francia = platini = juventus = ladri
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Dublin, 3 years, 7 months, etc
Stavolta cerco di fare la persona seria, ho decine e decine di post in draft, non ho mai trovato il tempo di finirli o di rivederli prima di pubblicarli quindi ho deciso di dare un taglio netto e scriverne uno nuovo; del resto non saprei come rivedere post vecchi di un mese che ormai, nel caso peggiore, non mi rappresentano piu’ o di cui ormai, nel caso migliore, non mi ricordo neanche l’argomento.
Non scrivo da tempo, ultimamente ho passato il tempo a raccogliere idee e pensieri e tirare un po’ le somme, poi mi sono detto che a forza di tirare somme non avrei lasciato niente di scritto da rileggere tra qualche anno e non mi sarei neanche ricordato cosa pensavo in quel famoso momento in cui tiravo somme.
In poche parole volevo scrivere qualcosa in questo particolare momento storico (bum) e, soprattutto, mettere per iscritto dei pensieri prima che, come al solito, li dimentichi per sempre.
Cominciamo: come sapete, dato che sono nato in Italia, mi capita, tra le altre cose, di frequentare italiani, scrivere su forum italiani e leggere blog italiani, uno degli ultimi argomenti che vanno abbastanza di moda sono i sindromati, un termine venuto fuori da questo famoso post di lyndon e poi sviluppato in varie declinazioni sullo stesso blog da cui cito il post e su cavesi.
I miei quattro affezionati lettori sapranno che anche io mi sono scagliato spesso contro gli italiani, sia quelli in IRL che in ITA, pero’ lasciatemi precisare che negli ultimi mesi ho scoperto che esistono degli italiani ‘normali’, gente che non frequenta SOLO (o specialmente) italiani, che ha una vita qua, alcuni italiani (e italiane) che stanno con ragazzi e ragazze irlandesi, anche gente della mia eta’ che ha gia’ famiglia. Ecco, alcune volte con questa gente mi e’ capitato il discorso sugli italiani che si lamentano e la loro espressione e’ stata abbastanza stupita, e’ come se vivessero in un altro mondo, o forse sono i ’sindromati’ (e anche coloro che li criticano) che vivono in un altro mondo.
Nel loro caso gli italiani che conoscevano, ‘normali’ come loro vivevano qui per scelta, non perche’ costretti dal denaro, dal partner, o in attesa di chissa’ qualche exit strategy, gente che se si fosse trovata male qui se ne sarebbe andata anche altrove.
Ora, non voglio azzardare teorie, ma questa gente non ha mai letto blog di italiani su internet, forse su internet ci stanno solo gli sfigati (me compreso) a cui piace discutere del nulla e lamentarsi dell’irlanda (caso 1) o lamentarsi di quelli che si lamentano dell’irlanda (caso 2)? Non voglio arrivare al caso 3, lamentarsi di quelli che si lamentano di quelli che si lamentano dell’Irlanda, spero che riusciate a capirmi senza che aumentare i livelli di ricorsione.
Quello che voglio dire, e lo faccio senza polemica, non me ne vogliate, e’ che esiste un altro mondo la’ fuori che onestamente non conosciamo, nel caso di chi si lamenta dell’irlanda e’ quello degli irlandesi e dell’irlanda, con cui i contatti sono veramente pochi, nel caso 2 invece si tratta del contatto con italiani che vivono qui tranquillamente e se sentissero uno lamentarsi lo compatirebbero ma se ne fotterebbero, in fondo lo sfigato e’ lui, perche’ preoccuparsi.
Ecco, questa cosa mi ha stupito e volevo condividerla con voi, un po’ ha sfatato il mio pregiudizio nei confronti degli italiani in Irlanda, basta cercare quelli che non frequentano solo italiani per non sentire le solite discussioni del menga.
Oh, prima che mi aggrediate, io non ho niente contro chi si lamenta in maniera sensata, anzi (e altri) spesso lo facciamo, io ce l’avevo solo con chi passa la vita a lamentarsi.
Volevo dire solo questo, se mi viene in mente qualcos’altro faro’ un altro post.
Comments?
Ciao,
Antonio
Visto che con l’atletica non ha funzionato proviamo con la liberta’ dei giornalisti.
Questo e’ il primo ministro irlandese intervistato nel programma piu’ famoso d’irlanda (Late Late Show), un po’ come Berlusca con Bruno Vespa:
parte 1:
parte 2:
Goduria generale, al primo gol di thiago motta berlusconi aveva gli occhi strabbuzzati, al terzo gol, prima di andare via, guardava il cielo in cerca di aiuto spirituale; forse chiamare frociazzo il direttore di Avvenire non e’ stata una buona idea…
Sostanzialmente una partita contro una squadra materasso, per me il campionato puo’ finire cosi’, mi basterebbe un 2-0 alla Juve e sono Felice.

Riassunto:
un’atleta sudafricana vince gli 800m piani staccando tutti ben prima della linea del traguardo, ci sono sospetti che sia un uomo ma nessun ‘test’ lo ha mai confermato, la federazione internazionale le da il permesso di correre e lei vince:
Elisa Cusma, l’atleta di una nazione che non ha ottenuto neanche una medaglia a questi mondiali, arriva sesta e invece di prendersela con se’ stessa dichiara:
«Io quella che ha vinto, la sudafricana Semenya, nemmeno la considero, per me non è una donna, e mi dispiace anche per le altre» ha detto la Cusma al termine della finale. «Test della femminilità? – chiede l’atleta azzurra – Era già successo con la Jelimo, ma intanto a questa gente fanno vincere medaglie. È inutile giocare con queste cose, e non è giusto».
