Dublin, 1 year, 10 months, e qualcos’altro
Ieri pubbata di Irlandando che straordinariamente ha visto la mia presenza, non lo faccio apposta ad essere irregolare, e’ che sono pigro. E distratto.
Dopo vari discorsi di circostanza e’ cominciata una polemica aspra.
Fondamentalmente siamo nel 2008, siamo persone con un certo tipo di qualifica che hanno deciso di immigrare e quindi in genere siamo in grado di fare analisi politiche e sociali di livello superiore rispetto a quelle dei nostri coetanei in Italia. Inoltre nel 2008, viaggiando per l’Europa e confrontandoci con diverse culture siamo stati in grado di assimilare, fare nostri e testimoniare ogni giorno quei valori base della nostra civilta’, l’accoglienza verso il diverso, l’offerta di integrazione indipendentemente dal suo stato sociale, razza, sesso o religione. Siamo tutto questo, i ragazzi e le ragazze italiane possono essere considerati gli europei del 2008, i testimoni della nostra nazione nel mondo.
Sbagliato.
Il tutto nasce da una simpatica posizione, che poi ha dato il la alla mia replica e alla successiva discussione. Da immigrati non clandestini si parlava degli immigrati italiani clandestini, se non sbaglio in particolar modo dei rumeni, dicendo che in fondo a loro conviene non pagare le tasse e beneficiare di tutto quello che lo stato italiano gli offre “aggratis”, e stiamo parlando di sanita’ gratuita, di scuole gratuite e di tante altre cose.
Fatemi riassumere per i piu’ distratti, ai clandestini conviene non pagare le tasse e nel contempo beneficiare dei servizi che il nostro paese offre.
Spero di aver riassunto la posizione in maniera piu’ neutrale possibile.
A quel punto mi sono sentito toccato nella duplice veste di immigrato italiano in irlanda, e siciliano, membro di una popolazione che ha fatto dell’immigrazione una politica di sopravvivenza, 10 milioni di siciliani fuori dalla Sicilia e 5 dentro dovrebbe essere un buon fattore per valutare la ‘nostra’ immigrazione.
Anyway, io ho sostenuto la posizione che il muratore rumeno molto probabilmente non paga le tasse perche’ il suo datore di lavoro non lo mette in regola, perche’ in fondo a lui conviene cosi’. Io credo che la quantita’ di tasse che evade l’italianissimo datore di lavoro con questa politica sia superiore a quella del singolo muratore rumeno, ma questo e’ un altro discorso.
A questo punto la replica e’ stato quello su cui ha ruotato la discussione in seguito, che i lavoratori rumeni in particolare e in generale i clandestini, rubano il posto di lavoro ai lavoratori italiani. Io ho cercato di fare notare, spero si sia capito, che non c’e’ niente da rubare perche’ spesso gli italiani non hanno la voglia di fare quel tipo di lavoro. Al di la’ del muratore, mi chiedo se i muratori italiani basterebbero a colmare la nostra domanda costruttiva, ho portato l’esempio del raccoglitore di pomodori cercando anche di spiegare le condizioni inumane in cui vivono. C’e’ un reportage dell’espresso chiamato raccolta dei pomodori: Puglia i nuovi schiavi, vi invito a leggerlo in quanto fonte per il mio discorso e poi ci rivediamo qui.
Citiamo qualcosa
Ma si sente subito che lui qui è il caporale: “Sei rumeno?”. Un mezzo sorriso lo convince. “Ti posso prendere, ma domani”, promette, “ce l’hai un’amica?”. “Un’amica?”. “Mi devi portare una tua amica. Per il padrone. Se gliela porti, lui ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque”. Il caporale indica una ventenne e il suo compagno, indaffarati alla cremagliera di un grosso trattore per la raccolta meccanizzata dei pomodori: “Quei due sono rumeni come te. Lei col padrone c’è stata”. “Ma io sono solo”. “Allora niente lavoro”.
Non c’è limite alla vergogna nel triangolo degli schiavi. Il caporale vuole una ragazza da far violentare dal padrone. Questo è il prezzo della manodopera nel cuore della Puglia.
A proposito del lavoro che gli immigrati rubano ai nostri volenterosi giovani italiani:
Per proteggere i loro affari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di caporali spietati: italiani, arabi, europei dell’Est. Alloggiano i loro braccianti in tuguri pericolanti, dove nemmeno i cani randagi vanno più a dormire. Senza acqua, né luce, né igiene. Li fanno lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera.E li pagano, quando pagano, quindici, venti euro al giorno. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga.
