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“The proof is left to the reader”

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Immigrazione e integrazione a Dublino

31 Comments
Posted by antonio on November 7, 2007 at 3:15 pm

Questo post, per alcuni, risultera’ lungo e noioso, per altri conterra’ troppi pregiudizi da non poter essere digerito agevolmente, altri ancora potrebbero gradilo. Semplicemente contiene dei miei punti di vista sulla questione del titolo, che ptorebbero essere considerati troppo radicali.

Tutto nasce da un commento del precedente post, dove si parlava di “ghetti”, “comunita’ italiana” e della parola chiave: “integrazione’. Ci sarebbe tantissimo da scrivere, e molto piu’ da leggere, sull’immigrazione e sull’integrazione dei migranti, quali noi siamo; io invece mi limitero’ a dire cose abbastanza semplici.

Concordo con la lettura del film Ratatouille fatta da Leonardo, talmente tanto che mi sento libero di citare:


Rémy è un migrante, come Fievel: ma se Fievel sbarca in America era l’epopea nostalgica degli emigranti europei negli USA, Ratatouille racconta l’emigrazione e l’inurbazione con tutta l’ambiguità dei problemi irrisolti di oggi. Gli emigranti hanno due vie (le hanno sempre
avute): o si ghettizzano, cristallizzando i costumi e i valori della società di provenienza e isolandosi in un mondo percepito come ostile, o si integrano. Ma integrarsi significa spezzare le radici, tradire la razza. Non ci riescono tutti, e nemmeno Rémy, che pure tratta i suoi simili veramente con la puzza sotto il naso. In Africa i tipi come Rémy li chiamano noir blanchi, neri imbiancati: eppure anche lui preferisce non tagliarsi del tutto i ponti alle spalle: nottetempo scivola nella dispensa del ristorante che lo ha accolto, e ruba un po’ di roba buona per il fratello. La cosa gli scappa naturalmente di mano, proprio come succede quando la tua famiglia esce dal medioevo e viene a bussare nel tuo superattico per chiederti un favore: il problema di Rémy è lo stesso problema di Michael Corleone, è il problema di tutti gli onorati membri
della società che hanno ancora qualche legame con le Famiglie.

Riepiloghiamo una cosa abbastanza vera, chi emigra ha due vie, o l’integrazione o l’isolamento e, eventualmente, la ghettizzazione. “Integrarsi significa spezzare le radici”, su questo c’e’ poco da fare. Ovviamente bisogna poi calare questo concetto abbastanza generico nella realta’ irlandese, o meglio dublinese. Facciamo dei distinguo perche’ nessuno si sognerebbe di paragonare Milano a Messina, per dire, ergo io non paragono Dublino al countryside, ne’ so come funziona altrove.

Integrarsi in un’altra cultura significa rigettare la propria, perche’ per calarsi completamente in un’altra cultura, come e’ quella nord-europea, o anglosassone o irlandese, gli strumenti culturali precedenti non servono assolutamente; e piu’ in particolare gli stranieri risentono di due cose in particolare: la lingua e il non essere nati li’. Mentre la lingua puo’ essere insegnata, con risultati piu’ o meno incoraggianti, l’essere nati qui non si puo’ superare,
esistono una serie di fatti culturali che vengono trasmessi nell’infanzia a tutti noi e questi, per vari motivi, non sono gli stessi. L’Italia e’ uno dei piu’ vividi esempi, dove molte persone, pur parlando la stessa lingua, vengono da posti che non hanno niente a che vedere tra di loro.

Integrarsi in Irlanda non significa andare al pub con gli irlandesi, perche’ capirai al pub, dopo qualche pinta, siamo tutti amici e il giorno dopo non ci cachiamo piu’; no non significa neanche uscire regolarmente con gli irlandesi, ne’ averli a cena. Un segno parziale di integrazione e’ quello di avere amici irlandesi, “amici” nel senso di persone di cui ci fidiamo, ed essere amici di irlandesi significa rientrare tra il circolo delle persone di cui loro si fidano.

Ma attenzione, stiamo parlando di segni, e il segno differisce dalla sostanza, il taglio sulla gamba non da nessuna indicazione del fatto che io sono caduto o che sono stato aggredito, esattamente come la langue non ha nessun rapporto con la parole.