La Meadows, invece, atleta della nazione della regina, era in settima posizione, recupera tutte e alla fine riesce a vincere la medaglia di bronzo rischiando anche di superare la keniota sulla linea e prendere l’argento, prestazione pazzesca
L’atleta di questo popolo incivile che non ha neanche bidet, in merito alle polemiche riguardo il sesso della vincitrice, dichiara:
However, Semanya was rushed past the awaiting media by officials after celebrating her victory.
“It’s up to the IAAF to sort it out,” said Meadows. “You can’t do anything about who is out there.
“There’s just eight people on the track and you just have to make sure you’re in the first three to get a medal.”
E chiudiamo con
E se uno svizzero ti dice: “Italiano pizza spaghetti mandolino mamma,
mamma lo sai chi c’e'? E’ arrivato il merendero”,
tu non arrossire e non abbassare il capo, ma digli:
primo, tu non prendi parte neanche a una barzelletta.
Citazione libera.
Cara non so perche’ ma quando io ti vedo mi vien da vomitare
Dublin, 3 years, 5 months, etc
Ultimamente sono stato abbastanza impegnato quindi ho ben poco da aggiornarvi, ogni tanto mi viene qualche pensiero filosofico, vorrei annotarlo ma poi non ce la faccio, al momento di scriverlo non mi viene in mente qualcosa che non abbia gia’ scritto; stavolta, pero’, ho deciso di scrivere comunque alcune cose di cui avevo gia’ parlato, facendolo presente nel blog.
Allora, ti alzi la mattina, giornata di sole, estate, non c’e’ un caldo asfissiante, si sta bene, in maglietta al fresco. A volte pensi che il freddo ti da fastidio e il caldo pure, probabilmente questo e’ il migliore tempo che ci sia, anche se gli irish dicono che e’ too hot. Esci, vai a lavoro, fai il tuo dovere per guadagnarti la pagnotta e stai in mezzo a gente che ti rispetta per quello che sai fare, dove l’anzianita’ o il livello di seniority non contano niente e ci si chiedono consigli a vicenda. Se il manager dice qualcosa di sbagliato puoi tranquillamente dirglielo, senza paura di ritorsioni o senza atteggiamenti isterici tipici in altri paesi.
Pensi che se c’e’ un problema viene approcciato solamente da un punto di vista ‘tecnico’, niente filosofia, niente simpatie, niente decisioni da chi e’ in alto solamente perche’ e’ in alto, ci sono i numeri a dimostare se una cosa va meglio di un’altra, che tipo di problemi da e se viene finita in tempo, c’e’ poco da discutere di fronte ai dati.
Pensi che in 3 anni e mezzo la tua carriera ha fatto un bel passo avanti e sebbene dall’Italia pensino che il tecnico sia un mestiere infimo e l’unico modo per essere ‘importante’ e’ gestire qualcuno, ti rendi conto che a lavoro nessuno pensa che fai un mestiere infimo e se che si impara a vicenda, anche chi e’ appena entrato e ha una posizione ‘junior’ ha qualcosa da insegnarci, ha il suo bagaglio di esperienze che porta con se’.
Poi esci, ti fai una passeggiata, giusto per prendere un poco d’aria, non hai bisogno di fare lo straordinario (possibilmente non pagato) per permetterti qualche cena al ristorante o persino per andare a comprarti il pane, fortunatamente e’ estate e alle sei del pomeriggio e’ ancora giorno, ti guardi intorno e ti rendi conto che questo e’ il posto in cui vivi da tre anni e mezzo, la pubblicita’ delle salsicciette diceva che home is where you make it, tu lo ripeti sempre nel blog ma non ti rendi conto della portata “storica” di queste affermazioni.
C’e’ chi e’ cittadino del mondo e pensa di poter andare a vivere da tutte le parti, c’e’ chi vive da tutte le parti e l’unica home ce l’ha a casa sua dai suoi genitori, c’e’ invece chi pensa che qui, almeno per il momento, non si sanno mai le cose della vita, ha una piccola casa. Niente di eccelso, oddio casa in affitto, un minimo di precarieta’, ma le grandi cose non si costruiscono in un giorno.
C’e’ un detto inglese che dice you only get out what you put in, niente capita per caso, sia ne lavoro che nella vita i risultati si vedono da quello che ci si mette dentro, ammesso che l’ambiente accetti lo sforzo, cosa che finora qui pare andare.
“Sembra facile”, direbbe mio padre, ma e’ difficile costruire qualcosa dove non c’e’ niente, quando ci sarebbe la mano tesa dall’altra parte, quando per qualsiasi cosa si potrebbe comprare in Italia, dove qualsiasi va da un pacco di pasta a un qualsiasi medicinale (che qui magari costerebbe meno) solo perche’ non si ha il coraggio di mettersi in gioco, paura di chissa’ cosa, in fondo di la’ e’ piu’ facile.
Bisogna tracciare una linea, io sto cercando di farlo, ammetto che non e’ facile; bisogna dire di qui o di li’ perche’ ad un certo punto nella vita bisogna essere capaci di schierarsi e non si puo’ essere sempre accondiscendenti o tacere di fronte alle stronzate, chiudere gli occhi nei confronti degli insulti al popolo che in fondo ti ospita e a cui tu dai qualcosa in cambio. I veniali direbbero che do in cambio le tasse, io spero di poter dare qualcosa in piu’ di un po’ di soldi che magari un paio di operai darebbero allo stesso modo.