Una cinquantina di chilometri più a nord, stesse storie. La carta stradale indica Villaggio Amendola. Era un borgo agricolo. Ora è solo un paese fantasma riempito da immigrati rumeni e bulgari ridotti in schiavitù. Come l’ex zuccherificio di Rignano o il Ghetto che la sera, al suono della township music, sembra Soweto. Al Villaggio Amendola perfino la chiesa abbandonata è stata riempita di materassi. Qui il cento per cento degli abitanti non è italiano. Tutti raccoglitori. E tutti stranieri.
Lo stesso accade il 20 luglio di quest’anno. Il giorno prima Pavel, 39 anni, ha una discussione con Giuseppina Lombardo. Gli sono caduti quindici euro nel negozio e lei crede che glieli abbia rubati dalla cassa. Pavel in Romania faceva il cuoco per 150 euro al mese. Dal 20 marzo 2004, quando è arrivato in Puglia, sopporta violenze e angherie. Lo fa per mandare quanto risparmia alla moglie e alla sua “fata”, la figlia studentessa, che ha 15 anni. [...] Ma il 20 luglio Asis gli impedisce di ripetere il record. Qualcuno gli ha riferito che Pavel ha protestato per la faccenda dei soldi e per lo sfruttamento dei braccianti. Il tunisino lo colpisce nel sonno, in una giornata senza lavoro, alle due del pomeriggio. Pavel si protegge la testa con le braccia. La sbarra di ferro gli rompe le ossa e apre profonde ferite nella carne.
Lui è sicuro di non essere stato ucciso soltanto per l’intervento dei suoi compagni di stanza. Ma lo lasciano lì a sanguinare sul materasso fino all’una di notte. Gli altri stranieri hanno troppa paura di Asis. Anche di chiamare la polizia e correre il rischio di essere rimpatriati. Alle otto di sera qualcuno finalmente telefona di nascosto all’ospedale. L’ambulanza e una pattuglia dei carabinieri, al Villaggio Amendola, arrivano soltanto cinque ore dopo.
Continuate da voi la lettura del pezzo.
Andiamo avanti, ho dimenticato di citare Pol82 che coraggiosamente si e’ unito a questa discussione. Al di la’ dell’analisi occupazionale, in cui mi pare ovvio che i clandestini, anche se qualificati, vanno a coprire quei segmenti di lavoro poco qualificato che non sono coperti da italiani, e’ cominciata un’analisi sui salari.
Anche qui peggio del peggio, si sosteneva che il problema salariale in Italia e’ dovuto agli immigrati e piu’ in generale alla gente che si fa pagare poco per quello che fa. Io sostenevo che in fondo i mestieri a bassa qualifica sono mestieri in cui prima o poi verra’ una concorrenza straniera a basso costo, limitare questa concorrenza vuol dire bloccare l’economia, impossibile chiudere le porte all’immigrazione che ad oggi e’ un grosso traino dell’economia italiana. Mi e’ stato detto che lo stesso vale per gli informatici, che in Italia prendono poco perche’ c’e’ gente che si fa pagare poco. Io cercavo di spiegare, per esperienza diretta e scusate che e’ poco, che ci sono delle differenze. In generale quando si parla di informatica, ma anche in altri settori, si parla di mano d’opera ad alta specializzazione, ci vogliono delle skill e un certo tipo di preparazione, difficile che la gente che abbia studiato si svenda per poche lire, in secundis le aziende italiane, la maggior parte piccole e mediocri, non ricercano una figura che sia altamente specializzata, ma solamente una figura poco specializzata in modo da poterla assumere a poco prezzo e rivenderla come senior al grosso cliente di turno. E’ questa la dinamica in generale, c’e’ poco da fare e mi dispiace che le mie due interlocutrici non siano stato in grado di coglierla.
Ovviamente cercare di portare avanti dei punti, magari in maniera poco calma, ma comunque dei punti circostanzati, voleva dire sentirsi delle risate accompagnate da frasi del tipo “ma daiiii cosa diciii”, in generale nella discussione gli argomenti, dall’altro lato, venivano sorretti da analisi economiche fornite dall’ “amico muratore” o dall’ “amico informatico” di turno. Il fatto che poi non si sapesse cosa faceva quest’amico informatico, “engineer ma anche programmatore, gestisce i sistemi” e’ un discorso di poco conto.
Quindi, riassumendo per il lettore particolarmente paziente (1) gli immigrati rubano il posto di lavoro (2) chi del nostro settore va in Irlanda lo fa non alla ricerca di una paga per le proprie skill ma semplicemente perche’ in Italia verrebbe pagata poco, vista la concorrenza di chi prende poco.
Lascero’ stare la discussione del punto (2) che mi sembra superflua, esiste una mano d’opera ad alta specializzazione, dove la concorrenza degli immigrati fa alzare i salari piu’ che diminuirli, ed esiste una a bassa specializzazione dove la percezione e’ che i salari si abbassino, ma in realta’ io ho visto pochi italiani vogliosi di faticare, di fare lavori infimi (visto che ormai molti sono laureati o universitari), o di fare le badanti. Fine della mia dozzinale analisi sociologica.
