Seats are not for feet

“The proof is left to the reader”

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Monthly Archives: May 2009

Estate manageriale

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Dublin – 3 years, 2 months, etc

E’ estate, posso dichiararlo perche’ per la prima volta quest’anno sono riuscito a fare da casa a lavoro (un quarto d’ora a piedi) solamente in magliettina, senza mai indossare il maglione di lana che porto sempre con me (nobile compagno del giubotto, che tengo nello stesso braccio, non si sa mai).

Estate del 2006 splendida, estati 2007 e 2008: miserable, pioggia a non finire. Pare che quest’estate sara’ particolarmente bella ma non vorrei esagerare, del resto io a giugno saro’ due settimane in Sicilia a prendere un po’ di vero sole.

Oggi vi parlero’ essenzialmente di lavoro, ultimamente mi ero concentrato su Dublino e sporadicamente scrivevo qualcosa sull’Italia, spesso parlavo anche di cazzi miei, non ho mai parlato del lavoro in se’, specie del mio lavoro.

Perche’ ne parlo? Lo capirete a breve.

Doverosa premessa: quello che leggerete piu’ avanti fa parte di opinioni personali ed e’ un riassunto della mia esperienza insieme ad una serie di testimonianze di prima mano, non pretendo di avere la verita’ riguardo come funziona l’essere informatico in Italia ma credo di avere dei buoni esempi.

Tagliamo corto e introduciamo un tema che mi sta molto al cuore: la crescita personale e professionale all’interno dell’azienda. In Italia questo discorso e’ quasi inesistente, ma si vede gia’ dalla selezione che viene fatta, a volte con colloqui brevi e in maniera approssimativa. Per molti ruoli la cosa piu’ importante nel colloqui e’ cercare di capire quanto junior e’ la figura in modo da poterlo pagare di meno e, eventualmente, rivendere al cliente di piu’; in Italia ci ritroviamo con un sacco di laureati che non sanno fare niente (perche’ l’universita’ italiana in questo campo e’ useless) che pensavano di essere assunti come semi manager, giusto perche’ erano laureati in ingegneria, e poi invece vengono sbattuti nella fanga a fare straordinari e lavoro sporco.

Non che sia sbagliato eh, del resto avete perso tutti questi anni dietro una cosa inutile, inseguendo il pezzo di carta, adesso avete > 24 anni, la gavetta va fatta comunque….

Il discorso del salario e’ ancora piu’ dolente, da quello che ho notato in Italia il salario viene ‘assegnato’ in base all’anzianita’, e non al merito. Se sei giovane o vecchio e, contemporaneamente, bravissimo, non frega niente a nessuno, un aumento consistente non ti verra’ mai dato perche’ c’e’ altra gente in fila prima di te. Se si tratta di fare una ristrutturazione aziendale e mandare a casa qualcuno in genere il prescelto e’ sempre il giovane, perche’ gli adulti tengono famiglia (anche se ormai a lavoro cazzeggiano), i sindacati si mettono di mezzo, e cosi’ via. Insomma, meritocrazia.

Al di la’ di questo, vi voglio parlare di una mentalita’ che sembra impressa nel cervello di ogni italiano, non so se sia dovuto all’educazione che si riceve in famiglia o al DNA: esiste la convinzione per cui l’unico modo per avere un buon lavoro e’ essere manager. In Italia non frega niente a nessuno se hai 10 anni di esperienza sul campo, il tuo stipendio prima o poi arrivera’ ai limiti di quello che si puo’ dare a un tecnico (abbastanza poco, secondo loro) e dovrai riconvertirti a project manager o similare per guadagnare qualcosa in piu’. In questa maniera, molte volte, si trasformano buoni tecnici in manager incapaci che, a loro volta, si troveranno ad avere a che fare con persone senza nessuna esperienza pregressa ma li’ solamente per guadagnare qualcosa in piu’.

Fatemi chiarire, e spero che mi capiate: fare un lavoro tecnico ha un percorso di crescita completamente differente da quello del manager, qui raramente capita che tecnici siano promossi a manager, in genere sono due campi completamente differenti, il system engineer/software engineer ha a che fare con dei problemi pratici, a seconda del proprio livello di seniority fa anche design. Queste skill, se sfruttate al massimo, generano un grande valore per l’azienda che ha assunto la suddetta figura; inoltre, cosi’ come non si finisce mai di imparare in termini tecnici, non lo si finisce neanche in termini personali: in genere le aziende serie si preoccupano di modellare entrambi i lati del carattere di una persona per fare in modo che si integri bene nel team e possa dare il massimo in termini di contributo lavorativo.