Nessuno me l’ha mai prospettata facile, ok probabilmente non era neanche cosi’ difficile come certi uccelli del malaugurio pensavano prima che partissi, ma bisogna sforzarsi. Lo sforzo deve essere sempre qualcosa di attivo, un’attitudine a migliorare e migliorarsi, lo sforzo non puo’ essere mai sopportazione dell’esistente.
Passeggiavo, quindi, in thomas st e pensavo “guarda e’ la stessa cosa che vedo da un po’ di tempo”, o altre cose come “sono tre anni che vedo sempre la stessa cosa”, eppure per chi conosce Dublino Thomas st non e’ esattamente un posto bellissimo, eppure lo stato d’animo era quello, magari sarebbe stato lo stesso in qualsiasi altra strada di Dublino.
Sin dal primo giorno che stavo qui ho visto cose che non andavano, adesso penso agli inizi mi viene da ridere, eppure io stesso mi sento ancora agli inizi di questa avventura irlandese, non ho mai detto che sarei tornato dopo un anno, ho detto che questa era un’esperienza, magari sara’ una esperienza di 4, 5 o addirittura una lifelong experience, chi puo’ dirlo. Eppure, nelle cose che non andavano, anche nel peggio del peggio, con la gente che pisciava per strada a st stephen green alle otto di sabato sera (ai tempi) avevo sempre quel briciolo di ottimismo, quello che avevo perso in Italia.
Ogni tanto dei miei amici mi parlano dell’Italia, sai e’ successo questo, e’ successo quello, guarda Berlusconi che ha detto, io rispondo sempre che quel posto e’ allo sbando, che la gente che c’e’ li’ mi fa schifo e quella gente da un bel po’ di anni ha quello che si merita: declino continuo e senza fine. Ok Berlusconi oggi ha pisciato sul muro e la gente si e’ indignata, buon per loro, c’e’ a chi piace a chi non piace, io preferisco guardarmi i giornali irlandesi anche se, purtroppo, ancora non sono riuscito ad estirpare l’abitudine di consultare corriere.it o repubblica.it, il giorno in cui ce la faro’ potro’ dire di aver fatto un passo avanti.
So che questo post sembra la solita invettiva contro l’Italia, ma io ho cercato di metterci qualcosa riguardo l’Irlanda, qualcosa che possa rappresentare la situazione in cui mi trovo, quell’attimo di pace che ho raggiunto e che vorrei tenere ancora un po’. A volte, lo so e me ne pento, il mio istinto didascalico vorrebbe che anche gli altri scoprissero qualcosa di bello in questo posto, eppure sono costretto, molte volte, a perdere la speranza e archiviare, a mettere da parte.
Antonio, ci sono cose che vanno coltivate; io lo so cosa c’e’ da coltivare: e’ la terra in cui si vive, se sto in campagna il pranzo non vado a prenderlo rubando dagli alberi altrui, ne’ me lo faccio portare dall’orto dei miei genitori. Cerco di dare due colpi di zappa (nella realta’ e’ dura eh) e coltivare qualcosa, all’inizio sara’ difficile, quel cazzo di pomodoro che non piglia, la grandine che ti devasta tutto, ma una volta che i primi arbusti partono e cominciano ad essere piu’ resistenti si vedono i primi frutti. Magari non sono belli come quelli del vicino, forse potevo andare a prenderli da lui, eppure ci si impegna, qualcosa ne verra’ fuori. C’e’ chi si impegna a coltivare, sul serio, e chi raccoglie e basta; un giorno chi raccoglie pensera’ anche che sara’ il caso di coltivare, visto che prima o poi bisognera’ essere autonomi, e a quel punto si trovera’ attorno solo terra arida e dura, e vi garantisco a zappare per la prima volta ci si fa un bucio di culo assurdo.
Forse era meglio andare al supermercato.
Nella foto: il direttore raccoglie ispirazioni per il suo prossimo post

Cheers
Antonio
Dublin – 3 years, 4 months, etc
Sembra strano che dopo tanto tempo dal mio arrivo parli di temple bar, sono abbastanza pigro per fare una ricerca sul blog e verificare in che termini ne avevo parlato prima quindi vi consiglio di fidarvi, questa probabilmente sara’ la prima volta in cui dedico un post a temple bar.
Che dire, ho sempre trovato atteggiamenti contrastanti tra chi dice che e’ piena di turisti e non ha intenzione di passarci neanche per sbaglio per non turbare la propria irlandesita’ acquisita e chi, invece, ci passa ogni venerdi’ e sabato (o ci passava, ai tempi) perche’ e’ li’ che c’e’ movimento (o “ci sono le fighe”, fate voi).
Cominciamo con lo sfatare un mito: a temple bar gli irlandesi ci vanno; d’estate, specie adesso, e’ piena di turisti, ma non pensate che ci sia qualche legge morale irlandese che gli vieta di andare a temple bar.
Come al solito ci sono due temple bar, quella mattiniera abbastanza tranquilla e pur sempre piena di turisti d’estate, e quella serale che e’ un po’ il simbolo del luogo notturno che e’ diventato temple bar; la mattina, specie di domenica, ci si puo’ fare un giro e rilassarsi, nella piazzetta dei bancomat (non so come si chiama, ma sono certo che avrete capito) ci fanno una fiera di libri usati e nei dintorni c’e’ un mercatino di prodotti tipici irlandesi (frutta, verdura, formaggi, carne, etc). Io ci ho messo anni prima di capire come trovare sto mercatino perche’ bisogna arrivare a una piazzetta abbastanza nascosta che trovavo puntualmente quando non volevo andarci e mai quando avevo intenzione di comprare qualcosa.