Lasciando stare i clandestini, si faceva notare che l’Italia ha una popolazione anziana, che percepisce pensione, e questa pensioen viene attualmente pagata da chi lavora e paga le tasse. Si faceva notare che parte dell’Italia che lavora e paga le tasse, nell’italianissimo nord-est, in Lombardia o in Emilia, per esempio, e’ immigrata. Mi e’ stato risposto “siiiii ma chi paga le tasse in Italia??? Chi sono questi immigrati che pagano le tasse?” seguito da varie risate, giusto per tenervi informati sul livello della discussione.
Andando sull’analisi economica mi sono andato ad informare su lavoce.info, mi scusino i miei amici anticapitalisti, e trovo varie cose.
Innanzitutto il dato che il sommerso in Italia coinvolge il 17% del Pil, anche se non so se avrei potuto spiegare questo dato nella discussione di ieri, visto che sarebbe stato necessario chiarire il concetto di PIL e quello di “coinvolgere”. Questo significa, mi correggano gli economisti se sbaglio, che il 17% della ricchezza prodotta proviene dall’economia sommersa. Economia sommersa in cui lavorano SIA italiani CHE clandestini. Nel caso in cui vi fosse sfuggito.
Questo articolo chiamato Sull’immigrazione ci vuole coerenza ci informa sui futuri sviluppi dell’immigrazione in Italia e su quanto la quota di immigrati cambiera’ in futuro; si parla anche della legge Bossi-Fini e del diritto di voto (qui il discorso sarebbe lungo e soprattutto fuori tema).
Italiani per scelta, parla di integrazione e di cittadinanza; interessante questo:
Se guardassimo all’esperienza dell’immigrazione meridionale dei passati decenni, potremmo scoprire che anche verso quei nostri concittadini esistevano pregiudizi e discriminazioni. Ma il fatto che potessero votare ha contribuito in maniera decisiva a impedire che gli atteggiamenti più ostili risalissero fino ai piani alti della scena politica.
ggi invece in Italia abbiamo politici di rilievo nazionale che possono rivolgersi agli immigrati con epiteti sprezzanti, possono speculare su ansie e paure degli italiani per nascita, costruire fortune elettorali sulla chiusura verso gli immigrati, senza temere conseguenze di sorta.
E la riflessione successiva sull’essere italiani oggi.
Se non ora, quando? parla di politiche di accoglienza e di revisione della Bossi-Fini, cito:
a migrazione è una delle decisioni più costose e difficili nella vita di un individuo e le politiche migratorie influenzano tale scelta, in particolare dove e come trasferirsi, se in modo legale o illegale. D’altra parte, l’adozione di politiche restrittive è la legittima e consapevole scelta di un paese, ma la loro efficacia e il costo della loro attuazione sono talvolta trascurati. L’effetto collaterale più rilevante è quello di incentivare la clandestinità. E la clandestinità, al di là dei problemi di ordine sociale, rappresenta un “costo” per tutti: i migranti, i paesi di origine e i paesi di destinazione.
e a seguire
Per i migranti, la clandestinità implica che la capacità di impiego delle proprie qualifiche è sensibilmente compromessa, con forti effetti negativi sia nei paesi di origine (meno rimesse, meno opportunità e incentivi ad accumulare capitale umano sia prima della partenza che durante la migrazione, sperpero delle risorse impiegate per la formazione) sia nei paesi di destinazione (il contributo dei migranti è di gran lunga al di sotto del loro potenziale produttivo).
e riguardo questi ignoranti che ci rubano il lavoro
Inoltre, il luogo comune che i clandestini abbiano un basso livello di istruzione e siano in prevalenza non qualificati è smentito da alcuni studi recenti. In particolare, una ricerca condotta presso l’università di Bari sugli immigrati illegali intercettati e trattenuti in dieci centri di permanenza temporanea di quattro Regioni nel 2003, e un’altra dell’Università Bocconi sui clandestini che hanno usufruito di assistenza sanitaria a Milano da parte della Onlus Naga nel 2000-2001, evidenziano entrambe l’elevato livello di qualifiche degli immigrati illegali, anche rispetto ai locali.
Domandone, Vogliamo anche noi una politica selettiva dell’immigrazione?, Tito Boeri dice:
Le campagne elettorali sono, da sempre, un’occasione per disinformare gli elettori sui temi dell’immigrazione.
È una questione molto sentita, che divide l’opinione pubblica. Può essere un facile cavallo di battaglia di movimenti xenofobi e un comodo capro espiatorio per chi vuole scaricare su altri le responsabilità dei propri errori. Paradossale, ma non improbabile, che ciò avvenga anche negli otto mesi che ci separano dalle elezioni politiche.
