Dublin, 3 years and 6 days
Il 22 marzo ho celebrato i miei tre anni, parafrasando l’inglese to celebrate, non pensate che mi sia messo a fare strani riti liturgici… Ogni anno e’ sempre la stessa storia, quando questa data si avvicina mi preparo psicologicamente a farci un post quindi gia’ qualche mese prima cerco di assemblare i pensieri e di riportare i ricordi fondamentali dell’anno passato. Ovviamente, come potrete immaginare, nel momento creativo per eccellenza, cioe’ quando scrivo il post, mi dimentico tutto e faccio di getto.
Gli anni scorsi (1, 2) non ho prodotto dei post particolari, specie quello del secondo anno mi ha deluso un po’; se penso alla soglia dei tre anni mi viene in mente, immediatamente il famoso post di Lorenzo per i suoi tre anni in Irlanda (qui), se non fosse che ora ho appena ricontrollato e in realta’ ne aveva fatti due, ma vabbe’.
Dato che tre anni sono un bel traguardo, specie perche’ molti blogger hanno smesso di scrivere ben prima del loro terzo anniversario irlandese, diciamo che aspettavo questo post.. (si’ lo so che mi ripeto).
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Si potrebbero dire tante cose, la cosa piu’ facile sarebbe prendere tutte le cose fatte l’anno scorso e riassumerle in un post, cercando di trarne una morale (tipo i finali di South Park); non credo che questo sia giusto per due motivi, il primo e il piu’ cretino, del resto cosa vi aspettate da questo blog, e’ che la mia memoria non e’ illimitata e sarei in grado di fare confusione facilmente, il secondo e piu’ filosofico e’ che crescendo si tende giustamente a reinterpretare gli eventi del passato e dargli un’altro senso; se tre anni fa una battuta fatta con una persona in un pub poteva essere classificata nel ‘divertimento e risate’, due anni fa la stessa battuta si sposta nel settore ‘il ragazzino appena arrivato in irlanda’, oggi magari sta in ‘ricordi del nonno’.
La nonnitudine (sono sicuro che non si dice cosi’, spero che nessuna accademico della crusca mi stai leggendo), e’ un po’ una costante di quest’anno passato, per me questo significa ricordarsi eventi legati ad un pub quando ci si passa di fronte o ci si entra di nuovo, oppure ricordarsi dove sono tutti i pub durante una discussione e legarci delle storie successe o delle cose fatte, avete presente i nonni che raccontano la guerra ai nipoti? ecco. Non saprei dirvi se questa e’ una cosa tipica dello stare tanto tempo a Dublino (magari i lettori piu’ vecchi posso aiutarvi), o se e’ solo una conseguenza del mio cambiamento.
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Ieri ero al Palace, Fleet st, e mi hanno chiesto perche’ ero venuto in Irlanda, ecco era da un bel po’ che non me lo chiedevano, da cosi’ tanto che io stesso mi ero dimenticato il perche’ (lo so che e’ comica la cosa); alla fine mi sono ricordato che ero venuto qui senza lavoro, dopo essermi licenziato in Italia, per venire a fare l’esperienza all’estero e imparare l’inglese, e poi, ce lo aggiungiamo sempre per fare la battuta, perche’ ero giovane.
Specifico che e’ una battuta, perche’ io non sono serio quando dico queste cose; ogni volta che torno in Italia o mi trovo a parlare dello stato della nazione (State of the Onion) con italiani li’ residenti mi rendo conto del degrado a cui siamo arrivati; perfavore, capitemi, lo so che ci sono le eccezioni e in quanto eccezioni non le includo in questo discorso, e soprattutto, se mi leggete dall’Italia fareste meglio ad includervi tra le eccezioni perche’ diro’ cose poco pleasant.
Molte volte i ragazzi della mia eta’ in Italia sono ancora da mamma’, che stira le camicie, fa il letto, vanno il giro con gli amici il sabato sera con la macchina del papi, ogni tanto si concedono qualche vacanza ma sono prettamente *provinciali*, nessuno che si sogni di fare qualche esperienza all’estero, molti si lamentano che non c’e’ lavoro, se non fosse che stanno ancora all’universita’ a chissa’ quale anno fuori corso o perche’ ne sono appena usciti e si aspettano chissa’ cosa derivi dall’avere il pezzo di carta. Capitemi, cari coetanei, il pezzo di carta molte volte non vi servira’ a niente, se non ad postporre, immancabilmente, la vostra entrata nel mondo del lavoro; e se vogliamo ridere, il mondo del lavoro italiano e’ ridicolo, il 150% delle volte quando si tratta di dare un aumento non sara’ basato sul merito ma semplicemente sugli anni di anzianita’, non posso dare l’aumento a te perche’ sei troppo giovani. I giovani sono condannati solo allo schiavismo.