Di questi tempi una narrazione di Dublino che si rispetti non puo’ ignorare la recessione, infatti se passeggio con qualcuno appena arrivato a Dublino in genere faccio abbastanza il “nonno” dicendo “qui una volta c’era questo” etc etc, diciamo che Dublino e’ piena di posti che prima hanno fatto il ‘boom’ e poi il ‘bust’, citando la pubblicita’ di Hibernian, quindi e’ difficile che in queste narrazioni si faccia scena muta.
Tornando a noi, io di solito entro a temple bar da quella che nel 2006 fu battezzata “Piazza Palla”, chiamata cosi’ perche’ c’e’ una palla gigante; nella stessa piazza la cosa piu’ appariscente che potrete trovare sara’ un edificio stile repubblica dell’est post comunista: una colatona di cemento. Li’ dentro ci sta il financial regulator, che tanto clamore ha fatto ai tempi della crisi (dov’era? chissa’), sara’ per questo che il cancello lo trovo sempre chiuso.
Venendo da Dame st, sul lato destro della piazza ci stanno tutti gli adolescenti vestiti da adolescenti (vi aspettavate che si vestissero da nonni eh?), io ormai alla mia eta’ faccio fatica a seguire le mode di questi giovani, ma vi assicuro che c’e’ poco da guardare; non so se si possano classificare come “emo” o meno, dovrei chiedere alle mie cugine piu’ giovani; dal lato sinistro, invece, c’e’ un posto che si chiama Ray’s Pizza (sottotitolo: a slice of new york, del resto la pizza l’hanno inventata gli americani, come si crede in america), li’ una volta c’era Siroco, una specie di kebabbaro che intossicava gente ogni due-tre, poi qualcuno ha deciso che non era il caso di far venire la cagarella a mezza Dublino.
Il ruolo di questi kebabbari a temple bar (ancora ce ne sono), e’ abbastanza strategico: dopo un bel po’ di pinte diciamo che viene un po’ di fame chimica (ammesso che il vostro fegato sia ancora in mint condition), quindi o si va al burger king/mcdonald’s o dal kebabbaro di turno che con 10 euro riempira’ il piatto di carne e carboidrati vari per la vostra felicita’. In genere non dovrebbe venirvi la cagarella il giorno dopo, ammenocche’ non vi siete strafatti di Guinness.
Proseguendo verso il fiume, dopo aver sputato agli adolescenti o guardato abbastanza sorpresi la vetrina di Ray’s pizza, arriverete dall’altro lato della piazzetta che contiene: Gourmet Bourger, i bancomat e hagen dats (non so come si scrive e non mi mettero’ a cercarlo per voi, mi dispiace). Ai tempi ai bancomat c’era una fila assurda, oggi in una sera infrasettimanale ci trovi al massimo due-tre persone in fila, sara’ che i soldi in banca sono finiti quindi c’e’ poco da prelevare…
Dal lato nord di questa piazzetta ci sono vari locali, di cui uno con l’insegna verde che era sempre pieno; divagando, il mio ricordo piu’ vivido di quella piazzetta e’ il festeggiamento della vittoria dei mondiali del 2006, quando un mio amico completamente ubriaco compro’ una bottiglia di vino al centra, la apri’ e si mise a saltare, sto vino fini’ nella maglietta di Laura (che se mi legge la saluto), per fortuna si confuse col colore della maglietta quindi non si vide niente (la maglietta era bianca, il vino rosso).
A questo punto, dalla piazzetta e con le spalle rivolte a dame st, potrete fare due scelte, andare verso westmoreland street (non so neanche se l’ho scritto giusto), cioe’ A DESTRA o andare verso zaytoon/porterhouse, cioe’ a SINISTRA. Io in genere vado a sinistra perche’ abito da quel lato, pero’ a destra la strada chiamata temple bar dopo un po’ diventa fleet street quindi, cazzo, siete un po’ fuori dal giro.
Andando a sinistra troverete la vera temple bar (e la vera Irlanda, muahahahah), ieri ad esempio c’erano degli anziani con la barba bianca che suonavano e uno che ballava, attorno ci troverete turisti che si disporranno ad semicerchio BLOCCANDO tutta la strada e costringendomi a dare gomitate a destra e a manca pur di tornare a casa.
Potresti fare un’altra strada, direbbe il sapientino alla lettura, ma volete mettere il piacere di farsi largo tra la folla di gente con la macchina fotografica? Se sapessi rubare portafogli avrei gia’ un reddito fisso.
Piu’ avanti troverete la traversa del Mezz, famoso locale dove si suonava fino alle due, e in genere c’era musica dal vivo, era un pub abbastanza alternativo dove ci andavano tutti gli alternativi, un po’ il corrispondente del Southside della Pravda, non so se sapete di cosa sto parlando, spero di si’, anche se effettivamente il Mezz era mille volte meglio della Pravda; in genere non ci si poteva entrare, tanto era pieno, recentemente (bum, qualche mese fa) ci andai di sabato sera e c’era abbastanza spazio, sono anche riuscito a scoprire che lal fine del locale c’e’ un calcio balilla, abituato alla confusione assurda dei tempi d’oro credevo che quel locale non avesse fine, che fosse un lungo corridoio che ad un certo punto scendeva sottoterra e continuava fino alle docklands. Il fatto che abbia toccato la parete finale del mezz dovrebbe farvi capire a che punto siamo arrivati.
Continuando sulla strada normale, via temple bar, troverete dei ragazzi (in genere delle ragazze) in maglietta rossa che cercano di darvi sti bigliettini, una volta erano per il Club M, ai tempi, anche se ammetto di non esserci mai entrato, oggi invece sfoggiano una bella insegna con una donna seminuda attorno a un palo e nel biglietto c’e’ scritto (Club lap dance, o qualcosa del genere, non ho mai avuto il tempo di leggere il biglietto perche’ distratto dalle immagini).