Gli irlandesi, specie fuori Dublino (ma questo e’ un problema dell’urbanizzazione in se’, non necessariamente di Dub), sono particolarmente gentili e accoglienti, se vedono una persona in
difficolta’ l’aiutano e cosi’ via, ed e’ questo il motivo per cui tanta gente si innamora dell’Irlanda (al di la’ delle fate e i folletti). Ma come sopra, avere questo tipo di rapporti non significa integrarsi.

Andiamo al sodo e all’aspetto amaro, dopo un anno e passa qui, e parlando con un po’ di gente, posso affermare che l’Irlanda non si presta all’integrazione e la Celtic Tiger non ha fatto altro che acuire questo problema. Per molti siciliani esiste il siciliano, il continentale e il turco, contrassegnando con l’ultimo termine “coloro che vivono nella giungla”, per i sardi credo sia simile, per molti irlandesi l’Europa non e’ passata, esiste l’irlandese e il non-irlandese;
pensandoci e scrivendone credo sia un problema delle isole in se’.

Oltre questa distinzione non ci sono cazzi, l’immigrato puo’ integrarsi con quelli della sua nazione, con altri stranieri ma *difficilmente* con gli irlandesi; da questa distinzione voglio escludere le ragazze che stanno con gli irlandesi (e i ragazzi che stanno con gli irlandesi), hanno un rapporto sano e cosi’ via. E’ ovvio che una coppia multirazziale e’ un ibrido, qualcosa che si e’ sempre collocato in mezzo e, percio’, non puo’ essere classificata per bene; e’, ancora e di nuovo, ovvio che il figlio o la figlia che ne verra’ fuori sara’ integrato nella cultura in cui viene ospitata.

Di nuovo, l’integrazione e’ difficile da ottenere, integrazione non vuol dire parlare inglese con italiani anche se sei italiano, uscire al pub con stranieri o irlandesi, ma significa qualcosa di piu’ profondo. Mi rendo conto che un anno o due anni sono pochi per integrarsi, contemporaneamente lo stesso periodo di tempo e’ poco anche per costruire una “comunita’”, al massimo, ed e’ una buona cosa, si possono creare amicizie tra persone dello stesso ceppo linguistico.

Anche questo e’ un concetto generico, l’Irlanda, comunque, non fa altro che acuire queste differenze e tracciare solco tra irlandese e non-irlandese, tra persone del nord e persone del sud. E vi assicuro che a Dublino la differenza tra northsoid e southside e’ una cosa vera e
sentita, il Liffey separa due culture *totalmente* differenti. Ah, a parte quel fatto della lingua.

Fare delle cene tra italiani, come e’ stato scritto nei commenti in coda all’altro post, non significa ne’ ghettizzarsi ne’ rendersi conto di come procede la vita irlandese visto che per farlo e’ sufficiente comprarsi un giornale. Ugualmente, esistono tanti problemi a Dublino, ma
non direi che 1) ci sono comunita’ di un certo tipo 2) ci sono ghetti.

Ghetto vuol dire che persone di una stessa nazionalita’/razza si trovano nello stessa parte di una citta’ e sono isolati dal resto, qui gli italiani sono sparsi, i polacchi idem. Il fatto che esistano annunci su daft in polacco, polski sklep e cosi’ via non vuol dire che esiste una
comunita’ polacca, vuol semplicemente dire che i polacchi sono in maggioranza tra gli immigrati.

Comunita’ e’ una parola difficile, comunita’ vuol dire radicarsi nel territorio. Tra i tanti “immigrati” che conoscete quanti si vogliono radicare qui? Siamo seri.

Qui siamo quasi tutti turisti.

Cheers
-Il Direttore

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31 Comments

  • On November 7, 2007 at 3:32 pm Anonymous said

    io parto dalla fine.
    Perche e una domanda che inizio a farmi. e ti posso dire che sto accarezzando l’idea di stare qui.
    ovvio. e un mio parere, e se la morosa mi dice “colcazzo” allora cambia la musica.
    pero’ se fosse “fuori dall’italia”, ti posso dire che l’irlanda non mi dispiace? certo, magari non Carlow…

    affezionatissimo
    Nedo Baiocchi.

