Dublin – 1 year, 8 months e na ventina di giorni
Non ricordo se ho gia’ fatto un post con questo titolo, in caso affermativo me ne scuso, saro’ particolarmente attento, tuttavia, nel non replicare il contenuto.
Qui in redazione abbiamo ricevuto alcuni fax da parte di persone che chiedevano informazioni sulla situazione dublinese, dato che ultimamente il blog pare scarseggiarne; in aggiunta stanno cominciando ad arrivare dei pacchi regalo da parte dei miei fan che qui ringrazio.
A Dublino e’ cominciato da un mesetto il vero freddo, o perlomeno, cio’ che io definisco con questi termini. Capisco che, come direbbe Grazia non fa freddo quanto a Milano, ma io sono abituato a ben altri climi. Si e’ alzato un vento gelido davvero fastidioso; come avevo appreso dai blog che leggevo a suo tempo quando stavo in Italia questa e’ la caratteristica di Dublino ma, anche qui come sopra, questo non ne attenua gli effetti su di me. Esistono vari livelli di freddo, da quando ci si copre col giubotto, a quando e’ necessaria la sciarpa… poi puoi sempre mettere i guanti, ma se devi comprirti le labbra con la vaselina per non fartele spaccare allora c’e’ freddo!!!
Ammetto la mia ignoranza, non ho mai saputo distinguere il freddo secco dal freddo umido, quindi chiedo aiuto ai lettori del blog, perfavore non ditemi che il freddo umido ‘si sente nelle ossa’ o qualcosa del genere perche’ io sono, come direbbero tante, un insensibile; vorrei qualche indizio piu’ concreto del tipo: se il freddo e’ umido i gabbiani volano con un’ala sola, cosi’ io guardo i gabbiani e mi rendo conto.
Fervono i preparativi natalizi, soprattutto per il pranzo di natale che deve essere un’esperienza indimenticabile, specie per noi che, fedeli alla linea, restiamo a Dublino. La pasta all’uovo ha dato i suoi frutti a Carlow (durante il viaggio di ritorno sul pullman c’era un tipo che sbraitava contro la fidanzata al telefono perche’ doveva comprargli una bottiglia di whisky e l’off-licence sarebbe chiuso di li’ a poco), i tortellini, la domenica seguente da Elena, hanno dato i suoi frutti, e soprattutto le mani stanno cominciando ad abituarsi a stendere chili di sfoglia, quindi ormai posso definirmi master.
Nella foto: nel Nord non si patisce il freddo, loro ci sono abituati

Saluti
-Il Direttore