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Le stronzate di Vittorio Zucconi

4 Comments
Posted by antonio on December 28, 2008 at 2:05 am

Tutti i miei amici che leggono quel sostituto della carta igenica chiamato repubblica, mi parlano sempre molto bene di due giornalisti, il primo e’ Ilvo Diamanti, gran sociologo mi dicono, ma ogni volta che leggo un suo articolo mi racconta solo quello che succede accanto alla sua casa benestante (qui e su repubblica qualche giorno fa riguardo quello che e’ succsso a Natale attorno a casa sua)

Il secondo e’ Vittorio Zucconi, che vive stabilmente a new york, pubblica le sue interessanti analisi sull’america, scrive libri di dubbio valore, etc. Insomma per intenderci, a confronto Diamanti ha vinto il Pulitzer.

Quando arrivano queste stime, da parte di giovani che hanno anche un certo tipo di studi universitari, resto sempre perplesso e realizzo che, alla faccia di Piaget e compagni, il senso critico in alcune persone non si sviluppa mai.

Ma perche’ questo post? Oggi leggevo repubblica, dopo aver visto le foto di qualche figa mi sono soffermato sui blog, e per la prima volta da mesi ho cliccato su “Tempo Reale”, il blog del direttore, cioe’ vittorio zucconi. Leggendo al volo il post su Santo Stefano (credetemi, non era mia intenzione fare le pulci) ho trovato subito due stronzate colossali in una frase, il post, chiamato “Santo Stefano ora pro nobis”, infatti comincia cosi’:

Le tre parole più temibili del vocabolario inglese sono quelle stampate sulle scatole dei giocattoli o sui diabolici cassoni dell’Ikea, “some assembly required”, cioè “da montare”.Per questo oggi auguro a tutti un Buon Santo Stefano (giorno che infatti nel mondo anglosassone, dove sanno leggere l’inglese e capiscono quelle tre spaventose parole, non viene festeggiato e viene chiamato il boxing day, il giorno dei cazzotti).

Certo, nei paesi anglosassoni non si chiama St Stephen’s Day, ma Boxing Day, eppure e’ sempre una festa, infatti non si lavora, cosa vuol dire che non viene festeggiato?

Ah, e boxing day, per dio, non vuol dire “giorno dei cazzotti”, probabilmente il nostro colto direttore si confonde con la boxe, e non si ricorda il termine box, probabilmente nella sua casa a new york non e’ molto usato quindi gli e’ sfuggito (reference: la solita entry su wikipedia).

Dimenticavo, wikipedia per i giornalisti tradizionali non e’ affidabile.

Curioso come i commentatori chiudano sempre un’occhio dicendo quanto e’ ironico e simpatico il direttore, certo era meglio se lo metteva tra virgolette cosi’ capivamo che era uno scherzo.

Buon Santo Stefano direttore, noi qui lo festeggiamo amngiando quello che resta del pranzo di natale dublinese. Anzi a dire il vero oggi e’ il 28 e a pranzo ho mangiato, ancora, quello che e’ rimasto del 25; e’ grave?

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4 Comments

  • On December 28, 2008 at 3:05 pm bacco1977 said

    Allora.
    Per quanto riguarda le fighe su Repubblica, stamani sfogliavo il seguente Calendario:
    http://www.repubblica.it/2008/12/calendari/trash/andrea-fantoni/andrea-fantoni/1.html

    Zucconi non capisce un cazzo.
    Da il peggio di se quando parla di economia. Ridicole le sue analisi sulla crisi finanziaria.
    Quando parla di società, persone e tradizione è un pochino meglio, ed a volte riesce anche a dire qualcosa di sensato (mi piacque molto un suo commento sulla vittoria di Obama), ma anche li farebbe bene a stare zitto.

    Solo su una cosa è bravo.
    Quando , durante i mondiali o gli europei, ricomincia a parlare di calcio e ad insultare Del Piero e gli juventini..

    Del Plin plin……

    Ossequi Direttore

  • On December 28, 2008 at 10:28 pm valeria said

    oh cousin, quanto astio.

  • On January 5, 2009 at 12:25 pm dupe said

    Zucconi non piace per nulla neppure a me, però…

    > Ah, e boxing day, per dio, non vuol dire “giorno dei cazzotti”

    Ironia, questa sconosciuta.

    Santo cielo, quella di Zucconi non sarà stata una gran battuta di spirito, ma mi pare assolutamente ovvio che non debba essere interpretata letteralmente.

  • On January 5, 2009 at 12:26 pm antonio said

    dupe, Zucconi era quello che credeva che ‘copycat’ volesse dire gatto copione, e non era ironia.

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