Seats are not for feet

“The proof is left to the reader”

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Monthly Archives: June 2009

Leap

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Dublin – 3 years, 3 months etc

Evitero’ di commentare le elezioni europee perche’ il bello e’ pontificare prima, dopo e’ solo una fredda analisi dei risultati che, tra l’altro, cambiano ben poco nell’ottica del sistema Italia.

“Sistema Italia” e’ fico, ho sognato di scriverlo da quando ho aperto il blog, finalmente sono riuscito a collocarlo.

“Leap”, che casualmente e’ anche il titolo del post, in inglese significa salto, e perche’ non “jump”? Jump e’ il salto che comincia a due piedi e finisce con due o un piede, “leap” e’ invece il salto che comincia con un piede e finisce con l’altro, ecco come quando si salta da una parte all’altra del burrone; quando si e’ atletici.

Che persona di cultura che e’ il direttoreeeee, gia’, una persona che sa usare Google veramente bene.

Non fatemi divagare, torniamo al tema principale: dopo il mio trasferimento qui, anche durante gli scorsi anni, mi capitava di parlare con delle persone, tra parenti e amici, che invece avevano deciso di rimanere in Italia. Alcuni ammiravano questo “coraggio” e mi dicevano che l’avrebbero fatto anche loro se le condizioni fossero state diverse, nel caso di alcuni si trattava di eta’ e famiglia, ormai consolidate, quindi il ‘farebbero’ si potrebbe meglio scrivere come “l’avrebbero fatto”, nel secondo caso si trattava della situazione presente che aveva un certo equilibrio che non volevano fosse interrotto.

Da discussioni varie la maggior parte delle persone che sono venute qui mi sa che non avevano piu’ nessun equilibrio, si erano rotti i compromessi e i presunti vantaggi che li legavano all’Italia; questa cosa la posso confermare al 100% nel mio caso ma penso che anche altri casi siano simili. Certo ci sono le dovute eccezioni, come la gente venuta qui per studiare, ma nessun post di questo blog sarebbe onesto se non ammettesse le eccezioni.

Ammetto che all’inizio ero abbastanza gasato dall’esperienza irlandese e come mia abitudine rompevo il cazzo a tutti dicendo che qui si stava troppo bene e sottointendendo che era una stupidaggine restare in Italia, ecco, ne approfitto di questo momento anni dopo per ringraziare tutti i miei amici che mi hanno sopportato nei miei rant :D Piu’ avanti ho capito che loro avevano fatto dei compromessi, esattamente come li ho fatti io qui, e non e’ giusto giudicare sulla qualita’ dei compromessi, in fondo la vita ognuno se la gestisce come vuole, l’importante e’ puntare alla felicita’ e soddisfazione personale.

Il leap che non era stato fatto era, invece, da gente che avrebbe voluto farlo ma alcuni non avevano il coraggio (ammissione loro, non deduzione mia), altri non avevano l’eta’ e avevano situazioni in loco che non glielo permettevano piu’, figli, marito/moglie, fidanzamenti storici, fidanzamenti brevi, etc.

Ad oggi mi rendo conto che la mia e’ stata una scelta, una scelta di instabilita’, una volta non prendevo sul serio chi mi diceva che nelle proprie scelte avrebbe dovuto includere un’altra persona, “tu devi pensare alla tua di felicita’” dicevo, ancora oggi ritengo che questa affermazione sia giusta ma finalmente comprendo alcuni motivi dietro queste affermazioni.

Insomma, il cambiamento fa sempre bene, c’e’ chi lo chiama crescita, altri maturita’, io non mi azzardo in queste ultime due definizioni perche’, soprattutto nell’ultimo caso, si sottointende che quello che c’era prima era sbagliato, invece a me mi piace pensare che si tratti solo di momenti diversi derivati da esperienze pregresse diverse. Un modo intellettuale di dire le cose, che se esistesse ancora il blog di utopie avrebbe chiuso immediatamente per manifesta inferiorita’ subito dopo aver letto questa frase ad effetto.

Sono sicuro che tra chi mi legge c’e’ qualcuno che il leap vorrebbe farlo, in mezzo alla massa di gente che legge questo blog un po’ da voyeur un po’ da telespettatore di serial americano, per vedere come va a finire la storia. Ai primi vorrei dire che se vi sentite condizionati dall’eta’ non e’ mai troppo tardi per farlo, certamente l’essere piu’ giovani, ed elastici mentalmente, e propensi ad accettare molti compromessi all’inizio, aiuta ad ambientarsi meglio, ma se non siete piu’ nel fiore della gioventu’ cosa volete farci? Inutile piangersi addosso, rimboccatevi le mani e prenotate il biglietto.