Paradossale perché in questa legislatura l’immigrazione ha “salvato la faccia” dell’esecutivo in diverse circostanze.
Molto interessante l’analisi sugli effetti dell’allargamento ad Est per l’economia di nazioni come UK e Irlanda
Cosa puntualmente avvenuta: i flussi in provenienza dai nuovi stati membri sono stati complessivamente inferiori alle previsioni, ma sono stati più forti del previsto in Irlanda e nel Regno Unito (fino a cinque volte quelli previsti), paesi che hanno adottato una politica più liberale nei confronti dei lavoratori dei nuovi stati membri, mentre sono stati piu’ contenuti del previsto in Austria e Germania. (1)
La buona performance economica di Irlanda e Regno Unito è in parte attribuibile all’arrivo di lavoratori dall’Est, mediamente più istruiti della popolazione che li accoglie.
e prosegue con un giusto, secondo me, discorso sull’integrazione.
Non date la colpa agli immigrati dell’Est, dice:
È facile attribuire la responsabilità della disoccupazione agli immigrati. Si comincia con il sovrastimare in modo consistente il numero degli immigrati: i cittadini di tutti i paesi lo fanno invariabilmente, come ci dicono i sondaggi dell’European Social Survey. Si assume, poi, che il numero dei posti di lavoro sia fisso. Ne discende che ogni immigrato che trova lavoro si appropria del posto di lavoro di un lavoratore del luogo, cosicché la disoccupazione può essere eliminata solo riducendo l’immigrazione. Gli economisti la chiamano “the lump of labour fallacy”, la fallacia del numero fisso di posti di lavoro. È un luogo comune e anche qualche serio commentatore ne è stato vittima. Ma è una convinzione profondamente sbagliata.
e fa l’esempio della Germania, interessante da leggere e conclude dicendo
La migrazione internazionale crea grandi benefici sia per il paese che la riceve sia per il paese d’origine. Le migliori stime del potenziale migratorio da Est a Ovest nella nuova Europa lo indicano attorno al 3 per cento della popolazione dell’Europa dell’Est. Nostri calcoli indicano che con l’attuale divario di salari e produttività tra Europa dell’Est e dell’Ovest, una migrazione di queste proprzioni incrementerebbe il Pil totale dell’Europa allargata di quasi mezzo punto percentuale. L’Europa non può permettersi di rinunciarvi.
Tornando alle parole mie, per finire il post lungo e me ne scuso, sfortunatamente le analisi economiche hanno un margine di discussione soggettiva minore e una maggiore obbiettivita’, sebbene poi possano essere contraddette con strumenti adeguati, piuttosto che da dichiarazioni dell’amico dell’amico. Quello che mi rattrista e’ che sempre piu’ spesso, quando si parla di questi temi, si confonde la percezione con la realta’, “chi paga le tasse in Italia, ma daiiii” e’ un esempio, il fatto che tutti i clandestini siano criminali un altro. Alcuni lo sono, non lo metto in dubbio, ma molti lavorano onestamente e pagano le tasse, se non altro perche’ i dipendenti pagano forzatamente le tasse in Italia (anche questo punto era sconosciuto alle interlocutrici). E allora e’ la stessa cosa degli italiani in Germania, mi e’ stato detto che loro “lavoravano onestamente”, invece io credo che la percezione tedesca sia diversa (anche oggi), sebbene molti si siano rotti il culo lavorando una parte di italiani in Germania ha portato criminalita’ organizzata, quindi e’ ovvio che nasce l’equivalenza italiano = mafia. Lo stesso negli Stati Uniti (guardarsi il padrino 1 e 2, per portare un esempio cinematografico). E’ ovvio che la percezione e’ una cosa diversa dalla realta’, ma quando si fanno discorsi un minimo seri bisogna separare le due cose e parlare con dati alla mano.
L’errore qui e’ stato mio, lo ammetto, visto l’inizio e l’andazzo della discussine avrei dovuto finirla prima senza insistere, invece che credere che esistano delle capacita’ di redenzione culturale. E sfortunatamente non sono Socrate quindi il mio punto di vista e’ inascoltato, specie se sommerso da risate quando viene esposto.
E dove io sostenevo dati di fatto (se non fosse per gli immigrati probabilmente mangeremo molti meno pomodori), mi si rispondeva con esperienze personali (“mi faccio l’orto dietro casa, che ci vuole? butti i semi e crescono”). Queste frasi sfortuntamente rappresentano l’italianita’ e la voglia di dire la propria in qualsiasi caso, come se stare zitti quando non si hanno dati oggettivi fosse una vergogna.
Avrei tante altre riflessioni da fare ma vi ho gia’ annoiato abbastanza, in caso per gli irlandiani, ne possiamo parlare di persona.
Saluti
-Il Direttore