Ma lo schiavismo fa bene, o se vogliamo intenderci ‘gavetta’, a me fanno ridere (per non dire peggio) i giovani che stanno a casa da mamma’ perche’ non vogliono fare la gavetta, perche’ hanno paura a fare lo stage e si nascondono dietro “come faccio a mantenermi a (Roma|Milano) con xxx eu al mese?” Ecco magari se avessi pensato che il tuo futuro non sara’ solo sulle spalle dei tuoi genitori avresti messo qualcosa da parte. Certo l’altra parte, quella dei trentenni ancora in stage, direi che e’ ugualmente ridicola e sarebbe il caso che anche loro si dessero una mossa.
Pensate che andare all’estero risolva questa faccenda? Non la risolve, sfortunatamente. Molti vengono (o venivano) qui, come me, per fare l’”esperienza”, ragazze au pair e giovani da scuola di inglese, salvo poi ritornare a casa a rifare la vita di cui sopra dopo 3 o 6 mesi, lasciandoci in regalo un bel rant sull’irlanda, su quanto tutto fa schifo o, in alcuni casi, tornando a casa con una bella esperienza, si’, ma adesso e’ meglio che mi cerchi un lavoro in Italia.
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Dopo tre anni e’ questo il pensiero che ho maturato su quello che ormai, visto da qui e’ l’Estero, parliamo invece degli Interni…. Piu’ volte, l’ultima ieri sera tornando a casa a piedi dopo una serata fuori, mi sono chiesto se questo posto mi manchera’ quando andro’ via, non che abbia a breve piani di andare via (almeno per le prossime due settimane), pero’ forse si’; a voi long-haul sembrera’ strano rimpiangere Grafton St la sera tardi oppure cose del genere, eppure fa sempre parte di noi, sono cose che abbiamo fatto, posti in cui siamo stati; la semplice presenza in quei posti non ci assimila alla maggior parte delle persone che stanno li’ in cerca di qualcos’altro, a me questi posti hanno semplicemente suscitato riflessione sul degrado del genere umano e, come per il trash di cui postavo tempo fa, li frequento solo per sperimentare l’ennesima catarsi, come coloro che un bel po’ di anni fa ad Atene (o Siracusa) guardavano le tragedie greche e di fronte a queste imitazioni della realta’ rivivevano passioni cosi’ forti che l’animo ne vaniva purificato e mai si sarebbe sognato di ripetere quello che aveva appena visto in scena (uccisione di padre, figli e quant’altro).
L’altro giorno su un taxi mi chiedevo ‘ma cosa cercano?’, guardando le solite ragazze seminude aspettare che il semaforo diventasse verde per passare (o per meglio dire, aspettando che le macchine diminuissero per passare col rosso), ecco, non mi sono dato risposta, ma di fronte a situazioni simili con soggetti cambiati e piu’ vestiti in Italia, non sono neanche in grado di darmi risposta, forse sarebbe megli distinguere i tre anni a Dublino da riflessioni generali sulla vita.
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In tre anni ho conosciuto un bel po’ di persone, alcuni simpatici altri meno, ma in generale e’ cosi’ sempre, mi dispiace che molti si siano allontanati, o sarebbe meglio dire che ci si e’ allontanati a vicenda per vari motivi, a volte ci si perde semplicemente di vista senza un motivo chiaro. Probabilmente queste persone vivono ancora qui a Dublino, altri hanno smesso di parlarmi perche’ sono offesi con me, senza dirmelo mai ovviamente, ma in questo caso direi che sarebbe meglio includere anche loro nel degrado del genere umano.
La cosa bella di questa citta’ e’ l’irreale, l’irreale per noi che non siamo nati qui, vedere certe scene dentro o fuori dai pub ti fa pensare ‘ma come e’ possibile’ e a volte quando le racconto credo che mi prendano per sparacazzate, tanto solo irreali, ma posso confermare che non mi sono mai inventato niente e siccome non ci sono mai andato da solo ai pub, direi che ho anche testimoni (certo chissa’ dove sono adesso sti testimoni).