Dato che sto citando a memoria di sicuro sto dimenticando vari posti, ma proseguiamo e andiamo avanti, ho saltato volontariamente il pub “Temple Bar”, sulla sinistra troverete vari posti che cucinano la qualunque (in genere fritta) e, prima che la strada cominci a curvarsi per portarvi al porterhouse/zaytoon, troverete un ristorante chiamato Milano, molto famoso tra gli irlandesi per dei motivi che non sto a spiegarvi, forse ne parlai in altri post, e di fronte il fitzsimmon’s e sulla sinistra il turk’s head; questi ultimi due posti hanno sempre costituito nella mia mente da nonno il puttanaio di temple bar; come nei grandi partiti c’erano due correnti, chi andava sempre al turk’s head e chi preferiva il fitzsimmon’s, io andavo al secondo non per una particolare scelta ma perche’ ormai mi ci ero abituato, curioso che ai tempi i bouncers guardassero dentro borse e zaini (forse lo fanno anche adesso) per verificare che nessuno si portasse dentro alcolici.
Che dire, al fitzsimmons’ ne sono successe di tutti i colori e ci sarebbe da ridere se ve le raccontassi, e’ probabile che ne abbia gia’ scritto… anyway il locale in se’ e’ ENORME, sono due piani + terazzo e un piano sotterraneo dove c’e’ musica piu’ tunz tunz. Ormai non ci entro piu’ da un bel po’ ma qunado passo ultimamente lo vedo abbastanza vuoto, forse di sti tempi coi turisti riesce a riempirsi.
Procediamo, andiamo piu’ avanti, sulla sinistra troverete l’entrata per il temple bar food market (ormai lo so), che come potete immaginare di sera e’ chiuso (c’e’ solo sabato e domenica se non sbaglio) e piu’ avanti, alla fine della strada, troverete zaytoon, un ottimo posto dove mangiare e un pessimo posto dove bere (al massimo coca cola), e il porterhouse, un pessimo posto dove mangiare e un ottimo posto dove bere; il porterhouse era famoso per fare musica dal vivo e onestamente fra i locali di temple bar era quello che preferivo (a patto di mangiare a casa), la gente era abbastanza easy going e ci si poteva entrare tranquillamente (ai tempi ancora mostravo l’ID ai buttafuori, ora mi vedono in faccia e pensano che sono nonno e mi fanno subito preparare una Guinness al bancone).
Detto cio’ temple bar finisce qui, potrete andare a sinistra verso il ponte e avventurarvi nel northsoyd, senza dimenticare di portarvi un coltello, andare a destra e rimettervi su dame st, o andare al centro, che onestamente preferisco, e fare delle stradine interne che sono abbastanza carine, su cow lane ci trovate queen of tarts (ef uai ai).
Detto cio’, sono sicuro di aver dimenticato posti importanti tra cui l’IFIL, forse un giorno riprendero’ l’argomento e ne parlero’ con un post a parte, di sicuro non ho parlato di quello che sta attorno alla via temple bar, speriamo ce ne sia di nuovo occasione.
Spero di aver fatto un post “alternativo”.
Cirs meits
Dublin – 3 years, 4 months, etc
I piu’ affezionati di voi si saranno chiesti che fine ha fatto questo blog, onestamente e’ una domanda che mi sono posto anch’io e negli ultimi tempi, a parte le dovute vacanze, ho cercato di pensare a come riformare questo blog e dare, perlomeno, una nuova linfa.
Il sito su blogspot prima, e questo successivamente, di periodi ne hanno passati tanti, prima narrazione informativa dell’irlanda, critiche alla politica italiana, abbandono della politica italiana e critiche agli italiani e poi boh, e’ come se fossimo rimasti fermi a parlare di italiani, abbastanza curioso… siamo in Irlanda, un posto lontanissimo dall’Italia, almeno in termini di distanze ‘europee’, e ancora siamo fermi a parlare degli italiani.
Allora mi sono detto che probabilmente era necessaria un po’ di riposo, un periodo di riflessione… ho pensato che se il destino di questo sito era discutere di quanto sono stupidi gli italiani in Italia o, ancora piu’ stupidi, gli italiani in Irlanda, allora era forse il caso di chiuderlo. Oddio, non offendetevi, sapete che ogni buona regola ha le proprie eccezioni; la regola in se’, pero’, e’ fatta per parlare della gran parte degli italiani.
Il paese in cui mi sono trasferito e’ un posto che ancora mi piace, nonostante i miei tipici sbalzi d’umore e la volonta’ di trasferirmi altrove, dove questo altrove si concretizza sempre in una destinazione diversa; per questo credo che dovrei fermarmi, gettare la spugna e rassegnarmi che tanto qualche parola non puo’ cambiare il mondo e discussioni con gente che non si muovono dalla propria opinione sono inutili; ho avuto la stessa riflessione anche in Italia e sono giunto a conclusioni che mi hanno rasserenato, curioso che una volta spostatomi in un altro paese ho ripercorso gli stessi sbagli.
Bisognerebbe, quindi, narrare qui, le cose belle e le cose brutte, nessun posto e’ perfetto, lo sappiamo, ma se questo blog ha ancora qualche flebile aspirazione ad essere quello di un emigrato italiano in irlanda, dovrebbe focalizzarsi sulla parola “emigrato” e “irlanda” piu’ che sull’”italiano”, dato che in giro su internet ci sono blog molto piu’ intelligenti e informati del mio che parlano di Italia e italiani.