La struttura manageriale in Irlanda, in realta’ parlo piu’ dell’America, in genere varia da azienda ad azienda ma le aziende serie hanno una persona che si occupa di un particolare progetto (TPM: techinical project manager di microsoftiana memoria) e coinvolge vari team, e la persona che alla fine gestisce le risorse sia in termini di allocazione delle stesse che in termini di career development, che e’ il manager vero e proprio, o people manager. In genere il manager si occupa di fare una strategia ad alto livello di quelli che sara’ il team che dirige tra uno/due anni, di come far crescere i vari membri del team.

E’ un lavoro che coinvolge molto le capacita’ dialettiche del manager e, a volte, anche quelle psicologiche; quando parliamo di team con persone altamente specializzate, che capita anche che prendano piu’ dei manager stessi (almeno nella mia azienda funziona cosi’), e’ difficile che il manager dia ordini e cachi il cazzo ogni due per tre come si fa in italia (“abbiamo finito?”, “a che punto siamo?”, “riusciamo a consegnare?” moltiplicato per dieci = domande ogni giorno da parte del tuo manager italiano); in genere quello che capita e’ che venga detta una cosa del genere: “da oggi si lavora a questo progetto, tu ti occuperai di questo, ci vediamo tra due settimane”

L’assenza del manager e’ una cosa buona perche’ non stressa il lavoratore, lo responsabilizza e gli permette di fare tranquillamente il proprio lavoro. Vi immaginereste una cosa del genere in Italia??? Assolutamente impossibile!!! In genere chiunque ha un ruolo di minima reponsabilita (cioe’ ex-tecnico) si sente almeno una spanna sopra gli altri, e sara’ pronto a spiegarvi che queste cose in Italia non si possono fare perche’ i lavoratori non lavorano, hanno bisogno di essere spronati etc. Insomma, vi fara’ capire che i suoi sottoposti sono dei lavativi… questa cosa dovrebbe costargli il posto di lavoro in un’azienda seria, ma si sa che in Italia se c’e’ un problema la colpa e’ sempre di qualcun’altro; poi non parliamo di licenziamenti…

Insomma, i manager in Italia sono delle persone inutili, ma si sa, fanno un lavoro ‘importante’, vedrai che anche quello che pulisce i cessi in Italia ti dira’ che gestisce qualcuno o quaclosa, se ci affidassimo a quello che dicono i singoli non si capisce chi subisce le “direzioni”… e’ come se le aziende, a loro dire, fossero composte da unica schiera di team leader/manager/specialist/architect/salcazzo e non esistano tecnici normali. Il fatto di nascondersi dietro un titolo, per me, denota solo incompetenza nel proprio lavoro e bisogno di essere ricompensati da questo dato che, in molti casi, la busta paga non riflette il titolo.

Io credo che, specie nel lavoro, ci voglia mooooooolta ma moooooooooolta umilta’, siamo qui per imparare, tutti insieme, se siamo in un’azienda che ci valorizza come risorsa vuol dire che il nostro contributo e’ considerato importante, ma non indispensabile, e in genere ci sara’ sempre qualcuno piu’ specializzato in un campo di cui voi non siete a conoscenza.

Chiaro che l’italico che credeva che in Italia l’unico modo per essere considerati era fare il manager, non cambiera’ mica la propria opinione qui, dove invece per manager cercano persone competenti e preparate, non persone che pensano che sia l’unico modo per ricevere qualcosa in piu’ in busta paga; quindi continuera’ a spacciarsi per manager anche quando non lo e’, magari con gli italiani puo’ fare colpo perche’ siamo pronti tutti a metterci a pecorina nei confronti di chiunque abbia (o dichiari inopinatamente di avere) un briciolo di potere, ma gli anglosassoni in questo sono molto egalitari, al di la’ del proprio ruolo e responsabilita’ (ripeto per gli italiani duri di orecchie: responsabilita’), il manager e’ una persona come gli altri, ci si prende una birra insieme, si scherza e, almeno il mio, non si isola insieme ad altri presunti manager o team leader, perche’ in fondo siamo tutti nella stessa barca pur con ruoli e salari differenti.

Basta chiacchere e lamentele da parte mia, io penso che ci siano cose ben piu’ importanti nella vita piuttosto che ostentare cose, e non fanno parte della sfera materiale. Purtroppo siamo cresciuti tutti in un mondo in cui ci hanno insegnato che possedere e’ piu’ importante che essere, so che sembra una frase ad effetto ma e’ veramente cosi’. Adesso copio andima, ma penso che la gioia di un sorriso di un amico o della propria ragazza non si possa scambiare con nessuna chiacchera da quattro soldi su conti in banca o responsabilita’ lavorative.

Scusate per il post lungo ma c’erano delle cose che volevo puntualizzre.

