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“The proof is left to the reader”

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Daily Archives: April 1, 2008

Due anni a Dublino

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Dublin, 2 years and 9 days

A dire il vero non mi andava di scrivere questo post il 22 perche’ ero in Sicilia e colpito da una depressione cosmica e dalla solita crisi esistenziale primaverile che colpisce un po’ tutti, il 23 ero malato, il 24 avevo altro da fare, il 25 ho detto “adesso lo scrivo” ma poi ho pensato che la mia visione era troppo nera quindi era meglio aspettare per non avere un post condizionato dalla negativita’ del momento, il 26 impegni e cosi’ via. Per evitare di arrivare ai tre anni senza post ho pensato di scriverlo adesso, come viene viene; cerchero’ di non avere pretese di storicita’ su questo post.

We learned more from a three minute record than we ever learned in school

Dublino… Dublino due anni fa era diversa, si stava meglio quando si stava peggio e cosi’ via, si potrebbero dire tante cose ma in effetti sarebbero tutte sbagliate, come la maggior parte delle cose che la gente dice; alla fine a me Dub non sembra tanto diversa da due anni fa, se non altro perche’ in due anni una citta’, il cui cambiamento e’ guidato principalmente da cambiamenti urbanistici, che quindi avvengono dopo molti anni, cambia poco.

Altre cose si potrebbero dire, all’epoca io partii per Dublino con una valigia che non era certo di cartone e un portatile che poi sarebbe finito nelle mani di qualcun’altro, che entrando a casa mia a Dub8, aveva deciso di prendere la cosa di minore valore economico che c’era, giusto perche’ era bianco. Trovai lavoro quasi subito, ma la storia la sapete, c’e’ lo storico dei post che la testimonia e cosi’ via; cambiai casa qualche volta, incontrai persone, feci cose e cosi’ via


And everybody’s wrecked on Main Street from drinking unholy blood
Sticker smiles sweet as gunner breathes deep, his ankles caked in mud
And I said “Hey, gunner man, that’s quicksand, that’s quicksand that ain’t mud
Have you thrown your senses to the war or did you lose them in the flood?”

Bilancio? beh positivo, per quanto mi riguarda. Indubbio dire che Dublino mi ha dato tanto e che e’ una citta’ che ti offre un numero di opportunita’ lavorative impressionante se paragonato alla poverta’ italiane. Di sicuro la forma mentis che ne viene fuori e’ diversa, a volte uno pensa che se fosse stato piu’ giovane e avesse avuto le opportunita’ che ci sono qui avrebbe fatto un altro mestiere, o addirittura qualcos’altro. In Italia, invece, bisogna prima pensare agli sbocchi occupazionali, poi alla raccomandazione e ultimo tra le ultime cose, al merito e all’impegno nello studio prima e nel lavoro dopo, cosa che conta poco come sappiamo.

Dublino citta’ delle opportunita’.

Cio’ non toglie che ci sia stato e c’e’ chi in Italia e’ stato capace di ritagliarsi il suo spazio grazie alle proprie possibilita’, sono cose che avvengono, io ovviamente cerco di cogliere il generale non il particolare, senza farmi prendere dal pessimismo della stampa, come direbbe il Presidente al convegno di Confindustria a Vicenza nel 2006.

We’ll run till we drop, baby we’ll never go back

Dici, ma allora Dublino e’ il posto per tutti, troppo bello. Beh, adesso non esageriamo, nessuna citta’ e’ il posto per tutti, men che meno Dublino, che ha tanti problemi che tutti sappiamo e di cui tante volte ho parlato. Diciamo democraticamente che la scelta di una citta’ dipende dalle aspettative e dalla propria disposizione d’animo, piu’ o meno la stessa cosa che avviene quando ci si frequenta o si sta con una persona di sesso opposto (o anche dello stesso, a seconda delle predilezioni di ciascuno).

Storia d’ammmore con Dublino.

Alla fine e’ cosi’, magari poi ci si stufa, il che e’ una cosa normale, dopo il primo colpo di fulmine, in cui io dicevo a tutti che Dublino era la migliore citta’ del mondo (come facevate a sopportarmi, sul serio?) poi ho realizzato meglio la realta’, sono venuto fuori dall’idealismo e ci sono stati altri fattori che mi hanno portato a continuare questa romance. Di sicuro il discorso delle opportunita’ resta il migliore al momento.