Nel caso dei giovani, invece, sono piu’ scettico. Ho incontrato molte persone che dicono che vorrebbero fare questa fatidica esperienza all’estero, la maggior parte di loro vorrebbe farsi dai 3 ai 6 mesi per studiarsi l’inglese (sotto l’anno e’ turismo, ricordatevelo), vorrebbero, vorrebbero, ma alla fine non fanno niente, c’e’ sempre quell’impegno importantissimo che prende la precedenza, del tipo “esame universitario” o “nuovo fidanzamento” o “opportunita’ di contratto indeterminato > 1000 eu al mese”.

Nel momento in cui vi rendete conto che queste stupidaggini, adesso lo dico sul serio pero’, sono quelle che vi fanno negare un’esperienza ‘life-changing’ come il trasferimento all’estero, allora lasciatevi dire che avete uno strano metro di valutazione; giusto perche’ oggi sono buono.

E’ cosi’ difficile per giovani italiani sotto i 30 anni a mettersi in gioco? A rinunciare a quello che hanno (temporaneamente) e rischiare. Io apprezzo le persone che rischiano, e anche le grandi aziende, se la vostra preoccupazione fosse il lavoro, apprezzano le persone che amano mettersi in gioco. Vi citero’ una cosa, senza fare nomi: conosco un irlandese che lavorava qui, ben avviato, nell’IT, poi un giorno probabilmente ha deciso che aveva messo da parte qualcosa ed e’ andato in una delle migliori universita’ inglesi a studiare matematica. Sapete voi che matematica non ha molti sbocchi lavorativi, ma era una cosa che gli piaceva fare… e’ stato via tre anni e si e’ laureato in tempo, poi e’ tornato ed ha ripreso il lavoro nell’IT.

Ecco, a voi puo’ sembrare una stupidaggine ma questa credo sia sul serio una volonta’ di mettersi in gioco, un po’ come quelli che inconsciamente decidono di andare a farsi un anno in Australia (e sono tanti gli irlandesi che lo fanno dopo il leaving cert) o coloro che si prendono il sabbattico; molti rinunciano al proprio stipendio di migliaia di euro pur di perseguire, anche per poco, un loro sogno… in Italia, invece, l’aspettativa e’ obbligatoria, chi ce lo fa fare a perdere questo indeterminato a 1200 euro?

Infatti, chi ve lo fa fare? Chi me l’ha fatto fare?

Ciao,
Antonio

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Jun 8, 2009

Elezioni europee

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Dublin – 3 years, 3 months, etc

Ho scoperto da qualche giorno che avrei potuto votare per i partiti irlandesi, sarebbe bastato registrarsi da qualche parte, se l’avessi saputo prima l’avrei fatto, sfortunatamente sono troppo pigro e ulterioremente non mi sono neanche interessato molto di politica. Per mia scelta. Gizzo lo sa.

Negli ultimi giorni, tuttavia, mi sono auto-trascinato nella campagna elettorale italiana per farmi un’idea sulle nuove tendenze politiche italiane, e la condividero’ con voi.

Lasciai l’Italia nel 2006, dopo qualche giorno ci sarebbero state le elezioni che Prodi avrebbe vinto con un margine risicatissimo, dopo aver dilapidato in pochi mesi una decina di punti di vantaggio su Berlusconi e Lega, grazie a dei discorsi abbastanza ambigui su tassazione, eguaglianza sociale e in genere a una mancanza di accordo all’interno di una coalizione allargata che comprendeva anche Mastella. Mastella, rendiamoci conto.

Quello che e’ successo dopo e’ storia: si decide di fondare il PD, Veltroni viene eletto tramite le primarie e la maggioranza risicata al Senato finalmente non esiste piu’ e cio’ consente a Berlusconi di conquistare il paese.

Il voto dell’anno scorso, che ha segnato il mio abbandono completo nei confronti della politica italiana, era molto curioso, la Casa delle Liberta’ non ottenne un grandissimo vantaggio rispetto alle elezioni precedenti (europee/amministrative comprese), straordinariamente la Lega che si attestava tra il 3% e il 4% nazionale tra il 2001 e il 2006, nel 2008 sfondo’ il muro dell’8% che, se ci pensate, nella prospettiva nazionale e’ veramente tanto; al Nord abbiamo anche visto grandi citta’ dove la Lega tocca e sfonda anche il 20%. Paradossale.

Berlusconi, imperatore mediatico, riesce a vincere grazie al radicamento sul territorio della Lega (e di copioni simili al Sud), la sinistra decide di suicidarsi definitivamente e in Italia si cominciano a premiare gli istinti piu’ bassi, in particolare razzismo e xenofobia.