Chiudo dedicando una poesia a quello che da oltre una decina d’anni sta spiegando all’italia la mentalita’ di cui sopra, avendo cura che sia inculcata a tutti

Come vi dicevo sopra, si sa che in Italia tutte le persone di potere hanno una schiera di seguaci, e voi pensate che non dedichi qualcosa pure ai suoi seguaci? In questo caso si tratta di una poesia:

Nummeri di Trilussa

- Conterò poco, è vero:
- diceva l’Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.

cirs meit

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May 30, 2009

Dublino, la citta’ divisa

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Post molto rapido perche’ dovrei andare a letto, e’ tardi e non ho neanche il tempo di raccogliere qualche pensiero da scrivere…

Se vivete a Dublino e vi interessa sapere qualcosa della “vostra” citta’ vi consiglio questo report chiamato “Divided City”, che parla dello sviluppo di Dublino negli ultimi 40 anni, e’ anche corredato di mappe con zone ricche/meno ricche e il relativo cambiamento delle stesse nel corso del tempo.

Due precisazini, una sulla possesso e una sul rapporto in se’; una cosa che mi ha colpito del rapporto e’ quando parla del tipo di famiglia diffusa a Dublino e secondo il censo il 50% delle famiglie sono lone-parent (cioe’ un solo genitore con uno o piu’ figli). Considerando che si prende la single-mother allowance non so quante di queste famiglie siano vere o false, pero’ questo dimostra che in effetti le chiacchere del Papa sulla famiglia fondata tra uomo e donna non servono a tanto.

Detto cio’, il report parla della citta’ in se’, questa che ho fatto io e’ una nota a margine che viene citata nel documento ma che non c’entra molto nel documento, se siete interessati anche a capire cosa sono quei palazzoni vicino connolly station e perche’ sheriff street e’ cosi’ degradata, ecco il report ve lo spiega.

Riguardo il possesso, avrei tante cose da dire, sopra ho scritto la vostra citta’, chiaarmente non mi riferivo ai ragazzi che vivono qui da uno/due settimane ma a quelli che stanno qui oltre un mese, io credo che Dublino sia una citta’ da fare propria, anche con le coes brutte, che ci sono eh, perche’ in fondo viviamo in questa citta’, onestamente dire che la mia citta’ e’ Messina suonerebbe un po’ stonato perche’ in fondo saranno oltre 5 anni che non vivo li’.

So che puo’ sembrare strano ma per il momento Dublino e’ la mia citta’ e nel mio piccolo, anche con tanti sbagli, sia chiaro, sto cercando di fare di tutto per ambientarmi; probabilmente alcuni pensano che l’ambientamento sia andare al pub con irlandesi, altri che sia conoscere i pub del centro (che conosco, vi posso anche raccontare quelli che stanno chiudendo), altri ancora pensano che sia dell’altro; ecco, cosa penso io per il momento lo tengo per me visto che non ho veramente una risposta definitiva, spero che il tempo mi schiarisca le idee e contribuisca a risolvere questo incontro/scontro con dublino (odi et amo, quare id faciam, fortasse requiris?, direbbe qualche francese).

Detto cio’, quello che vedo e’ che molti italiani, anche quelli che sono qui da molti anni, continuano a fare i turisti permanenti, sbagliato? giusto? onestamente credo di non essere in posizione per dirlo. Sono pero’ sicuro che cosi’ si perde il contatto con Dublino e l’Irlanda e si cade vittime di generalizzazioni facili.

Notte

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May 27, 2009

Riflessioni estemporanee sul clima

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So gia’ che scrivere questo post sara’ una faticata perche’ devo raccogliere un po’ di pensieri, filtrarli, risistemarli e magari cancellare il draft 2-3 volte prima di poter premere ‘Publish’, proviamoci…

Questo weekend sono stato in Sicilia, sia venerdi’ che sabato il tempo e’ stato miserable, come direbbero qui, ma domenica c’era un sole che spaccava le pietre; sabato avevo intravisto un post su cavesi chiamato Barcelona e mi era venuta in mente qualche riflessione, mi ero ripromesso di scriverne ma poi sono sopravvenute altre contingenze; diciamo cosi’.

L’occasione che aveva fatto scaturire queste riflessioni era, come potrete immaginare, la mia presenza seppur per un brevissimo periodo in Sicilia e l’aggiunta di qualche pensiero sparso che da inizio anno mi frulla per la testa e che deriva dal viaggio fatto in Donegal a capodanno; lo so gia’, forse dovrei riflettere di meno.

Andiamo al sodo, vediamo di affrontare questa faccenda del sole e del clima nella maniera piu’ equilibrata possibile senza lasciarsi prendere da pregiudizi ne’ dal lato dell’Italia dove e’ tutto bello, ne’ dal lato dell’Irlanda e’ tutto bello; ammetto che molte volte mi faccio prendere dai secondi piu’ che dai primi e vorrei sdradicarli se possibile.