  • On November 7, 2007 at 3:36 pm antonio said

    Nedo,
    io sono il primo che insulta chi si lamenta dell’Irlanda, e io cerco di lamentarmi solo per le cose per cui bisogna lamentarsi, senza fare post da sfigato nel blog. Tuttavia, l’Irlanda e’ un bel posto, si’ ci si potrebbe vivere e ho pensato anch’io di trattenermi ma di sicuro se ti trattieni ti integri, non e’ certamente l’integrazione il problema. Per chi vuole trattenersi in una citta’ di sicuro l’ostacolo maggiore, adesso, e’ il prezzo delle case (e la conseguente speculazione che ci sta dietro).

    Come qualita’ della vita non so, credo che fuori dalla citta’ si stia bene pero’ se tanto mi da tanto vado in Sicilia a stare fuori dalla citta’. Non so, magari poi mi spieghi cosa ti spinge ad accarezzare l’idea.

    Con immutata stima
    -Marcello

  • On November 7, 2007 at 5:08 pm Vincenzo said

    bel post anto’

    cmq mi limito a dire la mia.. sono qui da un anno e mezzo e probabilmente restero’ qui ancora per un bel po’.. ringrazio questa terra per tutto quello che mi sta dando che e’ davvero tanto e che sto apprezzando sotto moltissimi punti di vista ma sono e saro’ sempre un italiano in irlanda, mai un irlandese.. con tutto quello che ne consegue.. il che non significa che non apprezziamo le diversita’ di questa terra o che non vogliamo goderne delle caratteristiche o che non abbiamo degli contatti con irlandesi, ma semplicemente che io sono quello che sono e per essere felice non devo perforza stravolgere me stesso.. e questa consapevolezza e’ inversamente proporzionale alla potenza delle vostre radici ed al legame con i luoghi in cui siete vissuti.. il concetto di integrazione passa dal presupposto che uno senta proprio un dato luogo e poche cose al mondo sono piu’ soggettive di questa.. quindi smettiamola di giudicare le esperienze altrui credendo che il corretto taglio a questo nostro essere qui in irlanda possa essere unico per tutti..

  • On November 7, 2007 at 5:47 pm Anonymous said

    accarezzo l’idea per questioni materiali e non.
    materiali, perche la Celtic Tiger c’e e i soldini pure.
    e poi perche nonostante tutte le lamentele possibile, in Italia mi lamentavo molto di piu. E mi lamento anche ora, semplicemente leggendo i quotidiani. fai te. Carlow e’ Carlow, non e’ Dublino e non e’ l’irlanda. Come io non sono irlandese. Pero’ qui ci sto bene, direi cazzate se dicessi il contrario. Che te devo di?

    che fai sto w-end??? vieni in ambasciata???

    -N. Baiocchi

  • On November 7, 2007 at 7:13 pm D€lirium said

    Hai centrato in pieno il mio punto di vista. Un conto e’ “frequentare” le persone del luogo, un conto e’ “integrarsi”.
    Nel mio primo anno di vita in Dub ne ho frequentati talmente tanti di irlandesi che ne potrei raccontare di tutti i colori. Tra parentesi, ora che mi ci fate pensare, se uno vuole scrivere un blog in un’altra lingua, puo’ anche iniziare a farlo in Italia, nessuno impone di scriverlo in inglese quando si arriva in Irlanda!!!

  • On November 7, 2007 at 7:54 pm Anonymous said

    qua sempre troppo seri…io dico ke invitare a cena degli irlandesi nn ha senso a meno ke tu nn voglia fargli un bel panino con le patatine del sacchetto o ordinare al take away!andare al pub con gli irlandesi se nn vuoi ubriacarti ma vuoi stare solo in compagnia nn è immaginabile…uno cerca anke d integrarsi ma certi usi e costumi del tuo paese nn possono essere cancellati!bozza d vino e pasta in compagnia nn sarebbero apprezzati!per questo poi uno alla fine sta bene con qualcuno con cui ha cose in comune!tra l’altro una mia collega polacca mi ha detto ke per integrarsi, cioè capire una cultura totalmente(compresi aneddoti, canzoni, e quant’altro)ci vogliono 30-40 anni, no uno 2!infine concordo con nightolo:io qua c resterò per un po’ nn per sempre..mi manca troppo il sole!
    Laura (quella del sale grosso!)