Ultimamente, per cercare di rubare voti alla Lega, Berlusconi ha ribadito che non vuole un’Italia multirazziale scordandosi sia delle emigrazioni italiane in Europa e nelle Americhe una cinquantina di anni prima, che delle immigrazioni di stranieri in Italia, dove ormai esistono comunita’ radicate a cui non viene riconosciuta ne’ cittadinanza ne’ diritto di voto.

Potremmo commentare che e’ abbastanza curioso che l’Italia si raccolga attorno alla figura dell’”italiano”, specie se consideriamo il fatto che il nostro Stato ha 150 anni e ci sono molte differenze persino tra un veneto e un lombardo, per non parlare di quello che esiste tra nord e sud; se continuiamo a suonare su queste note chi ci vietera’ un giorno di dire che il Nord deve essere della gente del nord? Ops, scusate, gia’ lo dicono i leghisti.

E’ cambiato tanto in Italia nel frattempo, Berlusconi si e’ preoccupato di fare le ennesime leggi ad personam contro la magistratura eversiva e di ridurre sempre di piu’ gli spazi democratici; probabilmente l’esempio italiano dovrebbe spingere storici e similari a riconsiderare i parametri su cui valutare la democrazia. Ecco… il fatto che si voti non dovrebbe essere considerato preponderante nel definire democratica una nazione, specie se liberta’ di stampa, liberta’ di parola e tolleranza nei confronti dell’altro sono ridotti al lumicino.

Come vi dicevo sopra, in Italia vota solo una parte della popolazione: gli immigrati sono esclusi sebbene siano invitati con forza a partecipare alla vita amministrativa tramite il pagamento delle tasse; ebbene con il voto di una parte della popolazione la maggioranza, illegittimamente, crede di poter calpestare qualsiasi valore democratico.

Non mi azzardero’ a definire l’Italia come una non-democrazia, perche’ questo vorrebbe dire accomunarla ad altri paesi veramente non democratici, dove non esiste liberta’ di stampa o dove reporter stranieri vengono coperti da agenti con degli ombrelli aperti quando fuori e’ piena estate; tuttavia e’ indubbio che l’Italia si sta avviando verso uno ‘slippery slope’ dove il popolo diventa “pubblico da casa”, poco interessato alla vita politica e dove la ‘casta’ decide di fare delle leggi che restringono le liberta’ individuali.

In quest’anno di governo Berlusconi il “merito” e’ diventato un dito dietro il quale nascondersi per fare delle leggi che, invece, hanno poco a che fare col merito. Del resto come spiegare il “merito” ad un popolo che e’ non meritocratico nel DNA? Ad un popolo dove le cariche e il potere vengono tramandati per discendenza e non conquistati per le proprie capacita’? E dietro questo paravento del merito sono passate riforme scolastiche e universitarie, riforme del settore pubblico, dove Brunetta si preoccupa quotidianamente di fare qualche dichiarazione ad effetto; l’ultima e’ quella sui poliziotti panzoni o qualcosa del genere.

Parlando sia con italiani sia di destra che di sinistra residenti in Italia, mi rendo conto di quanto questi siano staccati dalla realta’, i primi lodano Berlusconi non comprendendo che all’estero una persona del suo calibro sarebbe solamente una macchietta cabarettistica, i secondi parlano di anticapitalismo, di liberta’ e di tante belle storie di sinistra senza rendersi conto che a parole si possono dire tante cose ma la pratica e’ differente; bisognerebbe applicare il metodo scientifico anche alla politica, specie quando si tratta di dibattiti. Non accenno al PD perche’ hanno deciso volontariamente il suicidio.

Recentemente mi hanno insegnato che non ha senso criticare se non c’e’ un suggerimento alternativo da proporre, qualcosa per migliorare la situazione attuale; se dovessi applicare questo insegnamento retroattivamente dovrei cancellare una buona percentuale dei miei post e dei commenti nei blog altrui, ma tenteremo di applicarlo solo da oggi. Ecco, mi potreste chiedere qual e’ il tuo suggerimento per migliorare l’Italia?

Suggerimenti ne ho pochi, altrimenti sarei ad applicarli, una volta ero un inguaribile ottimista, forse mi mancava il contatto con la realta’, ultimamente andando in Italia sembra di fare quei viaggi che gli inglesi facevano nell’800 in Africa, dove incontravano tradizioni, culture e persone cosi’ diverse dalle proprie, non arretrate ma diverse, a volte anche cristallizzate nelle loro pratiche quotidiane. Questo recente ‘contatto’ con la realta’ italiana mi provoca un profondo pessimismo, non credo che si possa cambiare dall’oggi al domani, forse lo si puo’ fare tra una generazione e l’altra. Forse.

