i mezzi, ma semplicemente di portare un po’ di gusto italiano, insegnare le basi della cucina italiana e quant’altro.

Fine della marchetta.

Dal punto di vista qualitativo, sempre per il fatto che siamo tutti bravi a fare le critiche, me compreso, non ho trovato niente di eccezionale, abbiamo mangiato tortellini (Buitoni) col pesto e dei gnocchi fatti a mano con un sugo ai porcini e tartufo, di quelli del barattolo, non saprei dirvi la marca, era comunque una cosa ‘rustica’ italiana.

Dal punto di vista della preparazione abbiamo chiesto allo ‘chef’ se i tortellini erano fatti in casa e non ha voluto rispondere, per fortuna e’ arrivato l’altro socio che ci ha detto che erano Buitoni, che’ a suo dire fare la pasta fresca in casa per venti persone e’ complesso (possiamo anche essere d’accordo), non mi e’ invece piaciuto l’abbinamento col pesto (considerando che i tortellini erano ricotta e spinaci). Gli gnocchi invece sono stati fatti a mano ma, sebbene ogni tanto li faccia, non mi sento tanto esperto quindi non giudico, ho trovato, tuttavia, pesante l’accostamento prima tortellini e poi gnocchi (stavo per sbottonarmi il pantalone alla fine). Il dolce era invece fatto da un tipo che si chiama Carlos, se non sbaglio, ma non saprei dirvi il nome, era una base con crema limone e panna, la presentazione era curata.

Fine della recensione di tipo gambero rosso, adesso passiamo a noi.

La cucina e’ un argomento delicato, che si sposa con quello del gusto, quindi ognuno ha dei gusti differenti. La maggior parte degli italiani a Dublino si lamentano del cibo, che a Dublino il cibo e’ una merda e quant’altro, questo perche’ una legge fondamentale afferma che il gusto man mano si abitua, e una volta abituato a certe cose, come per tutte le abitudini umane, e’ difficile che si disabitui. L’esempio lampante di cio’ sono gli italiani che si lamentano che manca la pasta Barilla, che per quanto mi riguarda, come schifezza, e’ seconda solo alle paste dell’Ard Discount (si’ quello senza acca), e che manca, per esempio, la farina, quando sia la farina 00 buitoni, che la farina della Odlums sono fatte da grani teneri principalmente importati; la differenza e’ che nella seconda non c’e’ l’indicazione italiana del rendimento del grano (per intenderci 0, 00 e cosi’ via) quindi vanno guardate le proteine (vedere il mio post “Farine in Irlanda”), am sostanzialmente vi posso dire che non posso lamentarmi per quanto riguarda la farina. Certo se poi pretendente la farina di grano duro e’ possibile trovarla nei negozi italiani.

La panna in Irlanda e’ un altro argomento delicato, il latte che viene qui venduto e’ tre volte (come minimo) superiore al latte italiano (non avete notato che il latte qui viene venduto nel banco frigo, e non in contenitori di cartone e che la data di scadenza e’ dopo 5 giorni e non dopo 5 mesi come il latte italiano?), da questo ne deriva il fatto che la panna deve essere indubbiamente superiore; la panna e’ principalmente il grasso del latte, per chi non lo sapesse. Anzi se vogliamo dirla tutta la maggior parte del latte in Irlanda e’ latte intero (whole milk), in Italia inveec consumiamo latte parzialmente scremato a lunga conservazione, che per quanto mi riguarda e’ il prodotto secondario di altri alimenti tipo panna, burro etc (per non dire prodotto di scarto). Anyway, torniamo al discorso panna, la panna alimentare della Parmalat (nome commerciale: Panna Chef) e’ UHT e fa CACARE, se io prendo una panna fresca della avonmore mi vale dieci panne chef, l’italiano medio, come io agli inizi, viene qua e dice che non c’e’ panna perche’ le sue categorie mentali sono ancorate alla panna amara italiana (c’e’ cmq anche la sour cream della avonmore) e al gusto italiano (che ormai si e’ abituato alla panna chef), e sostanzialmente si lamenta del fatto che in Irlanda non si trovano gli ingredienti, quando invece gli ingredienti sono migliori di quelli che puo’ trovare in Italia (almeno per quanto riguarda i latticini).

Discorso a parte andrebbe fatto per i salumi e roba varia, paste e quant’altro, ma ora non ne ho tempo e voglia, vi presento solo i risultati dell’esperimento di ieri, tagliatelle all’uovo:

e tortellini fatti a mano =)

le foto sono fatte col cellulare, quindi fanno cacare, ma vi prometto un photoset su flickr quando faro’ i tortellini sul serio =)

Saluti
-Il Direttore

Filed under cucina, Irlanda
Sep 3, 2007