Clima e sole non e’ solo una riflessione metereologica, a la colonello Bernacca, buonanima, ma quanto queste condizioni modificano le abitudini e quello che si fa durante la giornata, se “Dove vivere” era un post piu’ universale, per chi lo ricorda, qui mi limitero’ al confronto tra Italia, nel mio caso Sicilia, e Irlanda, o meglio Dublino.

Vediamo di sintetizzare qualche punto, spero che i commentatori possano darmi una mano a “quagliare” questi pensieri.

Indubbiamente il cattivo tempo mi mette di cattivo umore, vivendo in Irlanda dove il sole non e’ cosi’ presente come giu’ si apprezzano di piu’ i momenti in cui il sole effettivamente c’e’ ma ci si riscopre metereopatici, magari per i long-haul dubliners il primo anno non e’ stato cosi’ drammatico, altrimenti sarebbero gia’ altrove, ma andando avanti nel tempo e passando il ciclo di estati/inverni per un paio di anni comincia a dare veramente fastidio non tanto il fatto che d’inverno sia coperto (anche perche’ di solito, ad esempio questo gennaio, c’e’ stato molto sole), ma soprattutto il fatto che d’estate puo’ essere coperto o piove.

Indubbiamente mi sento ancora abituato a certi ritmi, nel mio caso il fatto che a giugno/luglio/agosto il sole ci deve essere il 99% del tempo e deve riscaldare, questi ritmi non sono ancora riuscito a cambiarli completamente e mi chiedo se persone che vivono qui da molto tempo come Martina si siano abituate (cioe’ non ci facciano piu’ caso), o se e’ proprio una cosa che continua a dare fastidio. Integrando quello che dice bacco nei commenti nel suddetto post su Lyndon scriveva riguardo l’Italia commentata da italiani a Dublino:

Ci si dimentica con fretta di tante, troppe cose: il ribrezzo provocato da governanti scellerati, le continue umiliazioni sul posto di lavoro, il gravissimo arretramento del nostro paese, la stagnazione, l’arrebante recessione, la malasanita’, la casta e chi piu’ ne ha ne metta.

Nella seconda LaVero parlava di Spagna nel post su cavesi dicendo:

A Barcellona comincia a fare caldo a maggio e continua fino a settembre/ottobre. L’anno scorso a fine settembre c’era l’afa che da noi c’e’ a ferragosto. E se lavori o muori di caldo o ti adatti all’aria condizionata.
Io preferisco dormire con la coperta a Dublino ed in Spagna andarci in vacanza.

(prima nel commento parlava anche del fatto che in Spagna si lavora di piu’ e con piu’ stress).

Allora, intendiamoci, la fatidica domanda da un milione di dollari dovevo porla prima, ma la pongo adesso anche perche ci aiuta a distinguere meglio i termini del discorso :D

a parita’ di condizioni lavorative (stesso lavoro, stesso stipendio), tornereste in Italia nel posto in cui siete nati?

Il termine e’ tutto qui e vi ammetto che, con la mia debolezza intellettuale, dopo 3 anni di Dublino non sono ancora in grado di rispondere a questa domanda; so che molti italiani risponderebbero si’ immediatamente, e allora loro sono qui per i soldi (e nel caso di alcuni anche per il tipo di lavoro che fanno), altri sono qui per l’esperienza e magari avrebbero quaclhe remore in piu’ per tornare in un paese che hanno lasciato in uno stato e adesso e’ in uno stato ancora peggiore.

Luca di Galway, spero che ancora mi legga, scrisse, e qui riassumo perche’ non trovo la citazione esatta, che lui si rititerebbe in un borgo italiano a godersi le meraviglie che l’Italia puo’ dare, ignorando chiaramente tutto cio’ che esiste e che Lyndon ha parzialmente descritto.

E’ l’isolamente la soluzione per poter vivere in Italia?
Nel caso in cui si vada a vivere in Italia bisogna chiudere gli occhi e isolarsi o integrarsi e chiudere gli occhi?
E allora che differenza fa il chiudere gli occhi di fronte a tutte le ingiustizie? O forse sto solo confondendo le acque mischiando capre e cavoli?

Vediamo cosa ne viene fuori dal dibattito, a volte sembro avere delle idee chiare su quello che scrivo ma in realta’ su queste domande non ho nessuna risposta da darvi.

Nella foto: cose da paesi col sole

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May 17, 2009

Cucina siciliana (e braciole messinesi) in Irlanda.

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Dublin – 3 years, 1 month, etc etc

Oggi variazione sul tema, in redazione ho ricevuto diverse lettere di protesta che mi invitavano a cambiare un po’ il tema del blog, mi hanno detto che non se ne puo’ piu’ dei soliti post su Dublino e la Guinness e che dovrei cambiare un po’ topic ogni tanto. Alcuni, alla luce dell’ultimo post, mi hanno persino definito alcolizzato.