  • On November 7, 2007 at 7:59 pm Anonymous said

    ahime, sulle 2 abitudini di Laura, mi tocca confermare.

    almeno per quanto riguarda le mie esperienze.

    Nedo.

  • On November 7, 2007 at 8:47 pm D€lirium said

    @laura
    Sulla cena con gli irlandesi non sono proprio d’accordo. Ti diro’ che apprezzano veramente la buona cucina, specialmente se e’ italiana e cucinata da italiani.
    In merito al pub e’ verissimo. Con la maggior parte di loro non puoi tenere piu’ di mezz’ora di conversazione in quanto mentre tu sei li’ che ordini la seconda pinta loro se ne sono gia’ scolate 7, e parlare con qualcuno che inizia a guardarti con gli occhi storti non e’ proprio il massimo….

  • On November 7, 2007 at 8:54 pm Grazia said

    Mi chiedo: ‘Ma queste osservazioni sull’irlanda non possono essere traslate al mondo Italia.. ottenendo piu’ o meno le stesse conclusioni?’

    Baci,
    Grazia.

  • On November 7, 2007 at 11:28 pm Lorenzino said

    non voglio commentare il post di naitolo perché ha detto cose ragionevoli anche se io credo sia possibile una “terza via”.
    Vorrei invece smentire i commenti un po’ scontati della cena con irlandesi o degli irlandesi al pub perché mi sembrano molto superficiali. Come ha detto anche delirium non è vero che il concetto di “cena conviviale” non è apprezzato in irlanda (avete presente il numero di ristoranti nella sola dublino?!?)
    Che la cultura dell’alcol sia radicata non è certo in discussione, ma sbandierare una differenza insormontabile di costumi per mascherare un’incapacità di allacciare relazioni con i locali secondo me è assurdo e ingiusto.

  • On November 8, 2007 at 12:10 am antonio said

    Lorenzo, parlaci della ‘terza via’ =)

  • On November 8, 2007 at 12:37 am utopie said

    onestamente non riesco a seguire il discorso. io a dublino non vedo problemi particolare di integrazione per gli italiani. o almeno non li vedo maggiori di quelli che ho avuto a Roma, Milano, Londra, New York o Tirana. Dipende da noi.
    A mio parere qualunque sia la scelta che si vuole fare si è nel giusto (stare solo con italiani oppure schifarli). Trovo solo bizzarri gli italiani che vengono qua “per lingua” e poi lavorano in call centre e frequentano solo italiani. Cosi come gli italiani che parlano solo in inglese (anche con italiani!). Personalmente non scelgo a priori chi frequentare, ma vedo pochi italiani e irlandesi e preferisco frequentare parte della vasta marea multiculturale che popola dublino con cui trovo maggiori punti in comune.

  • On November 8, 2007 at 12:55 am utopie said

    Riguardo ai Ghetti purtroppo noto una certa mancanza di consapevolezza sulla realtà dublinense. Il fatto che noi non vediamo alcune cose non vuol dire che non esistano. Ci scrivero’ il prossimo post. ciao

  • On November 8, 2007 at 9:29 am gabro said

    Lascio un commento anchio, non per seguire la massa ma per dire la mia.

    Io non ho un idea chiara di Integrazione: stare bene qui? ascoltare I dubliners? Ubriacarsi? Farsi un tatuaggio con l arpa o il trifoglio?…
    Non si conta certo dai numeri Irish che hai sulla rubrica. Ne’ dalle amicizie, ne’ dal ripudiare il fatto che sei italiano e nello storgere il naso quando per strada incontri un Guaglione con gli occhiali da sole, il giubbotto con il pelo e le mani nelle tasche “costolari”.

    So di certo pero che come dice Antonio grazie al mio “lavoretto di Merda” (no, Anto non dice questo; e’ che spesso me ne lamento, agognando ad tranquillo lavoretto in ufficio) non solo ho molti colleghi irlandesi, ma so bene di avere AMICI di cui mi posso fidare (e’ questo che dice Antonio. Ed e’ gia successo di provarne la fiducia.