Ogni testa ha un’opinione, come dicevano in Francia, e mi sono reso conto che molto spesso le opinioni nascono perche’ molti vivono in una “bolla”, isolati dal mondo; un’isolamento di cui paradossalmente non si rendono conto, loro conoscono tutto e tutti e sono capaci di dare un’opinione ponderata, magari solo sulla base di quello che leggono/vedono su Internet o hanno sentito dire (possibilmente da altri italiani); e allora a che pro cercare di rompere questa bolla? Non sono certo uno psicoterapeuta e uno sguardo al mio conto in banca dimostra che non sono neanche pagato per fare questo, quindi diamoci un taglio e andiamo avanti, altrimenti ci fossilizziamo e chiudiamo il blog come tanti altri italiani hanno deciso di fare, perche’ non hanno trovato argomenti nuovi di cui scrivere… me ne dispiace perche’ alcuni blog erano davvero belli.
L’altro giorno risalivo Dame street, ultimamente mi ritrovo spesso a passeggiare per Dublino dopo le 11 di sera (che qui sarebbe night, quella che scatta alle otto), e ho partorito tutto cio’ che ho scritto sopra, ho pensato che c’erano delle cose da raccontare ed era inutile perdere tempo in altro; nei prossimi giorni cerchero’ di concretizzare questo proposito.
Questo post dovrebbe servire come “spartiacque”, se mi lancio in invettive di nuovo siete liberi di citare questo post e rimproverarmi.
Ciao,
Antonio
Dublin – 3 years, 3 months etc
Evitero’ di commentare le elezioni europee perche’ il bello e’ pontificare prima, dopo e’ solo una fredda analisi dei risultati che, tra l’altro, cambiano ben poco nell’ottica del sistema Italia.
“Sistema Italia” e’ fico, ho sognato di scriverlo da quando ho aperto il blog, finalmente sono riuscito a collocarlo.
“Leap”, che casualmente e’ anche il titolo del post, in inglese significa salto, e perche’ non “jump”? Jump e’ il salto che comincia a due piedi e finisce con due o un piede, “leap” e’ invece il salto che comincia con un piede e finisce con l’altro, ecco come quando si salta da una parte all’altra del burrone; quando si e’ atletici.
Che persona di cultura che e’ il direttoreeeee, gia’, una persona che sa usare Google veramente bene.
Non fatemi divagare, torniamo al tema principale: dopo il mio trasferimento qui, anche durante gli scorsi anni, mi capitava di parlare con delle persone, tra parenti e amici, che invece avevano deciso di rimanere in Italia. Alcuni ammiravano questo “coraggio” e mi dicevano che l’avrebbero fatto anche loro se le condizioni fossero state diverse, nel caso di alcuni si trattava di eta’ e famiglia, ormai consolidate, quindi il ‘farebbero’ si potrebbe meglio scrivere come “l’avrebbero fatto”, nel secondo caso si trattava della situazione presente che aveva un certo equilibrio che non volevano fosse interrotto.
Da discussioni varie la maggior parte delle persone che sono venute qui mi sa che non avevano piu’ nessun equilibrio, si erano rotti i compromessi e i presunti vantaggi che li legavano all’Italia; questa cosa la posso confermare al 100% nel mio caso ma penso che anche altri casi siano simili. Certo ci sono le dovute eccezioni, come la gente venuta qui per studiare, ma nessun post di questo blog sarebbe onesto se non ammettesse le eccezioni.
Ammetto che all’inizio ero abbastanza gasato dall’esperienza irlandese e come mia abitudine rompevo il cazzo a tutti dicendo che qui si stava troppo bene e sottointendendo che era una stupidaggine restare in Italia, ecco, ne approfitto di questo momento anni dopo per ringraziare tutti i miei amici che mi hanno sopportato nei miei rant
Piu’ avanti ho capito che loro avevano fatto dei compromessi, esattamente come li ho fatti io qui, e non e’ giusto giudicare sulla qualita’ dei compromessi, in fondo la vita ognuno se la gestisce come vuole, l’importante e’ puntare alla felicita’ e soddisfazione personale.
Il leap che non era stato fatto era, invece, da gente che avrebbe voluto farlo ma alcuni non avevano il coraggio (ammissione loro, non deduzione mia), altri non avevano l’eta’ e avevano situazioni in loco che non glielo permettevano piu’, figli, marito/moglie, fidanzamenti storici, fidanzamenti brevi, etc.
Ad oggi mi rendo conto che la mia e’ stata una scelta, una scelta di instabilita’, una volta non prendevo sul serio chi mi diceva che nelle proprie scelte avrebbe dovuto includere un’altra persona, “tu devi pensare alla tua di felicita’” dicevo, ancora oggi ritengo che questa affermazione sia giusta ma finalmente comprendo alcuni motivi dietro queste affermazioni.
Insomma, il cambiamento fa sempre bene, c’e’ chi lo chiama crescita, altri maturita’, io non mi azzardo in queste ultime due definizioni perche’, soprattutto nell’ultimo caso, si sottointende che quello che c’era prima era sbagliato, invece a me mi piace pensare che si tratti solo di momenti diversi derivati da esperienze pregresse diverse. Un modo intellettuale di dire le cose, che se esistesse ancora il blog di utopie avrebbe chiuso immediatamente per manifesta inferiorita’ subito dopo aver letto questa frase ad effetto.