Giusto per sintetizzare le mie ultime fatiche culinarie del weekend oggi faro’ un mini-trattato sulla cucina siciliana; come al solito, the proof is left to the reader, quindi cerchero’ di essere informativo per quanto possibile ma nulla vi esimera’ da una visita nell’isola maggiore nel caso in cui vogliate avere informazioni di prima mano.

Come al solito, parlare della Sicilia e’ una faccenda complessa, sia nella lingua che nella cucina notiamo le influenze di tutti i conquistatori che si sono succeduti, citero’ solamente greci, cartaginesi, romani (piu’ o meno), arabi, spagnoli, francesi senza dimenticare anche austriaci, inglesi e italiani :-)

Pur essendo siciliano e pur avendo vissuto a Messina e Catania per un numero considerevole di anni, ci sono parti della sicilia a me sconosciute, e non saprei neanche descriverle, gia’ ci sono un gran numero di differenze tra sicilia orientale e occidentale, credo tuttavia che questa suddivisione non sia neanche sufficiente, per esempio Messina, Catania e Siracusa sono molto diverse tra di loro, specie per ‘piatti tipici’ esiste una grossa differenza tra Catania e Messina, figuratevi tra Messina e Palermo o Messina e Enna.

Credo che il tipo di cucina delle varie citta’ siciliane sia derivato principalmente dalle influenze dei conquistatori che a suo tempo furono in loco e dalla solita differenza, che vale ovunque, tra costa e entroterra. Diciamo che a Catania e Siracusa di sicuro si notano le influenze greche, per esempio nell’uso abbondante di vegetali e pesce, ad esempio la melanzana che e’ usata un po’ ovunque nella cucina siciliana fu introdotta dagli arabi, e riusata molto dopo nella parmigiana o nella pasta alla norma.

Una piccola precisazione, la ‘parmigiana’ (o parmiggiana) non ha nulla a che vedere con Parma o col parmigiano reggiano (che, come potete immaginare, non e’ prodotto in Sicilia), ma dipende solamente dalla disposizione delle melanzane, pare che ‘parmiciana’ sia chiamata la disposizione delle listelle di legno nelle persiane; e ancora precisando, in Sicilia esistono diversi tipi di melanzane, quella normale e’ quella che vedete un po’ ovunque anche qui (quella ‘grande’, per intenderci), poi ne esiste un’altra variante chiamata ‘turca’ che e’ molto piccola e viene usata per fare le melanzane ripiene (avrei voluto darvi i riferimenti tecnici coi nomi della pianta ma non trovo come si chiama quella piccola :D ).

A Palermo invece si nota anche una influenza francese (del resto i normanni risiedettero li’ per lungo tempo) e quindi piatti piu’ complessi e preparazioni piu’ complicate (non voglio ridurre la cucina francese a questo, ma per intenderci), noi diciamo che a Palermo in cucina fanno piatti confusi (o ‘mpracchie’), tuttavia non lo ripetero’ per non offendere i palermitani alla lettura.

Trapani, invece, e’ molto piu’ africana, per ovvi motivi li’ si mangia molto tonno, del resto la ‘mattanza’ viene praticata proprio in quella zona, e sorprendentemente fanno anche un ottimo cous-cous (sapevate che in Sicilia potete mangiare il cous cous??? sapevatelo!).

Ad Agrigento ci sono stato un paio di volte ma neanche ricordo cosa ho mangiato, sono sicuro tuttavia che hanno qualche piatto tipico :D tutta la zona sud della Sicilia, includendo anche Ragusa, ha dei ristoranti favolosi, anche pluripremiati da varie guide, di cui il piu’ famoso e’ quello il Duomo con Ciccio Sultano come chef. Non sono molto esperto di quello che si cucini da quelle parti quindi non mi dilunghero’.

A Messina si notano varie influenze, di sicuro ci sono anche quelle ‘continentali’, visto che la citta’ a suo tempo rappresentava la porta della Sicilia e che oggi e’ diventata la baraccopoli della Sicilia, si mangia molto bene tuttavia, si cucina molto pescespada, possibilmente pescato nello Stretto con le feluche (sono sicuro che c’e’ un documentario da qualche parte che narra la pesca tradizionale del pescespada, bisognerebbe recuperarlo), e dall’involtino parlermitano si deriva l’involtino messinese (o braciolettina messinese, di cui vi parlo piu’ giu’), la focaccia messinese credo derivi dalla pizza (e non ha niente a che vedere con la focaccia genovese), e, di nuovo, le braciole di pescespada, che sono una delle cose piu’ buone mai mangiate!!!