    Mica pero’ sono venuto qui per fare l “Irlandese”, sbeffeggiarmi di chi frequenta Italiani o lavora in un call centre Italiano.
    Vado al pub con gli AMICI italiani e mi trovo bene con essi, anche se non certo con tutti quelli che incrocio per amor di patria. Non mi vedo con loro perche “di meglio non ce ne’” (leggasi commento) ci si inizia a conoscere e poi vedi se e’ una persona che vale la pena conoscere. Sai quanti cagacazzo Italiani ho incontrato i quali sentivano l esigenza di sottolineare il loro successo professionale e sessuale in Dublin? tanti e giuro che non ho mai fatto lo sforzo di rincontrarli.

    Altrimenti che ci starei a fare qui??????

    La mia credo sia una della 3′ via supposta dal buon Niall.

    LA CAPONATA SI’ SI’ SI’

  • On November 8, 2007 at 9:32 am gabro said

    Pardon per le ripetizioni, il linguaggio povero, la scarsa cura nella punteggiatura.
    Ho sonno e vado a letto.
    Ciao.

    IL CREM CARAMEL SI’Si’SI’

  • On November 8, 2007 at 6:47 pm Patrizia said

    Premesso che sono da tutti considerata una insopportabile pessimista, leggendo la recensione fatta da Leonardo e leggendo i vostri blog, mi è venuto un pizzico di ottimismo.
    Per il direttore l’integrazione tra italiani e irlandesi è impossibile e si è tutti turisti…perché alla fine, riprendendo Leonardo o ci si integra e si rinnega il passato o ci si ghettizza…e se invece ci fosse una terza opzione…tipo si diventa migliori? Chi ha detto che un’integrazione voglia dire cancellare il proprio passato e le proprie radici? E se invece volesse dire conservare il meglio di sé e imparare ed acquisire il meglio degli altri? Mi viene un esempio gastronomico per rimanere in tema di cuochi, cucine, penne alla puttanesca ( forse sto confondendo con il blog di Utopie). Nella mia zona la maggior parte delle famiglie hanno avuto degli emigranti in casa, in Germania, Francia, Belgio soprattutto…in periodi nei quali gli italiani non se la passavano certo bene, per lo più minatori alla fine dell’esperienza durissima sono rientrate persone migliori, che comunque hanno visto il mondo, anche se questo mondo non era bello come quello che hanno lasciato. Quando si fanno i dolci per le feste ci sono dolci locali, papassinos, casadinas e goffres…si incredibile ma al centro della Sardegna c’è un enclave di signore che impastano pane, papassini e c’è la piastra per le goffres.

  • On November 8, 2007 at 6:51 pm antonio said

    attenzione attenzione
    non dico che siamo tutti turisti e non ci si puo’ integrare ne’ ora e ne’ mai
    dico che la maggior parte degli stranieri che stanno in Irlanda non intendono restarci per molto tempo, quindi non gli interessa affatto integrarsi con gli autoctoni, ergo perche’ non definire questi turisti?

    Poi c’e’ chi vuol e restare e si integra

  • On November 8, 2007 at 7:00 pm TopGun\Ace In The Storm said

    Gran post. chiedo ufficialmente il permesso di citarlo in lungo e in largo!

  • On November 8, 2007 at 7:38 pm antonio said

    vadi vadi

  • On November 8, 2007 at 9:03 pm Grazia said

    Io non ho intenzione di rimanerci per sempre qui, ma trovo sconvolgentemente bello poter mescolare culture diverse (pulizia a parte.. su quella non transigo!! :P ) per -come dice Patrizia- migliorarsi.

    Questo in teoria, in pratica trovo molto piu’ difficile integrarmi con gli Irish causa lingua (non causa cultura).. e quindi -come Utopie- fino ad ora ho trovato molto piu’ facile trovare amici stranieri…
    ..ma devo dire che comincio ad affezionarmi ad alcuni miei colleghi che definirei profondamente irish.

    Quindi mi ci trovo proprio bene in questa terza via. A me piacciono sempre le sfumature :) .