Sono sicuro che tra chi mi legge c’e’ qualcuno che il leap vorrebbe farlo, in mezzo alla massa di gente che legge questo blog un po’ da voyeur un po’ da telespettatore di serial americano, per vedere come va a finire la storia. Ai primi vorrei dire che se vi sentite condizionati dall’eta’ non e’ mai troppo tardi per farlo, certamente l’essere piu’ giovani, ed elastici mentalmente, e propensi ad accettare molti compromessi all’inizio, aiuta ad ambientarsi meglio, ma se non siete piu’ nel fiore della gioventu’ cosa volete farci? Inutile piangersi addosso, rimboccatevi le mani e prenotate il biglietto.
Nel caso dei giovani, invece, sono piu’ scettico. Ho incontrato molte persone che dicono che vorrebbero fare questa fatidica esperienza all’estero, la maggior parte di loro vorrebbe farsi dai 3 ai 6 mesi per studiarsi l’inglese (sotto l’anno e’ turismo, ricordatevelo), vorrebbero, vorrebbero, ma alla fine non fanno niente, c’e’ sempre quell’impegno importantissimo che prende la precedenza, del tipo “esame universitario” o “nuovo fidanzamento” o “opportunita’ di contratto indeterminato > 1000 eu al mese”.
Nel momento in cui vi rendete conto che queste stupidaggini, adesso lo dico sul serio pero’, sono quelle che vi fanno negare un’esperienza ‘life-changing’ come il trasferimento all’estero, allora lasciatevi dire che avete uno strano metro di valutazione; giusto perche’ oggi sono buono.
E’ cosi’ difficile per giovani italiani sotto i 30 anni a mettersi in gioco? A rinunciare a quello che hanno (temporaneamente) e rischiare. Io apprezzo le persone che rischiano, e anche le grandi aziende, se la vostra preoccupazione fosse il lavoro, apprezzano le persone che amano mettersi in gioco. Vi citero’ una cosa, senza fare nomi: conosco un irlandese che lavorava qui, ben avviato, nell’IT, poi un giorno probabilmente ha deciso che aveva messo da parte qualcosa ed e’ andato in una delle migliori universita’ inglesi a studiare matematica. Sapete voi che matematica non ha molti sbocchi lavorativi, ma era una cosa che gli piaceva fare… e’ stato via tre anni e si e’ laureato in tempo, poi e’ tornato ed ha ripreso il lavoro nell’IT.
Ecco, a voi puo’ sembrare una stupidaggine ma questa credo sia sul serio una volonta’ di mettersi in gioco, un po’ come quelli che inconsciamente decidono di andare a farsi un anno in Australia (e sono tanti gli irlandesi che lo fanno dopo il leaving cert) o coloro che si prendono il sabbattico; molti rinunciano al proprio stipendio di migliaia di euro pur di perseguire, anche per poco, un loro sogno… in Italia, invece, l’aspettativa e’ obbligatoria, chi ce lo fa fare a perdere questo indeterminato a 1200 euro?
Infatti, chi ve lo fa fare? Chi me l’ha fatto fare?
Ciao,
Antonio
Dublin – 3 years, 3 months, etc
Ho scoperto da qualche giorno che avrei potuto votare per i partiti irlandesi, sarebbe bastato registrarsi da qualche parte, se l’avessi saputo prima l’avrei fatto, sfortunatamente sono troppo pigro e ulterioremente non mi sono neanche interessato molto di politica. Per mia scelta. Gizzo lo sa.
Negli ultimi giorni, tuttavia, mi sono auto-trascinato nella campagna elettorale italiana per farmi un’idea sulle nuove tendenze politiche italiane, e la condividero’ con voi.
Lasciai l’Italia nel 2006, dopo qualche giorno ci sarebbero state le elezioni che Prodi avrebbe vinto con un margine risicatissimo, dopo aver dilapidato in pochi mesi una decina di punti di vantaggio su Berlusconi e Lega, grazie a dei discorsi abbastanza ambigui su tassazione, eguaglianza sociale e in genere a una mancanza di accordo all’interno di una coalizione allargata che comprendeva anche Mastella. Mastella, rendiamoci conto.
Quello che e’ successo dopo e’ storia: si decide di fondare il PD, Veltroni viene eletto tramite le primarie e la maggioranza risicata al Senato finalmente non esiste piu’ e cio’ consente a Berlusconi di conquistare il paese.
Il voto dell’anno scorso, che ha segnato il mio abbandono completo nei confronti della politica italiana, era molto curioso, la Casa delle Liberta’ non ottenne un grandissimo vantaggio rispetto alle elezioni precedenti (europee/amministrative comprese), straordinariamente la Lega che si attestava tra il 3% e il 4% nazionale tra il 2001 e il 2006, nel 2008 sfondo’ il muro dell’8% che, se ci pensate, nella prospettiva nazionale e’ veramente tanto; al Nord abbiamo anche visto grandi citta’ dove la Lega tocca e sfonda anche il 20%. Paradossale.
Berlusconi, imperatore mediatico, riesce a vincere grazie al radicamento sul territorio della Lega (e di copioni simili al Sud), la sinistra decide di suicidarsi definitivamente e in Italia si cominciano a premiare gli istinti piu’ bassi, in particolare razzismo e xenofobia.
Ultimamente, per cercare di rubare voti alla Lega, Berlusconi ha ribadito che non vuole un’Italia multirazziale scordandosi sia delle emigrazioni italiane in Europa e nelle Americhe una cinquantina di anni prima, che delle immigrazioni di stranieri in Italia, dove ormai esistono comunita’ radicate a cui non viene riconosciuta ne’ cittadinanza ne’ diritto di voto.
Potremmo commentare che e’ abbastanza curioso che l’Italia si raccolga attorno alla figura dell’”italiano”, specie se consideriamo il fatto che il nostro Stato ha 150 anni e ci sono molte differenze persino tra un veneto e un lombardo, per non parlare di quello che esiste tra nord e sud; se continuiamo a suonare su queste note chi ci vietera’ un giorno di dire che il Nord deve essere della gente del nord? Ops, scusate, gia’ lo dicono i leghisti.