Di nuovo, quando parlo di ‘braciole’ intendo involtini, non la costata :D

Tra parentesi a Messina si mangiano anche delle ottime melanzane ripiene (quelle piccole!!!).

Ok, mi e’ gia’ venuta fame, approfondiamo anche con i dessert; dopo aver provato la varia pasticceria sicula da tutte le parti (ve lo giuro), vi posso assicurare, e non perche’ sono del loco, che la migliore pasticceria e’ quella messinese!!! Perche’ a Palermo e Catania e’ troppo pesante, io non riesco a concepire queste bombe caloriche che sono le cassate, e del resto la cassata non e’ molto popolare a messina, e il cannolo va fatto con la ricotta di pecora. Ok, anche a catania si fa con la ricotta di pecora ma ci aggiungono varie cose che non mi piacciono. Inutile dire che il mio dolce preferito e’ il cannolo. Sempre a Messina si mangiano vari dolci come una variante del profiterol (chiamato ‘bianco e nero’), la pignolata e tante altre cose. Inoltre la granita e’ veramente ok, inutile spiegare agli altri cosa sia una granita fragole a panna o caffe’ con panna quando la loro unica esperienza e’ la granita alle mandorle (che a messina e’ ‘acquazza’).

Detto cio’, non mi dilungo sui dolci, ma vi parlo solamente della mia avventura nel weekend che avevo covato da qualche settimana ma non avevo mai trovato il tempo di realizzare: le braciolettine messinesi!!! Vi sembrera’ strano per una citta’ di mare come messina ma laggiu’ e’ molto diffusa anche la carne, specie le braciole si mangiano un po’ ovunque nelle famiglie buddaci, vediamo di raccontare un po’ la ricetta, speriamo di non fare errori.

Innanzitutto la carne, si parla di vitello ma anche il bue va bene, come taglio a messina si usa il ‘lacerto’ (si chiama cosi’), che se non sbaglio corrisponde al girello (eye of round), nei paesi anglofoni anche una round steak va bene, l’importante e’ avere una carne morbida e che sia poco ‘lavorata’, diciamo cosi’. In Sicilia questo tipo di carne viene tagliato fino e poi battuto, in maniera che diventi tipo carpaccio. Questo tipo di carne viene usato sia per la cotoletta (che non ha niente a che vedere con la cotoletta alla milanese) e per le braciolettine (o, di nuovo, involtini).

Torniamo in Irlanda, dopo aver comprato la vostra round steak la taglierete a quadratini e la batterete sottile fino ad avere la consistenza adeguata, chiaramente vi serve un batticarne, altrimenti con bottiglie e roba varia vi fate un bucio di culo pazzesco (fidatevi, ho provato). Tra batticarne e carne sara’ opportuno mettere una pellicola trasparente altrimenti spaccate tutto e con tutto quel sangue e pezzi di carne potreste essere presi da istinti omicidi.

Ripieno: in Sicilia si usa molto la ‘mollica’, anche qui bisogna stare attenti coi termini, non si tratta di mollica di pane fresco ma di una sorta di pan grattato, questa viene usata in molte preparazioni, per esempio la pasta con le sarde include la mollica (di nuovo, si parl adi palermo), altre volte la stessa mollica (o pangrattato) viene passata con l’olio in padella e poi aggiunta alla stessa pasta.

Nel caso delle nostre braciolettine la mollica (o pangrattato) sara’ condita. Qui nasce la distinzione tra involtini di carne palermitani e braciolettine messinesi, nel primo caso la mollica viene passata in padella con olio e cipolla e viene anche aggiunto prosciutto e pancetta (fanno mpracchie, ve l’ho detto sopra), nel caso messinese invece la mollica si aggiunge ‘a crudo’ alla fettina di carne, il condimento invece sara’ del prezzemolo crudo, un po’ di olio giusto per inumidirla, e del parmigiano o pecorino (un misto di entrambi va bene), mescolate il tutto con le mani, per essere HACCP compliant, e aggiungete del sale quanto basta (qb), detto fatto assagiatela e correggete quello che manca.

Irlanda: il pangrattato non e’ molto diffuso tuttavia ho trovato che la mollica che vendono qui al tesco, che e’ quella che viene usata per fare lo stuffing di polli, tacchini e compagnia, non e’ male, e’ abbastanza umida di suo, per non mantenere questa umidita’ io la mescolo col vero pangrattato che potete trovare nei negozi polacchi a circa un’euro. Una miscela di 2/3 di mollica irlandese e 1/3 di pangrattato e’ sufficiente a ottenere un buon composto, aggiungerete un po’ di parmigiano (diciamo 1/5) e mescolerete con le mani, poi sale e abbondante prezzemolo e il vostro ripieno e’ pronto.