    A parte tutto, complimenti per aver tirato fuori questo topic. ;)

  • On November 8, 2007 at 10:33 pm alessio porcacchia said

    Mah io forse faccio parte di quelli come dice antonio che sono integrati perche’ semplicemente la mia ragazza e’ irlandese, per cui non sento queste differenze o le sento meno.
    Devo dire che ci sono che ci accomunano e certe cose che sono molto differenti.
    Senza dubbio.
    Fidatevi quando parlano dell’italia e ci vanno vi posso assicurare che ne rimangono colpiti.
    Non diamo tutta la colpa a noi per l’integrazione, pensiamo tutti compreso me, che si sente comunque la lontananza e le proprie radici, e questo non seplifica l’integrazione. Quando abiti lontano e torni dopo mesi (come e’ capitato a me) nella tua citta’ il mondo ti sembra parecchio diverso, ma dimentichi che ti sei trasferito, non per il clima, gli amici, o il clima. Ti sei trasferito perche’ i tuoi cari connazionali ti offrono stipendi da fame e se ne fregano.
    Questo e’ quello che non mi piace.
    Ho visto un blog qui che a dire e’ vergognoso e dir poco.
    http://gensuke.blogspot.com/
    Ho letto qui il commento del tizio in questione. Non ti piace vivere in irlanda? Bene tornatene a morire di fame in italia e non ci rompere. Come fai a spiegare agli irlandesi che tra noi esiste anche gente simile? Questo tipo di gente l’integrazione certo non l’aiuta. E ringrazio iddio che sia scritto in inglese, perche’ mi vergognerei parecchio.
    di questo tipo connazionali non sono ne’ orgoglioso ne’ tantomento mi sento vicino.
    Cosa pensereste di un irlandese che vive in italia, e nel blog spala pupu’ sul nostro paese? Non credo che ne saresti felici, e il risultato piu’ semplice per l’irlandesi sarebbe l’equazione
    italiani=questotizio. Ho degli italiani al lavoro, non vedo alcune differenze a parte parlare la stessa lingua.
    Non nascondiamoci dietro ad un dito, ora i problemi ci sono qui a Roma, dappertutto. Criticare fa parte dello spirito critico, ma sputare nel piatto irlandese dove si mangia mi pare un pochino fuoriluogo. Ora non generalizzo ovviamente.
    Il mondo cambia, oggi arrivi dove vuoi e puoi vivere anche in messico o in colombia o in un isola del pacifico. Il problema e’ ma lo vogliamo veramente?
    Se la risposta e’ si’ beh dove sei sei vivi bene.
    Se la risposta e’ no allora non ci sono ma che tengono.
    Poi parliamoci chiaro un nostro grosso difetto e che si fa gli esterofili a casa propria.
    Basta notare che i forum italiani sull’irlanda sono in italia.
    Non so se c’e’ da ridere o piangere.

  • On November 9, 2007 at 8:10 pm Anonymous said

    Ringrazio ki ha detto ke i miei commenti sono superficiali, di esempi ne ho fatti due ma ne avrei a migliaia sia pro ke contro.il singolo è il singolo, ovvio ke se conosci 3 irlandesi e sono tutti e 3 persone con cui t trovi bene, dirai ke gli irlandesi son un bel popolo.io dico solo ke integrarsi nn è facile, sopratttutto xkè la cultura ke hai t resta attaccata x sempre e resta cmq la tua!sebbene tra europei io noto molto la differenza.punto.amici ne ho d tutte le nazionalità e gli scambi d cultura sono sempre ben accetti.ciao a tutti, a me l’irlanda e gli irlandesi piacciono abba, se no nn c starei!e cmq meglio dell’italia oggi purtroppo!

  • On November 11, 2007 at 5:55 pm andrea said

    A questo punto permettetemi di scroccare una citazione che ho letto su italians un po’ di tempo fa’:
    “Gli anni, in fin dei conti, hanno una sorta di vuoto quando ne trascorriamo troppi in una terra straniera. Rimandiamo la realtà della vita, in questi casi, fino al momento futuro quando respireremo di nuovo l’aria natia; ma il tempo passa e non vi sono momenti futuri; oppure, se facciamo ritorno, constatiamo che l’aria natia ha perduto le sue qualità corroboranti, e che la vita ha sposato la propria realtà nel luogo in cui ritenevamo di risiedere solo temporaneamente. Così trovandoci tra due paesi, non ne abbiamo alcuno, o solo quel minuscolo lembo dell’uno o dell’altro nel quale riposeranno infine le nostre ossa scontente” – Nathaniel Hawthorne
    Ciao a tutti.
    Andrea

  • On November 13, 2007 at 12:34 am Freddy said

    Ho letto qui il commento del tizio in questione. Non ti piace vivere in irlanda? Bene tornatene a morire di fame in italia e non ci rompere

    Caro amico, per tua informazione in italia tutto facevo fuorche’ morire di fame.