E’ cambiato tanto in Italia nel frattempo, Berlusconi si e’ preoccupato di fare le ennesime leggi ad personam contro la magistratura eversiva e di ridurre sempre di piu’ gli spazi democratici; probabilmente l’esempio italiano dovrebbe spingere storici e similari a riconsiderare i parametri su cui valutare la democrazia. Ecco… il fatto che si voti non dovrebbe essere considerato preponderante nel definire democratica una nazione, specie se liberta’ di stampa, liberta’ di parola e tolleranza nei confronti dell’altro sono ridotti al lumicino.
Come vi dicevo sopra, in Italia vota solo una parte della popolazione: gli immigrati sono esclusi sebbene siano invitati con forza a partecipare alla vita amministrativa tramite il pagamento delle tasse; ebbene con il voto di una parte della popolazione la maggioranza, illegittimamente, crede di poter calpestare qualsiasi valore democratico.
Non mi azzardero’ a definire l’Italia come una non-democrazia, perche’ questo vorrebbe dire accomunarla ad altri paesi veramente non democratici, dove non esiste liberta’ di stampa o dove reporter stranieri vengono coperti da agenti con degli ombrelli aperti quando fuori e’ piena estate; tuttavia e’ indubbio che l’Italia si sta avviando verso uno ’slippery slope’ dove il popolo diventa “pubblico da casa”, poco interessato alla vita politica e dove la ‘casta’ decide di fare delle leggi che restringono le liberta’ individuali.
In quest’anno di governo Berlusconi il “merito” e’ diventato un dito dietro il quale nascondersi per fare delle leggi che, invece, hanno poco a che fare col merito. Del resto come spiegare il “merito” ad un popolo che e’ non meritocratico nel DNA? Ad un popolo dove le cariche e il potere vengono tramandati per discendenza e non conquistati per le proprie capacita’? E dietro questo paravento del merito sono passate riforme scolastiche e universitarie, riforme del settore pubblico, dove Brunetta si preoccupa quotidianamente di fare qualche dichiarazione ad effetto; l’ultima e’ quella sui poliziotti panzoni o qualcosa del genere.
Parlando sia con italiani sia di destra che di sinistra residenti in Italia, mi rendo conto di quanto questi siano staccati dalla realta’, i primi lodano Berlusconi non comprendendo che all’estero una persona del suo calibro sarebbe solamente una macchietta cabarettistica, i secondi parlano di anticapitalismo, di liberta’ e di tante belle storie di sinistra senza rendersi conto che a parole si possono dire tante cose ma la pratica e’ differente; bisognerebbe applicare il metodo scientifico anche alla politica, specie quando si tratta di dibattiti. Non accenno al PD perche’ hanno deciso volontariamente il suicidio.
Recentemente mi hanno insegnato che non ha senso criticare se non c’e’ un suggerimento alternativo da proporre, qualcosa per migliorare la situazione attuale; se dovessi applicare questo insegnamento retroattivamente dovrei cancellare una buona percentuale dei miei post e dei commenti nei blog altrui, ma tenteremo di applicarlo solo da oggi. Ecco, mi potreste chiedere qual e’ il tuo suggerimento per migliorare l’Italia?
Suggerimenti ne ho pochi, altrimenti sarei ad applicarli, una volta ero un inguaribile ottimista, forse mi mancava il contatto con la realta’, ultimamente andando in Italia sembra di fare quei viaggi che gli inglesi facevano nell’800 in Africa, dove incontravano tradizioni, culture e persone cosi’ diverse dalle proprie, non arretrate ma diverse, a volte anche cristallizzate nelle loro pratiche quotidiane. Questo recente ‘contatto’ con la realta’ italiana mi provoca un profondo pessimismo, non credo che si possa cambiare dall’oggi al domani, forse lo si puo’ fare tra una generazione e l’altra. Forse.
Forse devo rassegnarmi al fatto che la mia generazione ha deciso il disimpegno dalla politica e la vita alle spalle dei genitori e, in alcuni casi, dei nonni; questo welfare familiare italiano oggi sostiene dei giovani incapaci di agire, muoversi, guadagnare da vivere; questi, eccezioni a parte, non hanno problemi a votare PDL, PD o altri partiti inutili, sebbene questi non abbiano uno straccio di programma economico, sociale, qualcosa; si tratta solo di chiacchere e proclami, di sogni venduti a dei giovani che hanno scelto coscientemente di preservare la situazione attuale, di credere ai genitori e perpetuare un sistema gerontocratico.
Non scordiamo che in Italia la famiglia e’ un valore importante e credo che molte scelte politiche derivino dalla propria esperienza familiare piu’ che dal contatto con la realta’; detto cio’ se i giovani hanno deciso di credere alle promesse, molte volte anche genitori pensionati hanno perso il contatto con la realta’ e credono che il mercato del lavoro sia quello di 40 anni fa e consigliano ai figli di parcheggiarsi all’universita’ in modo da darsi un tono. Ecco, tutto questo non fa altro che perpetuare l’idea che al governo ci debba essere Berlusconi, il cambiamento non sara’ mai accettato, almeno finche’ in Italia la maggior parte degli italiani non vedra’ di buon occhio il cambiamento.
Non ci resta che sperare che gli immigrati ci salvino dagli italiani, perfavore non lasciateci da soli con gli italiani.
Nella foto: il corriere della sera annuncia i dati dell’affluenza di oggi