Dublin – 3 years, 2 months, etc
E’ estate, posso dichiararlo perche’ per la prima volta quest’anno sono riuscito a fare da casa a lavoro (un quarto d’ora a piedi) solamente in magliettina, senza mai indossare il maglione di lana che porto sempre con me (nobile compagno del giubotto, che tengo nello stesso braccio, non si sa mai).
Estate del 2006 splendida, estati 2007 e 2008: miserable, pioggia a non finire. Pare che quest’estate sara’ particolarmente bella ma non vorrei esagerare, del resto io a giugno saro’ due settimane in Sicilia a prendere un po’ di vero sole.
Oggi vi parlero’ essenzialmente di lavoro, ultimamente mi ero concentrato su Dublino e sporadicamente scrivevo qualcosa sull’Italia, spesso parlavo anche di cazzi miei, non ho mai parlato del lavoro in se’, specie del mio lavoro.
Perche’ ne parlo? Lo capirete a breve.
Doverosa premessa: quello che leggerete piu’ avanti fa parte di opinioni personali ed e’ un riassunto della mia esperienza insieme ad una serie di testimonianze di prima mano, non pretendo di avere la verita’ riguardo come funziona l’essere informatico in Italia ma credo di avere dei buoni esempi.
Tagliamo corto e introduciamo un tema che mi sta molto al cuore: la crescita personale e professionale all’interno dell’azienda. In Italia questo discorso e’ quasi inesistente, ma si vede gia’ dalla selezione che viene fatta, a volte con colloqui brevi e in maniera approssimativa. Per molti ruoli la cosa piu’ importante nel colloqui e’ cercare di capire quanto junior e’ la figura in modo da poterlo pagare di meno e, eventualmente, rivendere al cliente di piu’; in Italia ci ritroviamo con un sacco di laureati che non sanno fare niente (perche’ l’universita’ italiana in questo campo e’ useless) che pensavano di essere assunti come semi manager, giusto perche’ erano laureati in ingegneria, e poi invece vengono sbattuti nella fanga a fare straordinari e lavoro sporco.
Non che sia sbagliato eh, del resto avete perso tutti questi anni dietro una cosa inutile, inseguendo il pezzo di carta, adesso avete > 24 anni, la gavetta va fatta comunque….
Il discorso del salario e’ ancora piu’ dolente, da quello che ho notato in Italia il salario viene ‘assegnato’ in base all’anzianita’, e non al merito. Se sei giovane o vecchio e, contemporaneamente, bravissimo, non frega niente a nessuno, un aumento consistente non ti verra’ mai dato perche’ c’e’ altra gente in fila prima di te. Se si tratta di fare una ristrutturazione aziendale e mandare a casa qualcuno in genere il prescelto e’ sempre il giovane, perche’ gli adulti tengono famiglia (anche se ormai a lavoro cazzeggiano), i sindacati si mettono di mezzo, e cosi’ via. Insomma, meritocrazia.
Al di la’ di questo, vi voglio parlare di una mentalita’ che sembra impressa nel cervello di ogni italiano, non so se sia dovuto all’educazione che si riceve in famiglia o al DNA: esiste la convinzione per cui l’unico modo per avere un buon lavoro e’ essere manager. In Italia non frega niente a nessuno se hai 10 anni di esperienza sul campo, il tuo stipendio prima o poi arrivera’ ai limiti di quello che si puo’ dare a un tecnico (abbastanza poco, secondo loro) e dovrai riconvertirti a project manager o similare per guadagnare qualcosa in piu’. In questa maniera, molte volte, si trasformano buoni tecnici in manager incapaci che, a loro volta, si troveranno ad avere a che fare con persone senza nessuna esperienza pregressa ma li’ solamente per guadagnare qualcosa in piu’.
Fatemi chiarire, e spero che mi capiate: fare un lavoro tecnico ha un percorso di crescita completamente differente da quello del manager, qui raramente capita che tecnici siano promossi a manager, in genere sono due campi completamente differenti, il system engineer/software engineer ha a che fare con dei problemi pratici, a seconda del proprio livello di seniority fa anche design. Queste skill, se sfruttate al massimo, generano un grande valore per l’azienda che ha assunto la suddetta figura; inoltre, cosi’ come non si finisce mai di imparare in termini tecnici, non lo si finisce neanche in termini personali: in genere le aziende serie si preoccupano di modellare entrambi i lati del carattere di una persona per fare in modo che si integri bene nel team e possa dare il massimo in termini di contributo lavorativo.
La struttura manageriale in Irlanda, in realta’ parlo piu’ dell’America, in genere varia da azienda ad azienda ma le aziende serie hanno una persona che si occupa di un particolare progetto (TPM: techinical project manager di microsoftiana memoria) e coinvolge vari team, e la persona che alla fine gestisce le risorse sia in termini di allocazione delle stesse che in termini di career development, che e’ il manager vero e proprio, o people manager. In genere il manager si occupa di fare una strategia ad alto livello di quelli che sara’ il team che dirige tra uno/due anni, di come far crescere i vari membri del team.