    Mi permetto di lamentarmi e spargere merda su quello che non va in irlanda perche vivo qui e perche’ nonostante paghi una marea di tasse di servizi indietro non ne ho nessuno.

    Abbozzare o fare finta che tutto sia dorato e luccicante perche’ non sta bene parlare di certe cose (sporco, alcolismo e via dicendo) e’ un atteggiamento che non condivido.

    Adesso ti sto scrivendo da Stoccolma, enormemente piu’ pulita e civile nonostante l’elevatissimo numero di immigrati.

    Bevono e vomitano anche qui, ma visto che a differenza di dublino non solo vomitano di meno ma addirittura puliscono il giorno dopo, direi che se la passano meglio.

    Per non parlare dei treni, degli autobus, del traffico quasi assente.

    Uniche note negative si scende a -15 e se ti vuoi integrare anche se tutti parlano inglese devi imparare lo svedese.

  • On November 14, 2007 at 11:04 pm Ło-ren-so! said

    e allora vai a vivere in svezia e non romperci i coglioni

  • On November 17, 2007 at 6:07 pm Freddy said

    Il tuo ragionamento non fa una piega, complimenti: a te piace dublino e puoi scriverlo in un blog. A me non piace e me ne devo andare a fare in culo e non rompere i coglioni.

    Tipico di chi quando vive in italia si lamenta e parla delle cose che non vanno e poi quando va all’estero dice che e’ tutto perfetto.

    Ma questo e’ il ragionamento di “un povero emigrante” che lavora perche’ gli fanno la carita’.

    Hai mai pensato che se prendono un “immigrato” a fare il sistemista magari e’ perche’ un irlandese non ha ancora l’esperienza necessaria?

  • On November 17, 2007 at 11:58 pm antonio said

    carissimo, qui nessuno dice che e’ tutto perfetto, e mi pare che la cosa traspare anche dal mio ultimo post. Gli eccessi non vanno bene, ne’ dire che e’ tutto perfetto, come farebbero i fedeli dell’Irlanda, ne’ continuare a lamentarsi in maniera tipicamente sfigata come fai tu (che poi se non ti piace puoi pure andare via no? o contano solo i soli nella vita?).

    Sfortunatamente non ho nessuno che mi fa la carita’, mi accontento di fare il mio lavoro e sono sicuro di essere stato scelto per le mie qualita’.

    Per rispondere alla tua ultima domanda, ti assicuro che nel mio team, e non stiamo parlando di una piccola societa’ ne’ di un call centre, ma del NOC di una multinazionale americana, circa 25 persone, ci sono molti irlandesi, scelti in base alla loro preparazione, non alla loro nazionalita’.

    Come diceva Fabio nei commenti nel tuo blog, io non sarei tanto soddisfatto a vivere in un posto di merda e lamentarmi sempre. Poi e’ sottointeso che ognuno fa che vuole, no? =)

    Io non voglio convincere nessuno che questa e’ la scelta giusta per tutti, credo, pero’, che in questo momento sia la scelta giusta per me, per tanti motivi che non ti sto a spiegare.

    Saluti
    antonio

  • On November 18, 2007 at 3:31 am Freddy said

    E di cosa mi lamenterei in maniera sfigata?

    Dell’alcolismo? Della sanita? Dei trasporti? Delle infrastrutture? Dello sporco?

    Cazzo, allora anche il governo irlandese deve essere sfigato visto che se ne lamenta pure lui.

    Felicissimo che ti piaccia vivere in irlanda, ma perche’ va bene mandare a fare in culo una voce fuori dal coro (la mia)?

    Forse perche’ ricordo a chi si trova bene dove vive in realta’?

    Sono felice che lavori con gente in gamba, io purtroppo per una serie di motivi che fanno parte dell’organizzazione della mia azienda multinazionale anch’essa nonche’ leader di mercato, non ho la stessa fortuna.