Forse devo rassegnarmi al fatto che la mia generazione ha deciso il disimpegno dalla politica e la vita alle spalle dei genitori e, in alcuni casi, dei nonni; questo welfare familiare italiano oggi sostiene dei giovani incapaci di agire, muoversi, guadagnare da vivere; questi, eccezioni a parte, non hanno problemi a votare PDL, PD o altri partiti inutili, sebbene questi non abbiano uno straccio di programma economico, sociale, qualcosa; si tratta solo di chiacchere e proclami, di sogni venduti a dei giovani che hanno scelto coscientemente di preservare la situazione attuale, di credere ai genitori e perpetuare un sistema gerontocratico.

Non scordiamo che in Italia la famiglia e’ un valore importante e credo che molte scelte politiche derivino dalla propria esperienza familiare piu’ che dal contatto con la realta’; detto cio’ se i giovani hanno deciso di credere alle promesse, molte volte anche genitori pensionati hanno perso il contatto con la realta’ e credono che il mercato del lavoro sia quello di 40 anni fa e consigliano ai figli di parcheggiarsi all’universita’ in modo da darsi un tono. Ecco, tutto questo non fa altro che perpetuare l’idea che al governo ci debba essere Berlusconi, il cambiamento non sara’ mai accettato, almeno finche’ in Italia la maggior parte degli italiani non vedra’ di buon occhio il cambiamento.

Non ci resta che sperare che gli immigrati ci salvino dagli italiani, perfavore non lasciateci da soli con gli italiani.

Nella foto: il corriere della sera annuncia i dati dell’affluenza di oggi

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Jun 6, 2009

Caldo pazzesco

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Dopo i consueti insulti a Silvio, da sempre atto dovuto prima di qualsiasi elezione, torniamo a Dublino.

Vi ricordate quando vi dicevo che e’ arrivata l’estate perche’ ero riuscito per la prima volta ad andare a lavoro in maglietta? Bene, pare che chi gestisce il meteo irlandese abbia letto il blog e abbia deciso di castigarmi sonoramente, ora come ora in lavoro potrei andarci in mutande e basta. Questa mise e’ anche il mio abbigliamento casalingo, con tutte le finestre aperte.

Non sopporto il caldo.
E non supporto il freddo.

Adesso capite perche’ sono in Irlanda? Onestamente non so cosa scegliere tra il caldo pazzesco e il freddo con riscaldamenti in casa. Probabilmente il caldo pazzesco perche’ mi secca girare con 300 maglioni addosso in casa, o anche perche’ ci sono abituato dalla Sicilia.

Ricordiamoci che Dublino e’ una citta’ di mare quindi per fortuna qui e’ ventilato, altrimenti si creperebbe. Ricordo la mia ultima estate a Roma, sdraiato sul divano con tutte le finestre aperte, non tirava neanche un filo di vento. Volevo morire.

Per fortuna ho resistito.

Ma era veramente una sofferenza, e penso che a Milano sia lo stesso.

Ecco, Roma, Milano, io non capisco come si possa decidere di vivere in questa citta’ che, per quanto siano belle, sono fatte per la gente che ci lavora, non per la gente che ci vive. Ok, di sicuro la sera c’e’ sempre qualcosa da fare, ma nel mio caso, chi ha bisogno di qualcosa da fare?? Io ho gia’ le mie cose da fare, e di sicuro un passatempo lo trovo (anche leggere un libro). Potreste anche dirmi che a Roma e Milano c’e’ tutto, e in fondo non avete tutti i torti.

Come diceva un tipo che ci fece un corso una volta, la risposta giusta e’ it depends, nel vostro caso dipende dagli stili di vita.

Allora Dublino va bene? Beh si potrebbe andare bene, ma ancora non la vedo come il massimo o qualcosa in cui ho tutto quello di cui ho bisogno.

Non so, di sicuro 3 anni sono troppo pochi per giudicare, a volte e’ solo una questione di semplicita’, non c’e’ bisogno di una citta’ coi grattacieli per essere felici.

Onestamente mi sembra un post stupido, gia’ letto e riletto su tanti altri blog, ma lo pubblico cmq.

E’ il caldo, scusatemi.

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Jun 4, 2009

Si chiama peculato, merdaccia

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L’Unita’ e’ l’unico giornale che ha il coraggio di pubblicare le foto bloccate da Berlusca in cui si vede che l’aereo di Stato viene usato per trasportare nani, ballerine e puttane nella sua villa in Sardegna

Nella foto: Mariano Apicella, cantore di canzoni napoletane, sbarca all’aeroporto di Olbia per recarsi nella vicina Villa Certosa, harem di proprieta’ del signor Berlusconi

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Jun 1, 2009