E’ un lavoro che coinvolge molto le capacita’ dialettiche del manager e, a volte, anche quelle psicologiche; quando parliamo di team con persone altamente specializzate, che capita anche che prendano piu’ dei manager stessi (almeno nella mia azienda funziona cosi’), e’ difficile che il manager dia ordini e cachi il cazzo ogni due per tre come si fa in italia (“abbiamo finito?”, “a che punto siamo?”, “riusciamo a consegnare?” moltiplicato per dieci = domande ogni giorno da parte del tuo manager italiano); in genere quello che capita e’ che venga detta una cosa del genere: “da oggi si lavora a questo progetto, tu ti occuperai di questo, ci vediamo tra due settimane”
L’assenza del manager e’ una cosa buona perche’ non stressa il lavoratore, lo responsabilizza e gli permette di fare tranquillamente il proprio lavoro. Vi immaginereste una cosa del genere in Italia??? Assolutamente impossibile!!! In genere chiunque ha un ruolo di minima reponsabilita (cioe’ ex-tecnico) si sente almeno una spanna sopra gli altri, e sara’ pronto a spiegarvi che queste cose in Italia non si possono fare perche’ i lavoratori non lavorano, hanno bisogno di essere spronati etc. Insomma, vi fara’ capire che i suoi sottoposti sono dei lavativi… questa cosa dovrebbe costargli il posto di lavoro in un’azienda seria, ma si sa che in Italia se c’e’ un problema la colpa e’ sempre di qualcun’altro; poi non parliamo di licenziamenti…
Insomma, i manager in Italia sono delle persone inutili, ma si sa, fanno un lavoro ‘importante’, vedrai che anche quello che pulisce i cessi in Italia ti dira’ che gestisce qualcuno o quaclosa, se ci affidassimo a quello che dicono i singoli non si capisce chi subisce le “direzioni”… e’ come se le aziende, a loro dire, fossero composte da unica schiera di team leader/manager/specialist/architect/salcazzo e non esistano tecnici normali. Il fatto di nascondersi dietro un titolo, per me, denota solo incompetenza nel proprio lavoro e bisogno di essere ricompensati da questo dato che, in molti casi, la busta paga non riflette il titolo.
Io credo che, specie nel lavoro, ci voglia mooooooolta ma moooooooooolta umilta’, siamo qui per imparare, tutti insieme, se siamo in un’azienda che ci valorizza come risorsa vuol dire che il nostro contributo e’ considerato importante, ma non indispensabile, e in genere ci sara’ sempre qualcuno piu’ specializzato in un campo di cui voi non siete a conoscenza.
Chiaro che l’italico che credeva che in Italia l’unico modo per essere considerati era fare il manager, non cambiera’ mica la propria opinione qui, dove invece per manager cercano persone competenti e preparate, non persone che pensano che sia l’unico modo per ricevere qualcosa in piu’ in busta paga; quindi continuera’ a spacciarsi per manager anche quando non lo e’, magari con gli italiani puo’ fare colpo perche’ siamo pronti tutti a metterci a pecorina nei confronti di chiunque abbia (o dichiari inopinatamente di avere) un briciolo di potere, ma gli anglosassoni in questo sono molto egalitari, al di la’ del proprio ruolo e responsabilita’ (ripeto per gli italiani duri di orecchie: responsabilita’), il manager e’ una persona come gli altri, ci si prende una birra insieme, si scherza e, almeno il mio, non si isola insieme ad altri presunti manager o team leader, perche’ in fondo siamo tutti nella stessa barca pur con ruoli e salari differenti.
Basta chiacchere e lamentele da parte mia, io penso che ci siano cose ben piu’ importanti nella vita piuttosto che ostentare cose, e non fanno parte della sfera materiale. Purtroppo siamo cresciuti tutti in un mondo in cui ci hanno insegnato che possedere e’ piu’ importante che essere, so che sembra una frase ad effetto ma e’ veramente cosi’. Adesso copio andima, ma penso che la gioia di un sorriso di un amico o della propria ragazza non si possa scambiare con nessuna chiacchera da quattro soldi su conti in banca o responsabilita’ lavorative.
Scusate per il post lungo ma c’erano delle cose che volevo puntualizzre.
Chiudo dedicando una poesia a quello che da oltre una decina d’anni sta spiegando all’italia la mentalita’ di cui sopra, avendo cura che sia inculcata a tutti
Come vi dicevo sopra, si sa che in Italia tutte le persone di potere hanno una schiera di seguaci, e voi pensate che non dedichi qualcosa pure ai suoi seguaci? In questo caso si tratta di una poesia:
Nummeri di Trilussa
- Conterò poco, è vero:
- diceva l’Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.
cirs meit