    Ma non me ne vado in giro deferente perche’ mi hanno assunto visto che a quanto pare per ogni “povero immigrato” che assumono ci sono 40-50 irlandesi che scartano.

    L’impressione che ho, ma bada che e’ non e’ un’impresisone solo mia, e’ che di tutti questi italiani che sono felici e contenti di dublino, quasi tutti in italia vivevano in un buco di casa e facevano un lavoro di merda.

    Per quanto mi riguarda me ne andro’ spero a breve, i posti dove mi sono trovato bene certo non mancano.

    Ti saluto e ti lascio riappropriare del tuo spazio, gentilmente concesso per gli insulti nei confronti del sottoscritto.

  • On November 18, 2007 at 12:43 pm antonio said

    No piu’ che altro perche’ ti lamenti di tutto.

    Non era mia intenzione insultarti, comunque.

    Il discorso della condizione italiana degli immigrati in Irlanda mi pare una cosa ovvia, io sono sicuro, che poi capirai si parla con i se e con i ma, che non me ne sarei andato via se avessi avuto un lavoro ben pagato e con opportunita’ di crescita, e ti posso confermare che e’ vero per gli altri immigrati dell’IT che conosco e stanno in Irlanda. Poi, ovvio, ci sono sempre le eccezioni.

  • On November 18, 2007 at 1:15 pm Delirium said

    Mi permetto di aggiungere che io lavoravo in banca, in Italia, e nonostante avessi un bello stipendio bancario (1450 euro netti al mese+BONUS+13ESIMA E 14ESIMA) e lavorassi in una citta’ del sud dove l’affitto di una stanza da letto enorme (dove ci puoi ospitare 20 persone e fare tranquillamente una festa) e’ pari a 200/250 euro al mese, me ne sono andata. ho mollato tutto e per disperazione dei miei mi sono trasferita a Dublino.
    Quindi, non per tutti la realta’ e’ la stessa e ognuno reagisce come meglio crede.

    Qundi, a differenza di come dici tu freddy, io non facevo un lavoro di merda e non vivevo in un buco di casa.

    E semttiamola con tutti questi pregiudizi e luoghi comuni sugli italiani in Irlanda!
    D.

  • On November 18, 2007 at 7:20 pm Freddy said

    Ognuno ha la sua storia, io me ne sono andato semplicemente perche’ mi ero reso conto che era l’unico modo per fare la differenza e mi ero stancato di leggere le stesse fesserie sui giornali italiani anno dopo anno.

    Per quanto riguarda il lamentarsi di tutto mi lamento di cose per le quali in italia non mi lamentavo (incredibile ma vero io disservizi in italia ne ho avuti pochissimi).

    Per quanto riguarda gli insulti, mi riferivo a gente tipo Lorenzino, Alessandro e a tutti gli altri che ritengono giusto prendermi per il culo perche’ la penso in maniera diversa da loro.

    Pensa come ti sentiresti tu se paradossalmente essere la voce fuori dal coro significasse dire wuanto e’ bello il posto in cui vivi.

    Per quanto riguarda pregiuzizi e luoghi comuni (quanto e’ facile riempirsi la bocca con queste parole), non tutti gli italiani vivevano in casa spaziose e con un buon stipendio.

    Molti qui hanno trovato una condizione lavorativa migliore, una casa piu’ spaziosa, da soli o in condivisione e hanno cose che in italia non avevano, magari si sono anche fidanzati con una irlandese… quindi sono venuti in un posto che e’ per loro soggettivamente e’ migliore

    Io guagagno piu’ o meno gli stessi soldi che prendevo in italia, in piu’ ho solo la possibilita’ di viaggiare che non e’ male ma che non e’ cosi’ esaltante come si possa pensare. Per il resto se devo fare un bilancio in altri paesi europei non solo stavo meglio ma non mi sono mai lamentato.

    Devo essere contento per forza? Non mi pare il caso.

    Mi si deve prendere per il culo perche’ non mi piace? Idem.

    Tornando leggermente in topic, se il livello degli italiani all’estero e’ quello di chi ti dice “e allora non ci rompere i coglioni e vattene a vivere a…”, benvenga frequentare altra gente.

    Anche la domada “ma perche’ non te ne vai” posta con arroganza non e0 male…

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