All’interno, a differenza dei palermitani, noi non aggiungiamo ne’ prosciutto ne’ roba varia (sebbene nei paesi in provincia di messina lato palermo potreste trovare del prosciutto dentro le braciole), ma mettiamo solamente un cubetto di formaggio. A mio parere la soluzione migliore e’ la messinese, perche’ piu’ delicata (di nuovo, non lo dico perche’ messinese). Il formaggio ideale qui potrebbe essere una provola sfoglia di Moltalbano, anche se ormai molte case sicule ripiegano sul galbanino (perfavore, non fatelo), un formaggio che abbia un minimo di sapore will do it.

Irlanda, se la vostra conoscenza dei formaggi irlandesi si limita al cheddar direi che voi siete i tipi che in Italia mangiano galbanino, in Irlanda assieme ad un ottimo latte ci sono degli ottimi formaggi, nel mio caso per il ripieno delle braciole vi consiglio un knockanore affumicato, se non lo trovate potete andare di cheddar vintage del Tesco.

Carne, mollica condita e cubetti di formaggio siete pronti, vi manca solo gli spiedini di legno che potete trovare in qualsiasi negozio di accessori per la casa; la carne, come vi dicevo sopra, deve essere fina, vi consiglio di tagliarla in piccoli rettangoli, ricordate che la braciola messinese piu’ e’ piccola, piu’ e’ buona!!! Prendete il vostro pezzo di carne, mettete uno strato di mollica e uno o due cubetti di formaggio, tirate verso dentro i lati destro e sinistro di questo ideale rettangolo e poi arrotolate, la braciola e’ pronta! Infilzate e passate all’altra. Con un chilo di carne vengono circa 8-9 spiedini con 7 braciole a testa (la moltiplicazione nel totale fatela voi).

A seguire le foto dell’opera d’arte che ho realizzato questo weekend.

Come vedete SANGUE ovunque:

Questo spiedino non e’ il migliore riuscito…

Ecco il risultato finale!!

Come cucinarle? La morte delle braciole e’ alla brace!!! Se non avete la brace la seconda scelta e’ la ghisa, se non l’avete una qualsiasi pentola tipo griglia e’ ok (spero di essermi spiegato). Un altro modo di cuocere le braciole, che e’ davvero meraviglioso perche’ le rende ancora piu’ morbide, e’ farle al sugo, le scotterete nell’olio e poi aggiungerete la passata, fate cuocere a fuoco lentissimo per una-due ore e poi siete pronti a mangiarle!! Il sugo, chiaramente, potete riusarlo per un’ottima pasta.

Spero di esservi stato d’aiuto, molte di queste cose non l’ho trovate su internet quindi e’ giusto che ci stiano, per portare avanti le tradizioni…

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May 10, 2009

Appunti di Guinness

8 Comments

Avevo intenzione di scrivere qualcosa tempo fa, riguardava qualcosa di molto importante che avevo intenzione di comunicarvi, in maniera da placare i fax che giungono in redazione lamentandosi della scarsa qualita’ dei post, del vergognoso uso dell’italiano e, invero, anche dell’infamia dell’autore stesso.

Ovviamente nel momento in cui ho aperto questa pagina ho dimenticato di cosa dovevo parlare quindi improvvisero’. L’importante e’ postare ogni tot in maniera da non cadere vittima della moria delle vacche che ha colpito i blog italodublinesi ormai da tempo.

Novita’ ce ne sono ben poche, innanzitutto il tempo sta ricominciando ad essere clemente, specie nei fine settimana, per cui mi sono ridato all’hobby del nonno: le passeggiate. L’altro giorno sono stato Merrion Square (o Archbishop Ryan Park) e l’ho esplorato per bene, a dire il vero non ero mai stato all’interno del parco e devo dire che e’ molto bello, alcuni tratti sono totalmente in mezzo agli alberi (a differenza di st stephen) e altri tratti sono spazi aperti con prati verdi; se non ci siete mai stati ve lo consiglio, mi ringrazierete.

L’altro giorno, grazie a Gizzo, sono stato al Cobblestone, dove si esibiva il sosia di Massimo Bottura alla chitarra insieme ad un altro gruppo che faceva musica country, subito dopo si e’ esibito l’amico di Gizzo, il cui amico partiva per andare un anno in Australia, cosa tipica degli irlandesi. Il Cobblestone la domenica sera era pieno, evidentemente essendo un local vecchio stampo non aveva bisogno di striscioni che dicevano di andare li’ per salvare jobs (vedere qualche riferimento a un mio post tempo fa), e, stranamente per un pub a Dublino, una pinta di black stuff costa 4.30.