Dicevamo… di notte questa citta’ si trasforma e diventa in un posto in cui si puo’ vedere qualsiasi scena, e di fronte a queste cose si puo’ reagire dicendo ‘ma che schifo’, con il solito perbenismo che ci caratterizza, oppure facendosi una risata (che poi e’ un altro modo per spezzare la tensione che da quella scena), ecco credo che per il buon vivere la seconda opzione sia la migliore (che e’ anche quella che in genere scelgo io
). La mattina dopo si vive un’altra Dublino, quella del lavoro, con la gente che si affretta per recarsi a lavoro cercando di fare slalom dai turisti con zaini e buste della Guinness Storehouse o di Carroll’s, ultimamente, dato che siamo in recessione, il lavoro e’ diminuito un bel po’, ma spero che capiate il senso di quello che voglio dire =)
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L’unica eccezione a questa routine quotidiana e’ la domenica mattina, in cui si puo’ uscire e vivere Dublino da soli, perche’ in genere la domenica mattina qui e’ *deserto*, non se sia dovuto al fatto che ai tempi si andava a messa o, piu’ probabilmente, che sono tutti distrutti dalla sera prima, fatto sta che la domenica mattina si possono fare passeggiate lunghissime in mezzo a strade deserte, negozi chiusi e vivere una citta’ che in se’, cosi’ da sola, non dice niente di che, ma si caratterizza solo per le persone che ci vivono.
Oddio, ci sono dei bei posti da vedere ma il centro non e’ tutto questo spettacolo, tuttavia lascia spazio per la riflessione. Cercate di capirmi, magari una citta’ italiana vi costringe a ore in macchina o sempre a qualcosa da fare, e’ difficile che vi possiate fare una passeggiata in mezzo al nulla (anche perche’ ci sono persone OVUNQUE), qui invece e’ piu’ facile fare riflessione, passeggiare per andare a lavoro e rilassarvi, cercando di trovare la vostra pace interiore e liberandovi dallo stress.
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Un discorso a parte merita il resto dell’Irlanda, che non e’ Dublino, questo blog si chiama doblin3, mica oireland3… E’ un posto molto bello e con poche persone, del resto l’isola e’ il doppio della Sicilia con un po’ meno abitanti, quindi, come direbbe pallotron, bassa densita’ di persone per centri abitati, quando anche voi farete i tre anni (se non li avete gia’ fatti), spero che abbiate gia’ visto un bel po’ di posti in Irlanda, anche perche’ merita; vivere qui per alcuni anni e stare a casa non e’ esattamente la cosa migliore, soprattutto considerando come sono fatte le case
E c’era bisogno di venire in Irlanda per stare a casa???
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Tornando a Dub dopo tre anni potrei parlarvi di tante cose, di bambine con figli e carrozzina, di cavalli in giro per le strade, di pub pieni fino a scoppiare, di altri pub in cui si entra e si sente solo un sottofondo attissimo di voci, dell’andare a letto e ancora sentire quelle voci (dopo 3 ore vi assicuro che e’ difficile rimuovere il rumore di sottofondo), di kebab o burger king alle 3 di mattina, di vittorie mondiali, di cose che neanche ricordo tanto ero ubriaco, di amici ubriachi ridotti a vomitare per strada o di amici ubriachi che mangiavano il riso in bianco alle 4 di mattina a casa mia, di passeggiate da solo a Phoenix Park e di passeggiate da solo a Clontarf con la gente che faceva jogging con cane a seguito, di case condivise con le persone piu’ improbabili, di storie assurde raccontate da queste persone e di storie assurde vissute con queste persone, di ricerche di case su Daft.ie quando la risposta standard che ti davano era “it’s gone”, a ricerche di case sullo stesso sito quando invece si puo’ anche contrattare il prezzo verso il basso.
Adesso la smetto sul serio perche’ senno’ sembra la pubblicita’ di Hibernian Aviva (boom, bust, bust, boom), tra l’altro avrei anche cose da raccontare sulla televisione irlandese, quando all’inizio la guardavo assieme ai coinquilini e non capivamo un cazzo per colpa del nostro inglese, salvo accorgerci che a volte avevamo messo la rete in gaelico.
Insomma, ne avrei di cose da raccontare per questi tre anni passati e spero di averne ancora.
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Tornando all’inizio del topic, e finendo per non annoiarvi, direi che l’”esperienza” irlandese ha avuto e sta avendo un senso, probabilmente una gran parte di questo senso lo hanno avuto le persone incontrate e le esperienze vissute piu’ che il viaggio e il posto in cui si vive (che conta ben poco).
Last but not least, che poi varrebbe da sola tutti i tre anni, e’ il fatto che ho incontrato Barbara e a breve convoleremo a nozze, non mi dilungo qui perche’ rispetto la mia privacy e poi sarebbe un discorso non da blog.
Cirs meits
Antonio






