Seats are not for feet

“The proof is left to the reader”

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Daily Archives: November 12, 2008

Stay hungry

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Esiste un pezzo di Springsteen chiamato “This Hard Land” che si chiude cosi’:


Hey Frank won’t ya pack your bags
And meet me tonight down at Liberty Hall
Just one kiss from you my brother
And we’ll ride until we fall
We’ll sleep in the fields
We’ll sleep by the rivers and in the morning
We’ll make a plan
Well if you can’t make it
Stay hard, stay hungry, stay alive
If you can
And meet me in a dream of this hard land

Per il momento vorrei solo sottolineare la terzultima riga dove dice stay hard, stay hungry, stay alive e in particolare la parte centrale, stay hungry, per il resto magari ci vorrebbero altri due post dedicati :D

La riflessione di oggi parte da qui, mi rendo conto parlando, girando e vedendo, che esiste un piattume generale, specialmente per quanto riguarda la vita e le idee di molte persone. Piattume forse meriterebbe una definizione piu’ degna e corretta in italiano ma al momento non riesco a formularne. Quel pezzo lissu’ mi e’ sempre piaciuto per tanti motivi, e in particolare perche’ in sei parole sintetizza quella che dovrebbe essere la ragione di vita di molti se non tutti per rendere se’ stessi migliori o, volendo esagerare, il mondo un po’ migliore. Insomma l’avere stimoli, avere delle idee, portarle avanti in maniera civile, confrontarsi con altre persone che hanno altre esperienze e vedere cio’ che di meglio si puo’ trarre proprio dalle esperienze altrui.

Sfortunatamente questo non succede proprio perche’ le persone tendono ad ‘accontentarsi’ di quello che hanno e questo gruppo di persone tende a dividersi in due categorie, quelli che una volta accontentati si lamentano senza fine, e se andassi nella mia hometown adesso e prendessi un campione di persone qualsiasi ne ritroverei molte che stanno in questa categoria: si lamentano dello stato attuale delle cose, di quanto fa schifo giu’, di quanto fa cagare l’Italia o la citta’ in cui vivono e poi non fanno niente per cambiare o la citta’ in cui vivono, nel caso in cui volessero continuare a viverci, o la propria condizione esistenziale. Dopo decenni di ricerche la mia conclusione e’ che queste persone trovano la loro ragione di vita nel lamentarsi perche’ cosi’ altri li possono prendere in considerazione e compatirli o reagire in malomodo (e’ pur sempre una considerazione).

L’altra categoria di persone che si accontenta ricade in quelli che, diciamo cosi’, ‘hanno le loro idee’: questi sono coscienti del fatto che ci sono delle cose che non vanno ma sfuggono al cambiamento perche’ li spaventa, cambiare e’ vista come una cosa troppo rischiosa, in fondo io ho un lavoro, chi me lo fa fare? E poi, diciamocelo, il costo della vita nel nord italia (o nord europa, applicando i dovuti coefficienti) e’ piu’ del doppio, chi me lo fa fare a spostarmi? Anzi, guarda un po’, facendo due calcoli della serva, senza nulla togliere alle serve ma si dice cosi’, si scopre che addirittura io ci guadagno a stare qui col mio misero stipendio perche’ altrimenti dovrei pagare l’affitto, comprarmi il cibo, poi consideriamo anche che qui ho la macchina, li’ dovrei usare i mezzi pubblici. Insomma, ci guadagno.

Che poi, facendo gli stessi calcoli in maniera piu’ ragionata ci si rende conto che non e’ vero, perche’ anche nel caso in cui ci si perdesse qualche euro a cambiare la propria vita e la condizione lavorativa, comunque l’eventuale downturn economico sarebbe compensato da stimoli, esperienze, persone nuove conosciute, delusioni, sfighe, incazzamenti e cosi’ via, che nel bene e nel male sono cose che formano. Riguardo il discorso economico i calcoli sono talmente semplici che, come dice il sottotitolo, the proof is left to the reader.

Sappiamo che generalizzare fa male, te lo insegnano sempre, anzi a dire il vero a me hanno fatto una testa tanta co sta storia, ma voi spero che prendiate le cose cum grano salis e credo siate in grado di capire che queste due categorie non sono cosi’ fisse, che non tutti ricadono in queste, ci sono anche cose buone nel mondo e cosi’ via.

Infatti, a beneficio di costoro che potrebbero eventualmente porre la critica della generalizzazione, vorrei aggiungere un’altra categoria, coloro che si’ si lamentano, ma hanno la loro idea per migliorare la propria vita (faccio questo, faccio quello, faccio quest’altro). Ora, al di la’ della realizzazione di queste eventuali idee, la maggioranza di queste persone ha idee che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra, specie quando si tratta di aprire attivita’, trasferirsi in altri posti, definire il proprio percorso professionale in una certa maniera, e in genere tende a non ascoltare le esperienze altrui perche’ loro, senza esperienza, sono gli unici depositari della conoscenza e dell’idea giusta (avessero le idee giuste sarebbero gia’ diventati ricchi da un pezzo). La maggior parte delle volte, dimenticavo di dirlo, nessuna di queste ‘idee geniali’ si concretizza (non nel senso che fallisce, ma che neanche si materializza).

Ecco, tutte queste persone faliscono nell’atto di essere affamati (stay hungry), si accontentano dell’esistente.

Avevo gia’ in mente questo post da qualche tempo e sono contento quando la gente riepiloga le proprie esperienze a Dublino, nel caso in questione, e questa e’ una cosa che viene fatta in genere quando si fa un anno a dub, ecco proprio stamani e’ uscito questo post di andima che merita una lettura.

A chiudere, ammetto che scrivendo mi sono riconosciuto in tutte e tre le categorie di persone, per alcuni momenti della mia vita ho impersonato un ruolo o un altro, senza volerlo con coscienza, per fortuna a un certo punto sono stato capace di fare quello step forward che, ammettiamolo, mi ha cambiato la vita.

Saluti,
Antonio

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Nov 12, 2008