Ok, nel 2006 una pinta al Cafe en Seine costava 6 euro, immagino costi tanto anche adesso, ci sono passato due mesi fa davanti ed era ancora aperto, oggi chissa’, sapete come vanno le cose con la recessione; parlando di costi di pinte io mi ricordo che trovai la Guinness a 3.80 eu, sempre nel 2006, in pub vicino a Phoenix Park, come vedete i costi variano a seconda della movida e del posto; ad oggi 4.30 eu per una guinness mi pare un prezzo abbastanza giusto. Ok, scommetto che ora mi direte che sono un alcolista, alcolisti ci sarete voi, ecco. Un saluto affettuoso dai miei succhi gastrici.

Ecco, adesso ho il blocco dello scrittore (bum), dovrei aggiungere qualcosa ma non so cosa, in fondo dopo tutto questo tempo credo di avervi raccontato tutto di Dublino, se non ci siete mai stati potreste risparmarvi il biglietto dell’aereo e raccontare agli amici qualche aneddoto rubato da qui cosi’ potrete spacciarvi per dublinesi doc e guadagnare la stima dei vostri amici che si mettono le firme celtiche nei forum e si fanno le foto col cappello della guinness salvo poi vivere in qualche comune dell’hinterland milanese.

Magari quando andate al pub potete spacciarvi per veri irlandesi, ancor di piu’ dei vostri amici che leggono i forum irlandesi e fanno i saputelli quando spillano la pinta di guinness spiegando che si spilla in due tempi; voi potreste invece interromperli con maleducazione dicendo che voi siete ancora piu’ irlandesi di loro perche’ la pinta di guinness si puo’ spillare in un tempo solamente. Il motivo per cui si spillava in due tempi e’ semplice: prima che mister Guinness si convertisse all’uso di anidride carbonica e azoto nei contenitori di metallo, la guinness veniva distribuita in botti (credo si chiamino ‘keg’), e la tipica pinta veniva per 2/3 da una botte ‘nuova’, e per 1/3 da una botte piu’ vecchia, che essendo piu’ fermentata generava piu’ schiuma (addaveni’ Pasteur); chiaramente poi il signor Guinness, sia per motivi sanitari che economici, si converti’ a questo nuovo tipo di distribuzione della birra, e non tutti i pub si adeguarono immediatamente, quindi molti continuarono ad usare i 2/3 e 1/3 durante la spillatura della Guinness per non svelare al pubblico che loro avevano i keg con l’azoto (e quindi una birra di minore qualita’).

Fatto sta che questa abitudine permane ancora oggi, dato che viene dallo stesso contenitore e si tratat dello stesso liquido non esiste un motivo vero per spillare la guinness in due tempi, l’importante e’ che la facciate riposare prima di berla. Ecco se i vostri amici insistono chiedetegli di andare a farsi spillare una birra in un tempo e uan in due e poi fare un blind taste, vediamo se sono tanto irish da riconoscerla.

Avvertimento: sto presupponendo che vi troviate in Italia (dove tra l’altro la guinness e’ diversa), se chiedete una spillatura in un tempo in Irlanda come minimo vi tirano il bicchiere dietro, non che ci sia un motivo reale ma sono attacati alle traduzioni. Ecco, come quelli che pensano che col sale gli albumi si montano meglio.

Detto cio’, se volete spacciarvi per Dublinesi doc, di quelli ricchi con la celtic tiger, al pub dovreste ordinare a pint of Ken, vi ho gia’ detto che la guinness e’ per i vecchi e fa fare certe score che ammazzano chiunque si trovi nelle vicinanze; anche qui, potreste raccontare qualche aneddoto riguardo le vostre score con la Guinness, al 100% i vostri amici vi guarderanno stupiti.

In fondo la Guinness e’ mainstream, Gizzo che e’ sempre alternativo mi ha detto che al Porterhouse fanno delle buone porter (strano, vero?), nel caso in cui non lo sappiate gia’ la guinness e’ una Porter, non sono un esperto di birra quindi non appronfodiro’ il discorso ma lui dice che quella fatta con le ostriche e’ buona (oyster porter o qualcosa del genere); andrei anche a provarla se non fosse che al porterhouse si mangia demmerda, almeno a quello di temple bar; certo uno potrebbe pure sfondarsi da Zaytoon e poi entrare pretendendo la Oyster Porter o come si chiama, insomma al pub vi capiscono.

Certo, i vostri amici alternativi magari vi diranno di andare al pub a Dublino 124, ci vuole la Luas per arrivarci ma state sicuri che ci sono i veri irlandesi, del tipo nonno, coppola e guinness, voi invece, essendo piu’ irlandesi di loro, li snobberete dicendo che il vero dublinese va al porterhouse di temple bar, o al brogan’s in dame street, ecco; al massimo vi potreste spingere fino a Dublino 4, ma al 124 state sicuri che ci stanno i polacchi.

Almeno fino a qualche mese fa, ora chissa, things are changing…

cirs meit

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May 6, 2009