Well maybe we could cut someplace of our own
With these drums and these guitars

Restare o non restare, e’ questo il dilemma del momento e quello che penso abbia colpito un po’ tutti quelli che stanno da piu’ di sei mesi o un anno qui, tant’e’ che la maggior parte delle community italiane dopo sei mesi o un anno si frantumano perche’ dopo l’”esperienza” fuori la gente decide di tornare in Italia, che’ il Bel Paese e’ piu’ meglio assai. Li possiamo criticare? Direi di no, sono scelte personali.

Per vari motivi io ho deciso di non fare questa scelta e ragionare piu’ sul lungo periodo, non ero venuto qui per un’esperienza breve (a dire il vero avevo detto che almeno un anno l’avrei fatto) e gia’ ho marcato due anni e ancora conto di restare.

Certo da qui a dire che vorrei restare definitivamente ce ne passa, ci sono tanti fattori e scelte in gioco, sfortunatamente non e’ possibile per noi fare una scelta che possa tenere in conto tutti i pro e i contro, ma dobbiamo solo affidarci a cio’ che abbiamo a disposizione nel momento in cui facciamo la scelta finale, momento che a volte puo’ essere casuale. Cio’ non toglie che qualsiasi scelta puo’ essere fatta in modo vagamente razionale senza lasciarsi trascinare dallo spur of the moment.

Forse oggi non e’ ancora il momento di decidere, forse lo sara’ tra un anno quando avro’ le idee piu’ chiare quindi sarebbe meglio rimandare queste discussioni, poi in genere per queste decisioni mi prendo un po’ di tempo per ragionarci su’, illudendomi che serva; non tanto ma un po’ di tempo per capire.


Talk about a dream
Try to make it real
you wake up in the night
With a fear so real
Spend your life waiting
for a moment that just don’t come
Well, don’t waste your time waiting

Delle esperienze vissute qui si potrebbero dire tante cose, che forse sono un po’ venute fuori in altri post; dare una sintesi di vissuti sarebbe impossibile specie per me che non faccio questo mestiere, abbiamo tutti i nostri limiti.

A volte vorrei essere in grado di dire cose come “sono felice”, che magari mi scappa, o qualcosa di piu’ impegnativo come “ho trovato la mia dimensione”, ma proprio adesso non sono in grado, fa parte della debolezza dell’animo umano in generale, o forse guardando al particolare nella mia ricerca di qualcosa che non trovo (o non trovero’) mai, e’ un discorso un po’ piu’ ampio, forse anche un discorso di crescita e se parlo di Dublino, pensavo stamani, affrontare il tema della crescita e’ un passaggio obbligato, perche’ 2 anni in 26 anni, specie durante questo periodo di cambiamenti, significa tanto; forse non e’ ancora il momento, sarebbe la risposta, inutile stressarsi.


Well now everything dies baby that’s a fact
But maybe everything that dies someday comes back

Lo stress, si deve dire, e’ una cosa che ho piu’ o meno dimenticato, se non altro per merito del lavoro che e’ abbastanza rilassato e riesce meglio a gestire attimi di stress magari maggiori del mio precedente lavoro ma razionalmente cadenzati, in modo da risultare continui. Certo la rilassatezza, direbbe Valentina, porta alla noia, e questa e’ una cosa a cui tutti dobbiamo fare attenzione, specie se siamo alla ricerca di nuovi stimoli.

Adesso non vorrei sconfinare un post dei due anni sul personale, ma cercare di fare una sintesi di due anni, e dare un giudizio tenendo da parte quello che si e’ non credo sia possibile. Avrei voluto fare un post piu’ filosofico, piu’ pregno di significato ma credo si sia ridotto ad una sintesi di quello che ho scritto altrove, spero che comunque sia apprezzabile, magari hai visto mai che ho anche aggiunto qualcosa di nuovo sulla dirty old town.


That is, nothin’ left that you could sell
just junk all across the horizon, a real highwayman’s farewell

E anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta

Saluti,
Antonio

Filed under Irlanda
Apr 1, 2008